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Dissesto idrogeologico. Mignogna: «Troppe ombre e il rischio è ancora lì»
«Nel 2001 fu richiesto un finanziamento per eliminare il rischio di dissesto idrogeologico – afferma il sindaco di Biccari – ma i risultati non si sono visti. In più abbiamo ragione di ipotizzare che ci siano state serie e provate irregolarità nell’utilizzo delle risorse pubbliche»

Biccari, 06.02.2013 - «Un intervento di riduzione del rischio idrogeologico per 1,3 milioni di euro e opere realizzate assai difformi dal progetto finanziato e con modalità tutte da chiarire. Né questo territorio, carte alla mano, è minimamente più sicuro». È quanto denuncia ufficialmente il sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna, durante un incontro pubblico di Biccari Cambia, a proposito di quanto accaduto nella località “Villa comunale – Guadoncello”, tra il 2002 ed il 2005.
I fondi, rivenienti dai Por 2000/2006, erano stati stanziati per il consolidamento e la messa in sicurezza dei versanti attraverso la realizzazione di opere idrauliche, drenaggi profondi e superficiali, opere strutturali, rimodellamento delle scarpate, piantumazione di nuovi alberi. Parte essenziale del progetto, 30 pozzi drenanti, per evitare che eventuali «mobilitazioni gravitative – si motivò all’epoca – potessero mettere a rischio la vita di oltre 1000 abitanti».
I POZZI - Proprio nei pozzi, le difformità maggiori tra progetto finanziato ed opere effettivamente realizzate. Per questo nei mesi scorsi il sindaco Mignogna, raccolta tutta la documentazione, ha scritto al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Puglia, al Prefetto di Foggia ed all’Autorità di Vigilanza dei Lavori pubblici. «Alcuni tra i 30 pozzi dell’intervento – segnala il 34enne primo cittadino biccarese – hanno profondità diversa da quanto previsto, collaudato e pagato. Il numero 25 ha una profondità di 8.7 ml e non 12.8 ml, mentre il pozzo 28 è di 4.45 ml e non di 7.20 ml. Inoltre, i dubbi sulla funzionalità effettiva dell’opera aumentano se si considera che ben 21 pozzi su 30 non sono neppure ispezionabili».
Dopo i sopralluoghi del 3 agosto, Mignogna aveva già il 9 agosto scritto all’Ufficio tecnico, che a novembre confermava sia l’incongruenza tra gli atti progettuali sia la mancata evidenza negli atti di collaudo di eventuali prove e verifiche sui pozzi non ispezionabili. Con connesse difficoltà di verifica postuma, che richiederebbe lavori di movimento terra ed occupazioni temporanee di suoli privati. Anzi, il responsabile dell’Utc si diceva anche preoccupato per la dubbia funzionalità dei pozzi stessi e per l’esposizione di quel territorio all’immutato rischio idrogeologico.
QUANTE STRANEZZE - Da uno scambio di telegrammi, nel 2004, da parte dell’Utc si era rilevato che la ditta che eseguì i lavori era a conoscenza di una «volontaria manomissione da parte di ignoti» di un pozzo, «allo scopo di sabotare il funzionamento del sistema drenante». «Ciò che lascia basiti – fa sapere oggi Mignogna – è che nessuno denunciò un così inquietante sabotaggio ai danni di un’opera pubblica dichiarata di straordinaria importanza».
GLI INCARICHI - Dubbi anche sull’affidamento professionale di quell’intervento assegnato, con un bando espletato in 10 giorni, ad una coppia di professionisti unici partecipanti, tra cui la moglie di un assessore dell’epoca. L’incarico, inizialmente “sottosoglia” e relativo alla sola progettazione definitiva, veniva esteso – a seguito di una semplice dichiarazione in calce alla stessa determina apposta dai due professionisti – alla progettazione esecutiva, alla direzione lavori ed alla sicurezza. Il tutto dribblando l’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici che aveva determinato l’illegittimità della procedura, e sforando il limite massimo del 12% previsto dalla normativa Por per le spese generali.
DOPPIO DANNO - Oggi Mignogna punta il dito contro quello che appare un vero e proprio “sistema”. Su 8 lavori di difesa del suolo realizzati a Biccari tra il 2000 ed il 2009 ben 7 (casualmente) sono stati progettati dagli stessi professionisti in coppia o in Atp con la costante presenza della moglie di un assessore in carica. Ai primi incarichi affidati direttamente dalla Giunta (!!!) sono seguiti altri affidati dall’Utc, spesso sulla scorta di alcune discutibili direttive impartite dalla stessa Giunta con la delibera 200/2000 (poi annullata in autotutela nel 2004 a seguito dell’ennesima segnalazione dell’Autorità di Vigilanza), nella quale addirittura si vincolava il responsabile del procedimento, tra l’altro, a dare precedenza ai professionisti che avevano già svolto opere simili per il Comune di Biccari ed alle associazioni con la presenza di almeno un tecnico di Biccari. Una storia di clientelismo becero che, nonostante le ingenti somme di denaro pubblico utilizzate, non sembra aver prodotto grandi utilità per il territorio dal momento che non risultano riperimetrazioni e riduzioni del rischio idrogeologico certificate dagli Enti competenti. «Nel 2001 fu richiesto un finanziamento per eliminare il rischio di dissesto idrogeologico – conclude il sindaco – ma i risultati non si sono visti. In più abbiamo ragione di ipotizzare che ci siano state serie e provate irregolarità nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Un doppio danno al territorio che non intendiamo far passare inosservato. Nell’interesse della nostra comunità vogliamo sapere se le opere realizzate sono effettivamente funzionanti e se la vita di 1000 persone è ancora a rischio».

Comune di Biccari



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