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Con Giovanni Picaro "Biccari Riparte"
«Civilmente siamo nel 2014, ma di fatto siamo nel 2009» ha detto Picaro in un'intervista al Frizzo, a margine della presentazione della lista collegata alla sua candidatura

Biccari, 20.03.2014 - Mercoledì 19 marzo scorso, presso la sede “Bollenti Spiriti” a Biccari, alle ore 19:00 è stata presentata la lista “Biccari Riparte” in vista delle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale. Trattenuto a Roma per impegni istituzionali, non è potuto essere presente il segretario regionale del PD e sindaco di Bari Michele Emiliano, mentre ha garantito la sua vicinanza a Giovanni Picaro l’assessore regionale Elena Gentile. Picaro torna in campo dopo aver concluso nel 2009 un mandato decennale (è stato infatti eletto per due volte consecutive) e mentre sta per concludersi la parentesi quinquennale di Gianfilippo Mignogna. Il Frizzo ha intervistato il candidato sindaco di “Biccari Riparte” a margine della presentazione dei sei candidati alla conquista del governo municipale biccarese. I momenti dell’incontro con la cittadinanza e l’intervista integrale in questa pagina.

D. - “Biccari Riparte” con Picaro. Decisione sofferta?
R. - «Più che sofferta, è stata una decisione che non pensavo di dover prendere. Cinque anni fa decidevo di non candidarmi neanche da consigliere e mi ritirai dalla scena pubblica. Sono ritornato sui miei passi, forse perché quest’amministrazione ha avuto un merito: quello di far ritornare in me la passione, considerato che Biccari così come l’ho lasciata la ritrovo: chiacchiere, spot, denigrazioni».

D. - Qual è stata la scintilla che ha fatto scoccare la decisione della candidatura?
R. - «Principalmente ne sono tre: il primo è la constatazione che in questi anni non è stato fatto quasi nulla. Vedere che questa creatura che hai costruito crolla ti fa stare male. Il secondo motivo è una questione di carattere piuttosto personale: questi cinque anni, invece di significare un cambiamento positivo per il paese, hanno significato solo denigrazione nei miei confronti. Si è parlato soltanto del mio decennio e del sottoscritto facendomi apparire con falsi teoremi peggiore del peggior delinquente. Il terzo motivo è che non me la sono sentita di deludere le innumerevoli richieste di candidatura che mi sono arrivate un po’da tutte le parti e non solo dal mio partito».

 

D. - Quindi sta dicendo che l’amministrazione uscente si è comportata come se a fare il sindaco ci fosse stato ancora lei?
R. - «Evidentemente qualcuno non si è ancora reso conto di essere stato maggioranza e forse ha continuato a fare la minoranza al sindaco Picaro. Documenti alla mano, io non soffro di vittimismo, ma il cognome più ricorrente è stato “Picaro”, con parentopoli, tangentopoli ed affari di famiglia, tutte chiacchiere. Il dato reale è che non ho mai avuto un inizio di procedimento a mio carico, non una sentenza contro, nonostante tutti i miei atti siano stati passati al setaccio e nonostante una minoranza dell’attuale maggioranza mi abbia persino denunciato per aver celebrato un matrimonio nella torre civile».

D. - Perché non avrebbe potuto farlo?
R. - «Stavamo ristrutturando il comune, così io, dietro parere positivo della prefettura e dopo una delibera di giunta, ho celebrato un matrimonio, ma non di un mio parente, bensì di una ragazza di Biccari tra l’altro nemmeno figlia di qualche mio adepto. Questi sono i fatti: sempre archiviati. Una cosa è certa: io non mi sono dovuto mai rivolgere ad un legale per difendermi personalmente: ho difeso il Comune e ho sempre vinto tutte le questioni, però vincevo la causa e perdevo la lite, perché con il principio delle spese compensate dovevo pagare il mio legale».

D. - Il contesto sociale ed economico dei suoi dieci anni rispetto all’avventura che si appresta ad affrontare: quali differenze ed eventuali difficoltà vede?
R. - «C’è una differenza sostanziale: civilmente siamo nel 2014, ma di fatto siamo nel 2009».

