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POLITICA
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Diritto allo studio e scuolabus: Abate fa un po' di conti, ma Dell'Aquila esprime apprezzamenti alla amministrazione
Dell'Aquila: «Chi ha tolto negli anni passati lo scuolabus (sindaco Antonio Tutolo, ndr) ha fatto un grave errore»

Lucera, 07.12.2021 Quando si parla di trasporto pubblico non sono in pochi a saltare dalla sedia, dato quello che ha comportato negli anni addietro (soprattutto durante l’amministrazione tutoliana) e che ancor oggi pare stia comportando. Problemi vecchi e nuovi in un settore che non trova pace: assicurazioni e revisioni dei mezzi scadute, condizioni igieniche e sanificazioni manco a parlarne, taglio del personale (ma a quanto sembra somme corrisposte per il servizio invariate), personale costretto a fare sempre i conti con i ritardi nel pagamento degli stipendi e nelle tredicesime, scuolabus spesso soppresso… E si dice che nulla sia cambiato rispetto al passato, quando un’inchiesta aveva investito le società che gestiscono i servizi in questione.
Dello scuolabus se ne è parlato nell’ultima seduta di Consiglio Comunale del 29 novembre scorso, quando è affrontato l’argomento posto come quinto accapo all’o.d.g., del “Programma Comunale di Interventi per il diritto allo studio (L. R. 31/2009) annualità 2022”.
A intervenire per primo è stato il consigliere del PD Fabrizio Abate, il quale ha voluto far rilevare qualcosa proprio attinente al trasporto ed in particolar modo il servizio scuolabus. Avendo fatto precedentemente anche l’assessore ai Trasporti, ha tenuto ad evidenziare di essersi occupato della questione in maniera diretta e «con tanto sacrificio». Negli allegati era espressamente indicato «che il Comune spenderà per l’anno 2022 per lo stesso servizio scuolabus 347.700 euro, dei quali le famiglie sulla base dell’ISEE ne restituirebbero 18.000, considerato pure che il contributo chiesto alla Regione è di 85.000, per cui a carico dell’Ente ne rimarrebbero 244.700. I bambini che usufruirebbero del servizio invece sono sessanta. Ebbene – ha proseguito Abate –, sulla questione dello scuolabus c’è stata una giurisprudenza corposa della Corte dei Conti che in definitiva è stata piuttosto ondivaga e contrastante, motivo che avrebbe spinto a interrompere in passato il medesimo servizio». Inoltre, sempre a dire dello stesso consigliere, ci sarebbe stato un orientamento diverso tra la Corte dei Conti della Regione Piemonte e quello della Regione Puglia: questo servizio secondo la prima non poteva essere considerato a domanda individuale ma doveva essere riversato interamente sul fruitore, mentre la Puglia espresse l’esatto contrario. «Oggi vedo – ha osservato allora Abate – che probabilmente questo contrasto giurisprudenziale è stato superato, pertanto chiedo anche al dott. Giancarlo Flaminio se sia così, cioè se effettivamente sia una cosa che oggi il nostro Ente può liberamente erogare tenendo conto dei costi che ho indicato».
Antonio Dell’Aquila (PD) ha invece premesso che avevano già avuto modo di approfondire questo tema (il piano di diritto allo studio) qualche tempo fa e precisamente l’anno scorso, quando avevano parlato dell’approvazione di quel punto all’o.d.g.: «Già in quella sede ci dolemmo del fatto che non si era colta l’occasione, così come fanno tanti altri Comuni, per considerare questo momento come un’analisi sul mondo della scuola dal punto di vista dei doveri e delle specificità della pubblica amministrazione, perciò chiedo al presidente della Commissione di farsi promotore di un’iniziativa nella quale affrontiamo i temi della scuola dal punto di vista delle responsabilità e del ruolo della pubblica amministrazione e del Comune nello specifico».

