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Michele Dante Guida: "Giustizia non è fatta!"
«Un dato incontrovertibile è il corto circuito che si è determinato, tra un decreto di condanna ed una sentenza di assoluzione con rito abbreviato, senza che la parte lesa fosse notiziata e messa nella condizione di eccepire la discutibilità dell’ulteriore documentazione prodotta dalle ricorrenti»

Lucera, 14.11.2019 - «In quanto parte lesa, soltanto tramite un post di Facebook sono venuto a conoscenza del proscioglimento delle imputate Barbaro Maria e Di Cesare Carmela, che si erano opposte al decreto penale di condanna n.2451/2018, con il quale erano state condannate, insieme al sindaco ed altri componenti della giunta, a quattro mesi di reclusione, pena sospesa con il pagamento della pena pecuniaria di € 9.000,00 per i delitti a) p. e p. dagli art. 110 c.p. e art. 595 co. I e III; b) p. e p. dagli art. 110 c.p. e art. 167 d.l.g. n.196/2003.
Il giudice per le indagini preliminari con decreto n. 1614/2019 aveva fissato l’udienza camerale per il rito abbreviato alla data del 16/05/2019, dando mandato, ai sensi dell'art. 458 comma 2 c.p.p., al cancelliere di fare notifica alle parti. Il predetto comma 2 dell'art 458 c.p.p. prevede che anche la parte offesa, cioè il sottoscritto, doveva essere informato per potersi costituire parte civile.
Purtroppo ciò non è accaduto, come risulta dagli atti acquisiti. Svista del cancelliere? Neanche nell’udienza del 3/10/2019 il giudice per le indagini preliminari ha rilevato questa nullità di notifica e non si è posto assolutamente il problema dell'assenza della parte offesa. Altra svista?
Di fatto il giudice per le indagini preliminari nell’udienza del 10 Ottobre 2019, con l’intervento del Pubblico Ministero ha emesso sentenza di assoluzione per Barbaro Maria e Di Cesare Carmela dall’imputazione sub lett. A) perché il fatto non sussiste e da quella sub lett. B) perché il fatto non costituisce reato.
Purtroppo sono venuto a conoscenza della predetta sentenza solo quando la stessa è passata ingiudicata, per cui, nella qualità di persona offesa, non solo non ho potuto partecipare al processo, ma neppure ho potuto impugnare la sentenza per nullità di notifica. Così la “Casta” si è salvata, una miserevole vittoria di Pirro, che si sono ben guardati di pubblicizzare subito. Da parte mia non ho avuto la possibilità di contrapporre le mie solide ragioni.
Un dato incontrovertibile è il corto circuito che si è determinato, tra un decreto di condanna ed una sentenza di assoluzione con rito abbreviato, senza che la parte lesa fosse notiziata e messa nella condizione di eccepire la discutibilità dell’ulteriore documentazione prodotta dalle ricorrenti.
Comunque prendo atto delle decisioni del giudice, perché il sottoscritto è ed è sempre stato un uomo delle istituzioni, che crede nei valori della Costituzione e della Giustizia e che è a abituato a declinare l’etica del dire e l’etica del fare in modo del tutto diverso dalla narrazione di un certo populismo demagogico atto, in modo patologico, solo ad attribuire sempre agli altri il senso del proprio fallimento per ricavarne in ogni modo consenso.
Prendo atto che questa battaglia è stata persa, con il grande rammarico di non avere avuto la possibilità di combatterla e far valere i miei diritti. Grazie per l’attenzione».

Michele Dante Guida

 

 

 

 



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