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Marina di Lesina: arrivano i primi risultati dalle indagini sul “Campo Prove”
Il Sindaco di Lesina ha inoltrato la nuova documentazione alla Regione per chiedere l’autorizzazione a poter proseguire nei lavori di verifiche strutturali sugli edifici e portare a termine nel più breve tempo possibile i controlli

Lesina, 07.03.2013 - Trapelano sottovoce, portando con sé tanta speranza e fiducia nel futuro, i primi esiti delle indagini geognostiche e geotecniche che hanno interessato via Plutone, lotti 115, 116 e 119, a Lesina Marina. L’intera area, come si ricorderà, era stata interdetta a veicoli e pedoni dal 15 ottobre 2012 proprio per le verifiche suddette ai sensi dell’Ordinanza del 28 settembre 2012. Ebbene di quei lavori condotti ed ultimati in circa due mesi ora si sa qualcosa. Ci sono allo stato attuale punti fermi da dove partire. Così come specificato, nell’ambito della sua relazione conclusiva, dalla Geologa incaricata dal Comune di Lesina dott.ssa Maria Michela De Salvia, sul luogo ispezionato non sarebbe stato riscontrato nulla di particolarmente allarmante. La modellazione geologica tridimensionale sarebbe congruente con il modello geofisico. Attraverso video-ispezione speleologica, tramite collocazione di microcamere nel sottosuolo, sarebbero state intercettate nel terreno soltanto piccole “bolle di scollamento tra i giunti di strato” e non cavità come si iniziava a temere. Le bolle di scollamento sono dei rigonfiamenti sferoidali o ellissoidali delle bande più esterne di strati gessosi del sottosuolo. Con adeguate attrezzature, le indagini hanno raggiunto i trenta metri di profondità. Si è notato che il sottosuolo indagato si presenta distinto nello specifico in tre elettrostrati: uno a carattere sabbioso più superficiale che si protende fino ai cinque o sei metri di profondità, uno strato intermedio perlopiù gessoso e un terzo caratterizzato da deposito litoide fino ai trenta metri di profondità con presenza di cristalli di origine magmatica. Le dette bolle di scollamento interesserebbero lo strato intermedio, corrispondente al livello del Canale Acquarotta, in quanto l’acqua salina e salmastra si sarebbe infiltrata tra piccole intercapedini gessose generando piccoli gonfiori, i più grandi dei quali non supererebbero i 50 centimetri. E questa è la più grande conferma che la causa principale del dissesto idrogeologico a Lesina Marina è il Canale Acquarotta e quegli argini non impermeabilizzati che andrebbero messi subito in sicurezza.
Il Sindaco di Lesina, arch. Pasquale Tucci, ha subito provveduto ad inoltrare la nuova documentazione alla Regione per chiedere altresì l’autorizzazione a poter proseguire nei lavori di verifiche strutturali sugli edifici e portare a termine nel più breve tempo possibile i controlli. Infatti, se questi primi risultati lasciano ben sperare, ora bisogna esaminare tutti gli edifici ancora interdetti (ai sensi delle Ordinanze nn. 66-73 del 10/11/2010 e 74-81 dell’11/11/2010) per valutare caso per caso e tenendo presente vari fattori (altezza, fondamenta, metratura, materiali edili di ciascuno stabile) se queste bolle di scollamento possono rappresentare o meno un problema per l’incolumità pubblica e privata.
E intanto si avvicina un’altra estate.

Deborah Testa



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