Avendo notato che era stata riportata per quest’anno anche la questione dello scuolabus, Dell’Aquila ha detto di avere su questo tema le idee molto chiare, sicuramente molto più chiare del collega di partito Fabrizio Abate, e di ritenerlo un aspetto positivo in primis per via dell’erogazione di un diritto al quale essi come ente locale non potevano sottrarsi, «e chi l’ha tolto negli anni passati (sindaco Antonio Tutolo, ndr) ha fatto un grave errore, perché non possiamo sottrarre un pubblico servizio che ha questa fondamentale rilevanza specialmente per una tipologia di famiglie che non sono solo quelle urbane ma anche quelle dei borghi e delle periferie: quando parliamo di Centrogallo e Borgo San Giusto non parliamo di cittadini di serie B, i quali già patiscono da anni delle problematiche significative come la mancanza della rete irrigua, quindi questa gente non possiamo continuare a penalizzarla». Alla luce di tutto ciò il consigliere ha chiesto a tutti di fare una seria riflessione e fatte queste precisazioni ha invitato a concentrarsi su come si potesse migliorare il servizio scuolabus, infatti, guardando il regolamento comunale, Dell’Aquila ha notato un problema: all’art. 25 era stata abrogata una voce importante, il trasporto per i disabili non scolarizzati, per cui secondo lui si correva il rischio di avere un sottoutilizzo del servizio, allora «la sfida che dobbiamo cogliere è fare in modo che esso sia valorizzato al massimo». Il consigliere ha concluso il suo intervento facendo personalmente un plauso all’attivazione del servizio pur con l’obiettivo di renderlo più efficiente.
Dopo aver ascoltato le parole di Abate, Giuseppe De Sabato ha ritenuto opportuno intervenire per sottolineare la «pretestuosità di un consigliere che non riesce a rendere conto di quale partito faccia parte, perché se il PD udisse certi interventi forse lo espellerebbe dal partito dopo averlo riaccolto in seguito alla fuga». Il consigliere si riferiva in particolare al fatto che Abate aveva dissertato sui costi che un’amministrazione deve avere per soddisfare e venire incontro alle esigenze di un diritto costituzionalmente garantito come quello allo studio, facendo un’analisi «del tutto economica», e «mi fa specie che lo faccia un commercialista, il quale dovrebbe sapere che se dovesse prevalere un principio di questo tipo dovremmo sopprimere tutti i servizi della collettività che prevedono un costo maggiore rispetto alle entrate». De Sabato ha continuato, giunto all’esasperazione, chiedendo se ci si rendesse conto quando si parlava di cosa si stesse dicendo o se lo si dicesse «tanto per». Oltre a ciò al consigliere faceva specie poi che si facesse un’analisi prettamente numerica di un costo relativamente al quale, cercando di supportare un assunto del tutto sbagliato, ci si riferiva alla Corte dei Conti della Regione Piemonte: «…ma il consigliere forse ha dimenticato o non sa che esso è stato superato non solo dalla Corte dei Conti della sezione regionale della Calabria ma addirittura dalle sezioni riunite della Corte dei Conti, che hanno affermato che il principio stabilito dal Decreto Legislativo 112/98 art. 138 non può essere sottoposto a vincoli di subordinazione di costi, ma essendo un diritto costituzionalmente previsto, quello allo studio, deve essere supportato dalle amministrazioni comunali». Poi, come diceva Dell’Aquila, si sarebbe potuto migliorare, ma a dire di De Sabato comunque non andava assolutamente messo in discussione.
Così Abate ha preso nuovamente la parola per giustificarsi e per far capire di non aver detto che era un servizio da eliminare e non costituzionalmente garantito; in secondo luogo il consigliere ha chiarito di aver semplicemente chiesto da parte dell’Ufficio l’interpretazione data a un diverso orientamento giurisprudenziale che, come aveva ricordato De Sabato, era stato superato.
Alla luce di tutte queste considerazioni è intervenuto in seguito Flaminio, il quale partendo dalle osservazioni fatte dai vari consiglieri ha iniziato col precisare alcuni aspetti sollevati da Abate relativamente al servizio trasporti e in particolar modo ai costi. A dire del dirigente, in una spesa prevista di 347.000 euro erano chiaramente conteggiati le entrate delle famiglie per le contribuzioni e gli 85.000 euro, considerate anche le spese di ammortamento dei mezzi (quelli impegnati erano sette).
Il sindaco Giuseppe Pitta invece ha esordito preannunciando che avrebbe evitato di partecipare alla «sagra dell’ipocrisia» e che si sarebbe limitato a intervenire sul diritto allo studio e sui servizi ad esso connessi dei quali la città avrebbe beneficiato. Pitta, allora, ha innanzitutto fatto un plauso ai consiglieri di maggioranza e di opposizione che si erano impegnati nella 1ª Commissione (Cultura), ad analizzare le problematiche e a risolverle insieme al presidente e all’assessore al ramo. Quindi, il sindaco ha voluto ripercorrere il lavoro svolto prima che ci si apprestasse alla votazione, a partire dall’attivazione della mensa scolastica, un servizio indispensabile per i bambini, in perfetto tempismo, «…cosa mai accaduta!»: quanto al trasporto scolastico, «…è chiaro che quando il numero dei fruitori scende, questo mette a dura prova la tenuta di quel servizio, così è stata fatta un’attenta analisi – e ringrazio per questo anche i dirigenti scolastici – di chi avesse necessità di usufruire del servizio, e l’indirizzo era chiaro, cioè se si fosse raggiunto un limite minimo tale per cui si potesse garantire questo servizio indispensabile che era l’istruzione, ciò si sarebbe dovuto assicurare». Proprio a proposito dell’istruzione, però, il sindaco non ha potuto non notare la sua messa in discussione proprio da parte di chi «…si professa democratico», quindi «…o si fa in maniera ipocrita demagogia tanto per dire qualcosa oggi, o ieri si mentiva quando si sosteneva che era un servizio da mantenersi, a maggior ragione che chi fa questi discorsi ha già amministrato peraltro con ruoli di primario rilievo tra i quali anche i trasporti e il bilancio». Pitta, insomma, ha detto di ritenere tale cambio di opinione completamente inopportuno.
Un retroscena curioso: a Vincenzo Checchia (aveva rivestito il ruolo di assessore ai trasporti con suo cognato sindaco, cioè Tutolo) che pare avesse attribuito alla pandemia la soppressione dello scuolabus, faceva eco prontamente il consigliere di maggioranza Angelo Franco Ventrella: «Guarda che nel 2017 la pandemia non c’era». Probabilmente Checchia si riferiva ad un altro compleanno a cui suo cognato non riuscì a partecipare così come accadde nel 2020.
È seguita la fase delle dichiarazioni di voto, nella quale è nuovamente intervenuto Dell’Aquila, che ha preannunciato il voto di astensione del suo gruppo di appartenenza. L’accapo, dunque, è stato approvato con quattordici favorevoli e dieci astenuti, dal momento che anche il resto dell’opposizione si è così espresso.

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