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Lettere al Frizzo
Ettore Orlando: «Atene piange, Parigi… brucia»
«Ritenere di poter scindere le logiche locali da quelle sovranazionali sarebbe un grave errore. Significherebbe cadere nella trappola dei liberisti, di centrodestra e di centrosinistra, che sinora hanno finto di governarci ma che in realtà hanno eseguito i diktat di Bruxelles»

Lucera, 03.12.2018 - «Caro Direttore,
preso dalla nostalgia del mio recente passato di editorialista, Le invio questa mia che vuol essere una riflessione sui prossimi appuntamenti elettorali.
Uno scritto di parte, sicuramente, ma proveniente da un punto di vista originale: quello del sovranismo, dopo tanti anni di “pensiero unico”, di “politicamente corretto” e di fuffa antifascista e pagnottara».

Atene piange, Parigi… brucia

«Che Macron fosse un prodotto del capitalismo globalista, un umanoide creato in vitro dalle élites finanziarie per scongiurare l’ascesa al potere di Marine Le Pen, lo si sapeva. Che fosse un inetto, inidoneo alla gestione dei conflitti etnico-religiosi ed il terrorismo, dal nord Africa sino alle Banlieues, capace soltanto di gettare discredito sulle istituzioni repubblicane d’Oltralpe e di farsi fotografare con qualche negrone seminudo e bisessuale, anche.
Che egli rappresenti la dimostrazione più evidente della crisi definitiva delle politiche di rigore volute da quella autoreferenziale cricca di “trombati in patria” ma puntualmente riciclati a Bruxelles, forse non è abbastanza chiaro a tutti.
La protesta dei giubbotti gialli non può essere derubricata a fenomeno isolato, a evento episodico e locale. Anche chi dica “forti i francesi, altro che gli italiani, eh!”, dimentica cosa è stata la protesta dei “forconi” e come essa sia stata fortunosamente scongiurata, proprio mentre era sul punto di deflagrare.
La situazione politico-sociale è ormai tesissima in tutto il vecchio continente e le ricette globaliste non sembrano in grado di porvi un argine.
Il “global compact” (con la pericolosa equiparazione dello status di immigrato a quello di rifugiato) è un provvedimento fortemente osteggiato da Giorgia Meloni proprio in questi giorni, sicuramente perché integra l’ennesimo attacco delle lobbies filo-sorosiane (Gentiloni, Boldrini e Bonino docent) alle residuali prerogative degli stati nazionali in tema di tutela delle frontiere e politiche dell’immigrazione. E Matteo Salvini, ormai inebriato dalle logiche grilline, non sembrava averne compreso la pericolosità. Almeno sino all’allarme lanciato dalla Meloni.
“Global compact” da globalismo dunque, un’ideologia pericolosamente antidemocratica.
Stati sovrani asserviti ad organismi internazionali che poco o nulla hanno di democratico e che, in virtù di perversi meccanismi e trattati internazionali in tema di economia, libera circolazione delle persone e delle merci, oltre che di potestà monetaria, hanno in questi anni visto mutilare, sin quasi ad annullare, ciò che resta dello stato sociale e delle conquiste in tema di welfare. Perché sino a quando l’attenzione mediatica e l’agenda politica saranno completamente incentrate sui flussi di immigrazione, della delicata questione sociale interna non si parlerà o non se ne parlerà con la dovuta attenzione.
Il tutto in nome dei “diritti umani” che hanno soppiantato nella considerazione collettiva i “diritti sociali” secondo l’ormai arcinoto meccanismo orwelliano del pensiero “politicamente corretto” (Preve, Fusaro, De Benoist, Scruton, Iannone).
Sta di fatto che la capacità fagocitante del pensiero unico, dell’indiscriminata adesione ai “compiti per casa” (dal governo Monti in poi) sino alle umiliazioni supinamente accettate da Tsipras & C., sembra essersi ingloriosamente inceppata.
Il Leviatano europeo ha articolazioni pesantissime, messe a dura prova dal confronto ogni giorno più duro con i più giovani e agili movimenti sovranisti. E il sovranismo, più che una mera aspirazione patriottica di qualche isolato pensatore, è ormai una realtà politica dilagante e dirompente.