D. - Ai fini delle risorse economiche e dei finanziamenti, Biccari le ha riconosciuto di aver portato benefici sotto quest’aspetto alla comunità. In che cosa consistono le difficoltà oggi nel prendere fondi per ripartire, come recita il nome della sua lista?
R. - «Per reperire fondi non si ha la bacchetta magica: il loro reperimento è direttamente proporzionale al peso politico che si riesce a recitare. Di conseguenza, se si fa l’amministratore locale ed il sindaco solo in queste mura e fuori di queste nessuno sa che fai il sindaco, non attivi nulla. Allora il problema di fondo, ed è questo che mi dà forza, è riprendere certi legami e circuiti politico-amministrativi. Bisogna andare verso Bari per portare avanti le tue istanze, ma non solo quelle del singolo comune, bensì dell’intera zona. Fino ad ieri si parlava di “Area vasta” ed associazione dei comuni. Lucera, ad esempio, è per me una seconda città, dato che sono più di trent’anni che vi insegno. Questa zona è la più dimenticata. Spero di reinserirmi nel circuito virtuoso e politico, perché tutti i comuni con il bilancio comunale non concretizzano nulla: questa è ordinaria amministrazione, si pagano stipendi, luce, gas e finisce qui».

D. – C’ è una crisi sempre più impietosa, riuscire a superare certi steccati ideologici per ritrovare una comunità sempre più unita quale grado di difficoltà comporterebbe?
R. - «Steccati, mentalità: io dico sempre che bisogna dialogare con la Destra e la Sinistra, l’amico e l’avversario (non nemico). Sono molto fiducioso su questo, specialmente adesso che gli steccati vanno cadendo: pare che la stagione di fascismo e comunismo in Italia sia finita, quindi a me non spaventa l’idea di dover dialogare. Del resto, nel mio decennio ho fatto sei anni con Fitto Presidente della Regione Puglia (Centrodestra) e quattro con Vendola, quindi sono abituato a ciò».

D. - Par condicio?
R. - «Quando si è figure istituzionali non bisogna guardare il colore. Questo si guarda quando si va in cabina, ma un buon amministratore deve avere la capacità, una volta eletto, di togliersi i panni del candidato ed indossare quelli dell’istituzione».

D. - C’è chi dice che questa sarà una campagna elettorale particolarmente avvelenata.
R. - «L’espressione non m’interessa. Da parte mia, non ho da dare veleno a nessuno, sono molto pacato e sereno. Gradirei discutere dei problemi e chiaramente, siccome ci sono già passato, mi aspetto anche di leggere un rendiconto non di chiacchiere, ma di argomenti».

D. - Nel suo potenziale elettorato, dove ha raccolto maggiori entusiasmi per questa sua candidatura?
R. - «In diversi strati dell’elettorato, anche perché si possono pur fare tante chiacchiere, ma mai come adesso l’elettore ha la possibilità di scegliere il presente ed il passato. Qui pare che saranno in corsa due candidati sindaco. Quello attuale e l’ex, pertanto, chi è contento di come sta oggi non mi voti. Chi invece non lo è e si aspetta qualcosa, può scegliere».

D. - Approccio pacifico?
R. - «Approccio da campagna elettorale che imposterò parlando di problemi. Insegno economia aziendale alla Ragioneria e sono abituato a dire che due più due fa quattro: le chiacchiere volano e la gente non campa di queste. Mi aspetto di sentire le opere fatte, ma quello che l’occhio umano vede a Biccari porta sempre e solo una firma. Chiederò conto dei finanziamenti attivati. Ho lasciato appaltati sei milioni e mezzo di lavori. Nei primi mesi dell’attuale amministrazione sono arrivati finanziamenti di pratiche precedenti per altri tre milioni e mezzo. Se lascio dieci milioni di lavori pubblici, posso sapere quanti ne ha fatti quest’amministrazione?».

D. - Che elementi ci sono in questa lista?
R. - «Due donne, quattro elementi di prima candidatura. Credo che il numero uno debba avere un po’ d’esperienza. Età media: neanche quarant’anni. Più rinnovamento di così?».

Greta Notarangelo



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