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LETTERE AL FRIZZO
Lettere al Frizzo
«Sogno di un anziano incorreggibile ottimista»
«Concordo con Lei, Direttore, laddove asserisce che i politici non sono tutti uguali e che qualche dimostrazione in tal senso esiste»

Lucera, 31.12.2010 - «Caro Direttore,
La ringrazio per l’ospitalità che spesso mi concede; la mia mail avente ad oggetto “chiacchiere” natalizie. Lei l’ha commentata brevemente così. “Ritengo che non siano poi tutti uguali, qualche dimostrazione in tal senso esiste. Per il resto vorrei però tanto sapere: come si fa a “spazzarli” via senza i “mezzi” e le “possibilità” che loro, invece, hanno? La passione e il cuore purtroppo non bastano”. Ed ho sentito il “dovere” di scrivere nuovamente alla redazione del Frizzo.
Nel Suo commento, che sottoscrivo quasi tutto, mi pare ci sia contemporaneamente una vena di speranza mista a rassegnazione. Quest’ultima la vedo quando afferma che la passione e il cuore non bastano per cambiare le cose. Giusto, però consideriamo la passione e il cuore come utili strumenti per costruire qualcosa. Non rifugiamoci nel vecchio detto di noi Lucerini che recita: “Nen fanne maje ninde”; chi pronuncia queste parole, quasi sempre si riferisce a chi dovrebbe far qualcosa magari per lui e non per la città. Una frase che noi lucerini non pronunciamo mai (e molto probabilmente non la pensiamo neanche) è, invece: “Io cosa faccio per la mia città?”. Come si può fare qualcosa per la propria città e per il bene pubblico? Vorrei portare all’attenzione dei lettori degli esempi piccoli ma utili: non buttare carte e cicche per terra, guidare rispettando la segnaletica e la destra, non parcheggiare agli angoli delle strade e in seconda fila (gli assessori diano l’esempio), trattare con gentilezza i turisti, mettere qualche vaso di fiori ai balconi, attraversare le strade utilizzando le strisce pedonali, rispettare le file, differenziare i rifiuti, rispettare il bene pubblico come curiamo le nostre abitazioni (le vie, le piazze, i monumenti, sono nostri), ma soprattutto liberiamoci del furbo che è in noi. Certo, sono piccole cose, ma utili per invogliare ad uscire dal torpore e dalla pigrizia sociale. Ci riteniamo “moderni” solo quando usiamo “aridamente” i prodotti tecnologici.
Nella sua risposta alla mia lettera si chiede, poi, se ci siano i presupposti per cambiare rotta. Sa, Direttore, il degrado è tale che qualsiasi cosa nuova si faccia si ritiene che possa andar bene. Un esempio che potrebbe funzionare da stimolo potrebbe essere quello di un decalogo comportamentale civico (nel mondo della cultura e della società civile penso ci siano menti disponibili a redigerlo), per farlo quindi rispettare sguinzagliando tutti i nonni vigili e tutti quelli che si offrono volontari (sono molti) per le strade e i quartieri cittadini. Le autorità comunali scrivano una lettera non sanzionatoria ai cittadini che hanno “trasgredito” quelle regole del buon vivere, un messaggio educativo ma nel contempo di fermo richiamo ad un miglior modo di essere cittadino. Il tempo, poi, farà il resto: si sparge la voce circa il nuovo corso che si trasformerà nell’argomento di cui la gente parlerà e chissà che qualcosa possa cominciare a nascere. Occhi più attenti, animo più sensibile e qualche coscienza che si risveglia dal letargo in cui si trovava da tempo.
Bisogna far sì che si insinui nella gente un modo nuovo di vedere e vivere la cosa pubblica. I lucerini vorranno capire sempre di più, inizieranno magari a partecipare ed a controllare l’operato dei nostri politici. Concordo con Lei, Direttore, laddove asserisce che i politici non sono tutti uguali e che qualche dimostrazione in tal senso esiste. Ebbene anche per me ci sono politici e cittadini di buona volontà non uguali e non “normalizzati”; per me sono la “zattera” di salvataggio di noi cittadini; il loro leader ci mette la faccia, ci informa regolarmente cercando di svegliare le coscienze, insomma cerca con caparbietà di realizzare quell’inversione di tendenza affinché il cittadino capisca che il bene per sé è la parte del bene collettivo e che potrà trionfare solo sapendo fare buon uso dell’unica arma in suo possesso: la cabina elettorale.
Forse è il sogno di un anziano incorreggibile ottimista.
Grazie e buon anno».

Pompilio Stiscia

 

 



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