Merkel che subisce una sonora legnata elettorale, Juncker che barcolla in preda al suo delirio (e non solo), Draghi che inutilmente agita lo spauracchio dello “spread” e, adesso, anche il toy-boy amante degli ectoplasmi in gonnella e dei giovanottoni di colore, alle prese con una nuova Bastiglia e con le fiamme che minacciano la Torre Eiffel.
È tutto un susseguirsi di tragicomiche figuracce e di fallimenti economici, mentre Parigi è messa sottosopra, non più dagli immigrati, ma dai giubbotti gialli di una ex classe media, la tanto vituperata (dai pallosissimi intellettualoidi sinistrorsi) borghesia che non lotta più per chissà quali ideali ottocenteschi ma, semplicemente, perché si è rotta le palle dopo l’ennesima mungitura fiscale. Un popolo che non ne può più delle banche e di un’economia lontana dalla redistribuzione della ricchezza e convertitasi alla speculazione selvaggia grazie alla legge della giungla economica, altrimenti detta “liberismo”.
Liberismo, da libertà del più forte di massacrare il più debole, orwellianamente in nome dell’Unione Europea, dell’abolizione delle frontiere e dei servizi, dei dogmi del rigore e dell’austerità.
Ma esiste il sovranismo: popoli-sovrani che rivendicano prepotentemente le proprie prerogative.
Che non temono più di vedersi bollare come “populisti”.
Prima di tutto in piazza, con alla guida Marine Le Pen in Francia, anche se dalle piazze la partita si sposterà presto nelle urne.
A maggio si voterà per rinnovare il parlamento europeo. L’auspicio, quasi una certezza ormai, è che i movimenti sovranisti ed euroscettici conquistino Bruxelles, ponendo un argine allo strapotere della finanza e dei suoi pallidi e ridicoli camerieri. Grazie all’adesione di Fratelli d’Italia al gruppo parlamentare dell’ECR, di cui Raffaele Fitto è vicepresidente, la strada è tracciata. Con Meloni e Fitto l’Italia mira ad entrare nel gruppo europeo “ribelle”. Quello dei paesi del gruppo di Visegrad, di coloro che non si rassegnano ad essere minacciati e schiacciati dagli ingranaggi del Moloch.
Chi continuerà a votare per gli ultraliberisti della vergognosa alleanza tra Partito Popolare Europeo e della vergognosa accozzaglia tra socialisti e democratici europei S&D di Moscovici, ma anche di Renzi, Boschi, Boldrini, Mogherini e – perché no? – Mattarella) sarà causa del suo male e non potrà dolersene se non con se stesso.
Idem dicasi per la politica locale, dalla Regione sino ai comuni ove si andrà al voto.
Ritenere di poter scindere le logiche locali da quelle sovranazionali sarebbe un grave errore. Significherebbe cadere nella trappola dei liberisti, di centrodestra e di centrosinistra, che sinora hanno finto di governarci ma che in realtà hanno eseguito i diktat di Bruxelles.
Valga per tutti un esempio: il taglio dell’ospedale di Lucera è stato eseguito pedissequamente a Bari, da quell’Emiliano (il quale vorrebbe farci bere di essersi accorto solo ora che glielo hanno ricordato che un magistrato non può avere la tessera di un partito e, men che meno, quella di un PD ormai quasi sparito tanto da svignarsela), quasi divinizzato dai pagnottari lucerini ed al quale si è definitivamente “incatenato” Antonio Tutolo.
È stato eseguito dal PD e rispettato in silenzio dai suoi seguaci, più o meno pagnottari, più o meno incatenati, non più liberi ma uguali (da Trincucci a Trivisonne) capaci soltanto di gridare “ai fascisti” mentre il piano di riordino ospedaliero minacciava di chiudere persino oncologia.
Con grande giovamento (beati loro) per la sanità privata!
Ed è stato deciso anche grazie ai tagli dei servizi imposti dalle logiche della Commissione Europea, accettati pedissequamente da chi si proclama “laico” ma crede fermamente nella religione del dio denaro e del capitalismo finanziario, con i suoi dogmi indiscutibili, tra cui quello del pareggio di bilancio.
E non saranno i timidi grillini, sempre più simili ai piddini nella prosecuzione delle logiche liberiste e filoeuropeiste, a continuare ad ingabbiare Matteo Salvini nella morsa della paralisi politica oltre in un abbraccio potenzialmente mortale.
L’Italia non sarà la Grecia.
Checché ne pensino i traditori della Patria».

Avv. Ettore Orlando
Coordinatore Fratelli d'Italia - Lucera

 

 

 



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