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L'assessore Alba Sasso: «Spero che il CIDI di Foggia sia capofila per l'intera Puglia»
Il ministro Giovannini parla di garanzie per i giovani, come l’inserimento lavorativo, il tirocinio e l’apprendistato per il lavoro, ma – ha avvertito l’assessore – «il lavoro ci può essere solo se si ha un’idea su come far ripartire l’economia del Paese»

Foggia, 16.02.2014 - Nell’ultima parte della conferenza stampa tenutasi lo scorso 12 febbraio per la presentazione della prima sede foggiana del CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti) presieduta dal dr. Giuseppe De Sabato è intervenuto l’assessore regionale alla pubblica istruzione, dr.ssa Alba Sasso. «In questi anni il CIDI continua ad esserci per dare il suo importante contributo su temi decisivi per la vita della scuola», ha esordito. Ha raccontato di come, tornata in Puglia nell’anno 2010 in veste di assessore, abbia ritrovato una scuola di grande vitalità. Il progetto del fondo sociale europeo è stato definito dal commissario europeo un buon investimento: esso è ormai al quinto anno di attuazione e si propone di contrastare la dispersione scolastica. Tale progetto è migliorato di anno in anno: «Il contrasto – ha spiegato l’assessore – si realizza immettendo nella scuola i precari prelevati dalle graduatorie, in modo da rafforzare l’apprendimento dell’Italiano e della Matematica, quei settori su cui insiste l’indagine l’OCSE di Pisa. Il progetto in Puglia ha funzionato perché abbiamo investito molto su questo: basti pensare che in cinque anni sono stati messi a disposizione circa 150 milioni di euro e vi hanno preso parte seimila figure tra docenti, personale ATA e dirigenti amministrativi. Quest’anno sono stati presentati dalle scuole trecentocinquanta progetti». Tuttavia, non è stato facile all’inizio far comprendere ai genitori il valore dell’iniziativa. Essa ha funzionato perché i docenti hanno risposto bene: «Ha funzionato il rapporto tra i docenti curriculari e quelli aggiunti – ha sottolineato –, a dimostrazione del fatto che il successo non sarebbe potuto essere garantito solo con l’impiego di tutor e gruppi di verifica. Le nostre proposte didattiche sono sempre state accompagnate da un punto di domanda per suscitare delle risposte collettive».
La funzione del CIDI oggi, come la Sasso ha evidenziato, è più impegnativa e tuttavia più necessaria di qualche anno fa: «Quando l’associazione fu costituita a Bari nel 1976 non c’era il precariato. Quello era un periodo in cui si proponevano riforme per la scuola secondaria superiore, media e dell’infanzia e ferveva il dibattito su come trovare la strada per aprire la scuola a tutti. Il CIDI, dunque, viveva allora una fase di grande fermento culturale». Guardando invece alla scuola di oggi: «…è impoverita, sebbene ci si sforzi di affrontare temi quali l’alternanza scuola-lavoro ed i percorsi professionalizzati, poiché non si pensa mai a come realizzare questi obiettivi. La riforma Gelmini prevedeva un piano di ridimensionamento scolastico e si limitava a vedere come una vittoria la riduzione del numero di indirizzi. Noi invece abbiamo voluto sperimentare come cambiasse la scuola barese con l’utilizzo di tecnologie informatiche, sempre che queste consentissero metodologie didattiche alternative a quelle tradizionali».
Il ministro Giovannini parla di garanzie per i giovani, come l’inserimento lavorativo, il tirocinio e l’apprendistato per il lavoro, ma – ha avvertito l’assessore – «il lavoro ci può essere solo se si ha un’idea su come far ripartire l’economia del Paese».
Riguardo alla valutazione, infine, la Sasso ha detto della sua necessità, quantunque ci si ostini a dividere in favorevoli e contrari ad essa, «…purché sia usata per aiutare, e non per colpire, chi ha più difficoltà nell’apprendimento. Il dibattito sulla valutazione non si è mai fermato nel CIDI. Bisognerebbe chiedersi il perché della scarsezza di ricerca in alcune università e, partendo da ciò, provvedere a fornire a questi centri le opportune risorse».
Quindi l’augurio con una punta di ottimismo: «Spero che il CIDI di Foggia sia l’associazione capofila per l’intera Puglia e che si impegni a risolvere il problema del precariato, al fine di garantire una maggiore continuità didattica».

Greta Notarangelo



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