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POLITICA
Politica

Il caso delle Linee (S)programmatiche del sindaco e dei soldatini allineati
Dure le critiche dall'opposizione, silenziosa come sempre la maggioranza "pensante", a parte qualche timido colpettino di tosse venuto dal consigliere Checchia circa la pianta organica dell'ente. Imbarazzanti il presidente del Consiglio Comunale Di Carlo e il segretario generale al momento della "insistente" votazione

Lucera, 28.12.2020 Il quinto accapo dell’ultimo Consiglio Comunale dello scorso 14 dicembre vedeva nell’approvazione delle Linee Programmatiche del sindaco: proprio quest’ultimo ha spiegato che esse, fatte passare in Commissione dopo la precedente seduta consiliare, allorquando il rispettivo accapo era stato ritirato, vedono riportato il programma integrale che tale amministrazione ha sottoscritto con la cittadinanza lucerina.
Il consigliere di minoranza Davide Colucci ha detto subito di non aver condiviso fin dall’inizio queste Linee Programmatiche, dal momento che non sono nient’altro che il programma elettorale di “Facciamo Piazza Pulita”, evidenziando inoltre che mancano, ad esempio, la questione dell’Alghisa ed il residuo occupazionale che scade il 31 dicembre, ragion per cui «…esse non produrranno effetti». Anche Antonio Dell’Aquila, il quale ha preannunciato il voto contrario del PD, ha fatto notare che si stava disattendendo l’articolo 42 comma 3 del TUEL, in quanto si era fatto il copia e incolla del programma elettorale.
È in seguito intervenuto il consigliere di maggioranza Vincenzo Checchia, che, pur preannunciando il voto favorevole della Lista Tutolo, ha chiesto, rivolgendosi al sindaco e all’assessore al Personale, il loro impegno per trovare una soluzione all’annoso problema del personale del Comune, in quanto, come ha evidenziato, c’è carenza di dipendenti, situazione che crea difficoltà nella gestione delle funzioni fondamentali dell’Ente: «La pianta organica è insufficiente, senza nuove assunzioni si rischia il collasso: abbiamo il dovere di dare risposte a tutti i cittadini».
Raffaele Iannantuoni, invece, ha sottolineato la farsa del ritiro e del passaggio in Commissione, nonché la sensazione di trovarsi di fronte ad un compitino scolastico: «Discutiamo oggi del nulla, ma l’iter previsto dal TUEL ha un suo perché: dobbiamo dimostrare con delle coperture economiche i progetti, per dare un indirizzo politico, però sembra quasi che vi affidiate alla Struttura Tecnica o ad enti superiori con la speranza di attingere bandi, allora cosa ci facciamo noi qui? Tanto vale affidare la gestione al commissario, visto che si tratta di una “toccata e fuga” che per me è una presa in giro, quindi sarò assente durante il voto».
È stato molto ampio l’intervento di Francesco Di Battista, il quale ha osservato: «Uno si aspetta che il sindaco con orgoglio e passione descriva in maniera analitica le linee programmatiche della sua amministrazione e non certo che liquidi il tutto limitandosi a dire che è tutto già scritto e che è uguale al programma elettorale: questo è umiliante, e sono preoccupato per l’atteggiamento così superficiale del sindaco, perché si evince una totale mancanza di visione politico-amministrativa e non si ha la minima idea della direzione in cui portare la città». Il consigliere ha continuato facendo notare che il programma ruota attorno ad una serie di realizzazioni di opere già oggetto di finanziamenti intercettati dalle passate amministrazioni e che per tale ragione era fasullo inserirlo in quelle linee. Un’altra cosa che stupisce, a dire dello stesso Di Battista, è che non è stata spesa una parola sul dissesto finanziario, così come che la grande problematica del personale del Comune viene trattata, peraltro sommariamente, alla fine e non ci si rende conto che col dissesto è il problema dei problemi. Il consigliere ha anche voluto dare notizia che l’Ente non ha più in prestito un dirigente della Provincia (Giovanni Dattoli, ndr), quindi ha suggerito di emendare il rispettivo punto, altrimenti sarebbe stato approvato un atto non corrispondente a realtà. Allo stesso modo, «…quando si dice che farete un concorso per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato e per quella di uno a tempo determinato di uno dei due settori tecnici, a quale di questi ci si riferisce, il quarto o il quinto, Opere Pubbliche o Urbanistica? Ma soprattutto, con quali fondi? E quando?».

