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LA LETTERA
Lettere al Frizzo
Ettore Orlando: «Anaerobico: una decisione troppo difficile… Se è stata già presa»
«Difficile pretendere buon senso da chi aveva già deciso in gran segreto. Difficile attenderselo da chi continua a diffamare, sputtanare, calunniare, demonizzare, lanciare invettive ed anatemi contro i dissenzienti»

Lucera, 09.09.2018 - «Egregio Direttore, Le scrivo per esprimere la mia preoccupazione, di cittadino e di padre sulla vicenda Maia Rigenera e sull’impianto fortemente portato avanti da quella che si presenta come la “strana coppia” delle volontà del sig. Dario Montagano e del sindaco Tutolo.
Dopo la relazione del dott. Agostino Di Ciaula responsabile regionale dell’ISDE e i pesanti dubbi espressi sulla sicurezza dell’impianto sicuramente si affacceranno altri tecnici di parte che affermeranno il contrario.
Presto sarà una lotteria nella quale scommettere sulla salute di tutti.
A rischiarla, tuttavia, non saranno i consulenti di parte ma i cittadini di Lucera, città che negli ultimi anni sta vivendo un’emergenza tumori, come chiunque possieda un minimo di onestà intellettuale non può negare.
Più che scommettere si dovrebbe decidere.
Invece quella del “toto-digestore” sembra la strada perseguita dall’amministrazione la quale ha convulsivamente:

1) in un primo tempo chiesto – segretamente – che si procedesse alla sollecita trasformazione in anaerobico ritenendo che fosse l’unico sistema in grado di abbattere i miasmi emessi dall’impianto;
2) dopo che la posizione del sindaco e dell’amministrazione è stata “scoperta e divulgata” ha corretto il tiro subordinando il parere favorevole alla duplice condizione che il nuovo impianto non lavori quantitativi di rifiuti superiori a quelli attualmente autorizzati e che le lavorazioni avvengano al “chiuso”;
3) preannunciato l’incarico ad un consulente definito dal sindaco “il massimo esperto europeo dei rifiuti”;
4) annunciato un referendum sul punto, anzi… "”una sorta di referendum”;
5) infine… boh?! (nel senso che costoro non sanno che altro inventarsi).

Al contrario emerge che gli amministratori comunali – sindaco in testa – avessero:

1) già deciso in precedenza quale fosse la strada da seguire, peraltro senza aver consultato “lo straccio” di un tecnico;
2) affermato di aver avuto il plauso dell’opinione pubblica;
3) dopo esser stati scoperti, promesso di ricorrere ad un tecnico e ad una “sorta” di consultazione referendaria.

Anche l’ostinazione con la quale, sia sul web che nelle pubbliche assemblee e sugli organi di stampa, l’idea progettuale viene difesa con le unghie e con i denti dalla maggioranza e dal sig. Montagano dimostra che non è facile rinunciare, probabilmente, al progetto di una vita.
Troppo grandi le ambizioni.
Troppo grandi gli interessi economici in gioco (33 milioni di euro sul conto economico; 40 milioni secondo Montagano).
Vorrei riassumere quindi il contenuto del mio intervento all’assemblea del 5 scorso promossa dal Comitato “Lucera non Tace”.
Semplicemente non è questione che possa essere decisa dai tecnici in un senso piuttosto che in un altro. Men che meno da “una sorta di referendum”-presa per i fondelli.
Non ho certezze sul punto. Non le ho mai avute (vedasi video).

