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2ª agorà Troia: sale la tensione all’ombra del Rosone
… e nella magnifica cornice della Chiesa dell’Addolorata, una mostra fotografica in cui un poster riproduceva pose blasfeme per quel contesto (mai sconsacrato!), inopportunamente mischiando sacro e profano

Troia, 12.08.2013 - Anche domenica 10 agosto, a una settimana dalla prima agorà, durante il suggestivo ed attesissimo “Rosone d’Argento” – una manifestazione che si perpetua di anno in anno per premiare i cittadini che hanno dato lustro alla Città di Troia attraverso il loro percorso lavorativo, politico, artistico o culturale – non è mancato il richiamo al lavoro sul quale il Comitato cittadino da più settimane sta lavorando. Circa un migliaio di persone ad applaudire fragorosamente in quella piazza, all’ombra dei massimi Monumenti della Civitas Troiana – la Basilica Cattedrale e l’Episcopio –, “luoghi” millenari di una spiritualità, di una storia, di una cultura e di una tradizione particolare: in prima fila le massime autorità civili e militari provenienti dalla Provincia, il senatore Lucio Tarquinio e altri esponenti politici, i quali hanno manifestato la propria sensibilità per la causa troiana. In cinque – l’avv. Mario Tredanari, il sindaco dott. Edoardo Beccia, gli ex sindaci dott. Leonardo Altobelli e avv. Urbano Aquilino (per anni ispettore dei beni culturali al Comune di Troia su nomina ministeriale), il sen. Lucio Tarquinio – sono intervenuti per affrontare il discorso promosso dal “Comitato pro Diocesi di Troia” sulla ridefinizione territoriale delle diocesi di Capitanata. In difesa dei beni ecclesiastici culturali, della loro conservazione, permanenza e fruizione in loco (così come da statuto capitolare, ormai disatteso!), hanno parlato i tre sindaci, esprimendo che il “patrimonio troiano” appartiene «non alla Diocesi, non alla Regione, ma all’umanità». Ha dichiarato ancora il senatore Tarquinio: «Troia è la culla della cultura della Capitanata ed oggi bisogna garantire l’integrità del patrimonio che le appartiene».

Nel corso della settimana si sono rinnovate antiche e sempre nuove polemiche ancora sullo stato della gestione del patrimonio artistico e culturale: il direttore diocesano dell’ufficio per i beni culturali avrebbe formalmente autorizzato, nella magnifica cornice della Chiesa dell’Addolorata, una mostra fotografica in cui un poster riproduceva pose blasfeme per quel contesto (mai sconsacrato!), inopportunamente mischiando sacro e profano (foto in allegato sotto riportata).
Arriva puntuale anche la risposta formale di mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Lucera-Troia, alla preoccupazione incessante del sindaco dott. Edoardo Beccia il quale, alla fine del mese di luglio, già vedendo in forte fermento la sua Città, chiedeva delucidazioni, per quanto al Presule possibile e concesso di dire, sul futuro che spetterebbe alla Diocesi. Dal riscontro del Vescovo, riportato pubblicamente sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”, venerdì 9 agosto scorso, appare chiaro che le parole del nostro primo comunicato sono state erroneamente soppesate:

1. In sede di comunicati e conferenze stampa, mai si è parlato di “scisma” o di “divorzio” da Lucera: si è semplicemente sostenuto che, vista la ridefinizione territoriale e geografica delle diocesi di Capitanata, tenute presenti le spiritualità, culture e tradizioni diverse, “Troia fa appello alle autorità ecclesiastiche per ritornare ad essere parte della Diocesi di Foggia e solo da questa dipendere”;
2. Quello che era uno status di fatto per la cittadinanza è stato da mons. Cornacchia recepito come un’ulteriore mossa di polemica, tanto che i toni di quelle sue parole sono alquanto distaccate;
3. Ciò che per Troia è prioritario e sostanziale per il bene della spiritualità e della cultura della civitas futura, agli occhi del suo Pastore è visto come “solo sciocchezze per le quali non intendo fare da esca”;
4. Quello che è un rendiconto di una situazione che permane da più lustri è visto come un attacco personale contro il Vescovo;
5. Ciò che è la voce di tutta la cittadinanza (cioè che, in una possibile ridefinizione dei confini, si preferisce Foggia alla più lontana San Severo, come ipotizzato) è vista dal Presule come la semplice voce di “alcuni che cercano per forza la polemica”.

La tensione nelle piazze di Troia è sempre più in aumento: mentre l’intera cittadinanza continua a fare appello alle autorità ecclesiastiche per favorire un ritorno con la Diocesi di Foggia, non conoscendo i criteri con i quali la commissione di riordino delle diocesi interverrà, si continua a respirare solo la preoccupazione per tutelare l’identità dell’ex Diocesi di Troia in unione con realtà non conosciute e distanti – si pensi a San Severo, così come si è ipotizzato – e la paura per la conservazione dei beni artistici, storici e culturali, per la loro permanenza e fruizione in loco.

Comitato pro Diocesi di Troia



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