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San Severo: città in continua evoluzione

di Florindo Di Silvio

Di origine molto antica, la tradizione la vuole fondata da Diomede, Re dell’Etolia; secondo altri era uno dei villaggi fondati in Puglia, nel 536, da San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto…

Lucera, 26.01.2016 - A km. 29 da Foggia con scalo ferroviario sulla Lecce-Milano, a m. 89 s.l.m., fra il Radicosa, il Candelaro e il Triolo, sta San Severo, una delle nostre città maggiormente pulsanti di vita. Il suo sito, al centro di una vasta raggiera di strade provenienti dal circostante Tavoliere, dal Gargano e dal Subappennino, e il senso pratico, realistico, fattivo dei suoi abitanti, sono stati la base del suo sviluppo e della sua fortuna. Limitatamente alla Capitanata, San Severo è la capitale del vino. La fama dei vini di San Severo è soprattutto affidata al rosato e al bianco e allo spumante. Rovinoso più che una sciagura di guerra, fu per San Severo il terremoto del 30 luglio 1627: ne fu quasi interamente distrutta. Altri disastri provocarono i terremoti del 1638 e del 1688.
Anche per l’olio, per altre produzioni agricole, per la sua attività industriale e commerciale, questa città è sempre ai primi posti. Però dire San Severo significa dire vino, presente sulle mense italiane ed estere ora con la propria carta d’identità, ora camuffato, travisato e tagliato, sorte comune ai nostri vini pugliesi, senza dimenticare lo spumante e champagne che ha valicato i confini nazionali.
San Severo oggi conta moltissimi addetti alle industrie manifatturiere. Un largo sviluppo urbanistico ha avuto dopo la seconda guerra mondiale. Ha adesso una bella villa, larghi viali e ampie piazze: tra queste, graziosa è la piazza del Municipio.
Di origine molto antica, la tradizione la vuole fondata da Diomede, Re dell’Etolia; secondo altri era uno dei villaggi fondati in Puglia, nel 536, da San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, e fu chiamato San Severo o da San Severo, Vescovo di Napoli, o in memoria del Governatore Severo, convertito al Cristianesimo dal Vescovo di Siponto.
Al tempo dei Normanni era compresa nella contea di Siponto, e nel 1100 ne furono signori i conti Franchi di Avella. Fu, in seguito, infeudata all’abate dei Santi Pietro e Severo di Torremaggiore. Al tempo degli Svevi si ribellò a Federico Il che, nel 1233, ne fece demolire le mura e i bastioni, e diede la città all’Ordine dei Templari, togliendola ai Benedettini.

In seguito all’ascesa al governo di Napoli della dinastia aragonese, il Re Alfonso I diede la signoria di San Severo a Paolo di Sangro. Ma Ferdinando I, a causa dell’ingratitudine del di Sangro, gli tolse San Severo e tutti i suoi feudi. La città fu poi data, insieme con Troia e Lucera, da Federico, ultimo degli aragonesi, a Giovanna, vedova di Federico II. Questa, a sua volta, nel 1521, intendeva venderla al Duca di Termoli, ma il sindaco riuscì a riscattarla per un’altissima somma di denaro, versata con sacrificio di tutti i cittadini. Ugualmente, però, nel 1583, Gianfranco di Sangro, duca di Torremaggiore, ottenne San Severo dalla Corte Reale, e il suo figlio primogenito, Paolo, acquistò il titolo di principe di San Severo, titolo che passò ai suoi eredi.
Dopo tante traversie, tornata la prosperità, si ebbero lotte intestine tra l’8 e l’11 febbraio 1799; il 26 febbraio dello stesso anno, nei pressi della città si ebbe una terribile battaglia tra i realisti sanseveresi e i repubblicani al seguito del generale francese Duhesme.
San Severo è ricca di storici edifici, di una superba ma graziosa architettura. Tra essi si notano il palazzo dei Celestini, ceduto al comune nel 1813 e l’Episcopio, fondato nel 1668. Sono anche da apprezzare l’architettura della chiesa cattedrale, il monastero delle Benedettine e la ricchezza di marmi e dorature della piccola chiesa della Pietà.
Annovera tra i suoi figli, numerosi uomini illustri, come Francesco Antonio Giannone, Matteo Tondi, a cui è intestato il Liceo Ginnasio di Stato, e i poeti Umberto Fraccacreta ed Ernesto Mandes, allievo del Pascoli.

Florindo Di Silvio



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