Esprimo dubbi. I dubbi di uno scettico.
Certo dopo le due relazioni dell’ISDE – quella del 2015 e quella che si riferisce specificamente al progetto in questione – sono rimasto molto impressionato.
Impressionante e scandaloso anche il comportamento dell’amministrazione: decidere in gran segreto, senza informare. Salvo essere svergognati correndo affannosamente ai ripari.
Sino alla vergognosa apoteosi di un sindaco che auspica malattie a chi lo contrasti.
In una mia recente conferenza stampa avevo auspicato una revisione della Legge Basaglia.
Ero stato troppo tenero.
E allora al di là di ambizioni personali, retromarce, progetti e sogni milionari, anatemi da Mago Oronzo e chiacchiere morte, questa non è faccenda che possa essere decisa dai tecnici passando sulla testa e sulla pelle dei cittadini.
Il dubbio è il principio della conoscenza (Cartesio).
Nel dubbio un amministratore intellettualmente onesto cosa deve tutelare, l'interesse di un imprenditore – più volte da lui stesso screditato e ritenuto inaffidabile – oppure l’interesse primario dei cittadini alla salute?
Deve privilegiare l’inverosimile volontà di eliminare miasmi maleodoranti o impedire che la potenziale pericolosità di un impianto possa crescere esponenzialmente?
Sorreggere le certezze di imprenditori ed amministratori ambiziosi oppure impedire che la vita e la salute di ignare ed incolpevoli persone in più o meno tenera età sia esposta ad un potenziale pericolo?
La mia soluzione – e anche quella proposta dal dott. Agostino Di Ciaula ed espressa anche nelle osservazioni protocollate presso la provincia e tuttora in attesa di replica – è che nel dubbio debba tutelarsi il bene primario ed inalienabile della salute.
Nella letteratura medica e nel diritto si chiama “principio di precauzione” riconosciuto da direttive e decisioni degli organismi e delle corti internazionali ma recepito anche dalla giurisprudenza del nostro ordinamento (vedi nota a pié di pagina).
Nel linguaggio di tutti i giorni si chiama buon senso. Ci sarà?
Anche al riguardo sono scettico.
Difficile pretenderlo da chi aveva già deciso in gran segreto. Difficile attenderselo da chi continua a diffamare, sputtanare, calunniare, demonizzare, lanciare invettive ed anatemi contro i dissenzienti. Talvolta avversari politici. Il più delle volte semplici cittadini che… non tacciono di una Lucera che soffre e piange dignitosamente le sue vittime ma che non abbassa la testa di fronte all’arroganza e alla volgarità di una fazione politica.
La faziosità ed il fideismo cieco e fanatico sono l’opposto dell’onestà intellettuale e del garantismo. In ogni ambito: dal giustizialismo forcaiolo al tifo da stadio in favore di una discarica.
Come disse un illustre ematologo: non si può cavare sangue dalle rape».

Ettore Orlando

NOTA – Il principio di precauzione è citato nell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (UE). Il suo scopo è garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio. Tuttavia, nella pratica, il campo di applicazione del principio è molto più vasto e si estende anche alla politica dei consumatori, alla legislazione europea sugli alimenti, alla salute umana, animale e vegetale.
La definizione deve anche avere un impatto positivo a livello internazionale, al fine di garantire un livello appropriato di protezione dell’ambiente e della salute nei negoziati internazionali. Infatti, tale principio è stato riconosciuto da varie convenzioni internazionali e figura in special modo nell’Accordo sulle misure Sanitarie e Fitosanitarie (SPS) concluso nel quadro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).
Secondo la Commissione Europea, il principio di precauzione può essere invocato quando un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza.
Il ricorso al principio si iscrive pertanto nel quadro generale dell’analisi del rischio (che comprende, oltre la valutazione del rischio, la gestione e la comunicazione del rischio) e più particolarmente nel quadro della gestione del rischio che corrisponde alla fase di presa di decisione.
La Commissione sottolinea che il principio di precauzione può essere invocato nell’ipotesi di rischio potenziale.
Il ricorso al principio di precauzione è pertanto giustificato quando riunisce tre condizioni, ossia:
l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi;
la valutazione dei dati scientifici disponibili;
l’ampiezza dell’incertezza scientifica.
Tre principi specifici devono sottendere il ricorso al principio di precauzione:
– una valutazione scientifica la più completa possibile e la determinazione, nella misura del possibile, del grado d’incertezza scientifica;
– una valutazione del rischio e delle conseguenze potenziali dell’assenza di azione;
– la partecipazione di tutte le parti interessate allo studio delle misure di precauzione, non appena i risultati dalla valutazione scientifica e/o della valutazione del rischio siano disponibili.
Nell’ordinamento italiano, a differenza di quello francese, non si rinviene una norma generale che ponga la definizione del principio di precauzione. Ciononostante, esso è accolto nel diritto interno attraverso il filtro del diritto comunitario e riveste un ruolo sempre più importante nel campo della tutela del diritto alla salute, soprattutto a seguito dell’elaborazione giurisprudenziale degli ultimi anni.
Le origini del principio di precauzione si fanno unanimemente risalire all’ordinamento tedesco degli anni settanta, allorché il Vorsorgeprinzip è adottato al fine di indurre i soggetti economici a prendere provvedimenti contro l’inquinamento in assenza di certezze scientifiche riguardanti i rischi per l’ambiente. Le prime positivizzazioni si hanno con la legge sulla protezione dalle immissioni (Bundesimmissionsschutzgesetz) e altre normative, disciplinanti ambiti quali l’energia nucleare, le biotecnologie e le sostanze chimiche. Nello stesso decennio, il principio in esame è al centro del dibattito americano in materia di tutela dell’ambiente.
Successivamente, il principio di precauzione ha trovato riconoscimento nel diritto internazionale, soprattutto nel settore della tutela dell’ambiente, fino a quel momento fondato sul cosiddetto “principio della capacità di assimilazione”.

 

 

 



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