Di Battista ha altresì ricordato che c’è ancora da risolvere la questione del bilancio stabilmente riequilibrato, ma «…anche dopo averlo approvato, il problema dell’assunzione di nuovo personale ce l’avremo lo stesso e quindi avremo difficoltà anche a terminare le opere pubbliche per le quali già negli anni scorsi sono stati intercettati finanziamenti, considerato pure che man mano lo stesso personale va in pensione». Il consigliere ha concluso dicendo che non è possibile ridursi al fatto che la maggioranza voti a favore e la minoranza contro senza che si abbia prima un confronto, che non può essere costituito da un solo passaggio in commissione, il quale a suo parere è un dato meramente formale.
«È con grande imbarazzo – ha esordito invece il consigliere Giuseppe De Sabatoche ritorno su quest’argomento: la mia memoria, quando ha parlato il sindaco, è andata a Morlacco, che impiegò tre ore per illustrare le Linee Programmatiche, allorquando ci fu un grande dibattito politico da cui scaturirono delle osservazioni delle quali egli prese nota». De Sabato ha ribadito quanto detto sull’argomento nel precedente Consiglio e cioè che le Linee Programmatiche non sono il programma elettorale; inoltre, «…quando ascolto il sindaco dire in apertura che esse sono state portate all’esame della commissione, noto una contraddizione, dal momento che nell’o.d.g. della stessa c’è la voce “presa d’atto”, come dire che restano così, ma questo non è rispetto dello statuto, bensì significa svilire l’azione ed il ruolo del Consiglio». Il consigliere ha dunque chiesto, parlando di violazione dello statuto, come si possa fare a redigere il Documento Unico di Programmazione, se non vi sono neanche le Linee Programmatiche, e come si possano fare un bilancio di previsione ed un piano pluriennale: «Sapete che un DUP fatto male impedisce anche la creazione di un piano esecutivo di gestione? Mi associo, quindi, al consigliere Iannantuoni, quando dice che un no si dà a ciò che c’è, pertanto, il nostro no sarà ad un qualcosa che non esiste». Angelo Franco Ventrella, invece, ha proposto di riportare le Linee Pogrammatiche in commissione, ma non più come mera presa d’atto, invitando così a ritirarle nuovamente. Purtroppo, è successivamente intervenuto anche su quest’argomento il consigliere di maggioranza Mario Coccia, la cui dichiarazione di voto è stata, questa sì, tutto un programma: «Io definisco le nostre Linee Programmatiche diciamo giuste e diciamo concrete (ma sulla base di cosa non l’ha detto, ndr), allora annuncio il mio voto favorevole». Il sindaco Giuseppe Pitta, però, come se non fosse stato detto nulla in precedenza dall’opposizione, ha dichiarato che secondo lui il programma elettorale è un impegno solenne che viene preso con la cittadinanza, come dire che tanto bastava e che le Linee Programmatiche altro non sono che un passatempo inutile… Infatti, non se ne è discusso. D’altro canto, nel vuoto che parole puoi metterci? Insomma, se non è superficialità ed approssimazione questa… Una superficialità, quella della maggioranza, confermata dalla dichiarazione di voto di Tonio De Maio, il pallone d’oro dei salti della quaglia con estrema facilità, il quale ha detto di dare fiducia al sindaco ed il suo sì alle Linee Programmatiche. Cioè, insomma, vi pare una dichiarazione di voto? Mah! E dicono che aspiri addirittura a candidarsi sindaco dopo Pitta. Ormai, da Tutolo in poi tutto fa brodo, con le migliori galline vecchie risentite non poco per la concorrenza (sleale).
Al momento del voto, dunque, Iannantuoni, come aveva preannunciato, si è assentato, Francesco Russo si è astenuto ed il resto dell’opposizione ha espresso voto contrario. Esilarante la scena che ha visto il segretario, durante la votazione per appello nominale su tale punto, riprendere a fare l’appello dei nomi risultati assenti dopo averli più volte chiamati senza verbalizzare l’assenza (cose che in tempi di politica vera, quella con i cosiddetti “sotto”, non sarebbe affatto avvenuta), finché non si è accertato della loro presenza: ovviamente si trattava di consiglieri di maggioranza.
Fine dell’imbarazzo e al prossimo accapo.

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