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POLITICA
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Follieri: «Il dissesto è "funzionale". Vuol dire che sono stati degli incapaci»
«Il dissesto del Comune di Lucera è stato pronunziato per l’incapacità di redigere un piano di riequilibrio finanziario corretto nell’indicazione delle diverse poste economiche e rispettoso della normativa contabile»

Lucera, 10.09.2020 –Il tema del dissesto economico e finanziario dell’ente continua a tenere banco in città. Si è tornato a parlare dell’argomento in una conferenza stampa di alcuni giorni fa indetta da “Fratelli d’Italia Lucera” – partito che rientra nella coalizione a sostegno della candidatura a sindaco di Giuseppe De Sabato per le prossime amministrative – laddove il segretario cittadino, l’avv. Mario Alfonso Follieri, ha liquidato in quattro brevi punti ed una succinta conclusione la questione evidenziando quelle che si prospettano come responsabilità sul piano personale che hanno appunto portato il Comune di Lucera a “dichiarare il fallimento” (prima di tutto politico). Il dissesto, infatti, come ha spiegato nel suo intervento introduttivo il segretario cittadino di FdI e candidato consigliere Mario Alfonso Follieri, è il punto dolente che ha caratterizzato in negativo l’attività dell’amministrazione uscente, la quale ha scritto, a suo dire, «la pagina più buia che la città di Lucera potesse vivere», infatti la Corte dei Conti ha ordinato al Comune con la sentenza n. 31 del 2019, il cui dispositivo è stato letto il 16 ottobre dell’anno scorso mentre le motivazioni sono state depositate il 9 dicembre dello stesso anno, di dichiarare il dissesto ai sensi dell’art. 243 quater comma 7 del TUEL. È su quest’ultimo punto che Follieri ha focalizzato l’attenzione. Ed è lo stesso che vedrà probabilmente la vicenda far registrare a breve colpi a sorpresa (potrebbe anche avvenire non molto dopo le elezioni amministrative). I cittadini, allora, «devono conoscere quelli che sono veramente i fatti, ovvero i dati del giudice contabile, che senza dubbio non possono essere interpretati diversamente da come sono scritti». In particolare, l’avvocato ha spiegato che le motivazioni contenute nella sentenza di quaranta pagine sono appunto riassumibili in quattro punti, «i quali smentiscono sonoramente quello che è stato detto in questi giorni dall’ex sindaco in risposta ad alcune affermazioni fatte da un ex amministratore candidato alle prossime elezioni regionali».

In primo luogo, come ha fatto notare Follieri, vi è stato continuo ricorso alle anticipazioni di tesoreria, cioè all’anticipazione di somme liquide da parte del tesoriere per far fronte ai pagamenti e costituenti un debito del Comune verso il tesoriere, senza estinguere il debito entro l’esercizio finanziario, che si chiude ogni anno, nel quale sono intervenute le anticipazioni. La Corte dei Conti ha rilevato in proposito che vi è stata una «intrinseca violazione normativa data dall’utilizzo in via ordinaria di uno strumento di provvista finanziaria di carattere temporaneo» (pag. 29) e che ciò è divenuto «elemento caratterizzante della gestione del Comune» (pagg. 29-30). In secondo luogo, il Comune avrebbe utilizzato somme in danaro vincolate a specifica destinazione (art. 195 TUEL) per un fine diverso, senza ricostituire a fine esercizio il fondo vincolato (pag. 30). Ma le violazioni normative non finiscono qui. Follieri ha chiarito che il disavanzo sostanziale, ovvero il rapporto tra entrate ed uscite nel quale queste ultime superano le prime, sarebbe stato «di maggiore consistenza rispetto a quello formale dichiarato nel piano» (pag. 31); in particolare, il Comune avrebbe dovuto accantonare una quota pari ad euro 17.171.029,82 e, invece, dichiarava che ne accantonava 4.820.697,26, dunque una somma molto inferiore all’effettivo debito. D’altronde, la prova della correttezza del calcolo della Sezione di Controllo e dell’evidente sottostima del Comune la fornisce proprio quest’ultimo, che con l’approvazione del rendiconto 2018 ha ricalcolato l’accantonamento per FCDE al 31 dicembre 2018 in euro 17.458.296,00. Infine, non è stato costituito il fondo rischi contenzioso e passività potenziali, benché il Comune abbia «accertato l’esistenza di giudizi pendenti del valore complessivo pari ad euro 12.969.453,74, di controversie stragiudiziali per un importo complessivo pari ad euro 707.966,59, di transazioni in fase di conclusione per euro 39.903,39 e di sinistri pervenuti il cui importo era noto solo per alcuni (per un totale di euro 72.453,47), nonché di ulteriori giudizi dal 2016-2019 per euro 302.275,11 e di altri giudizi di valore indeterminato» (pag. 33). La Corte evidenzia che esistono due elementi, mancata costituzione del fondo e trattamento contabile non conforme alla normativa, che la portano ad «esprimere un giudizio di inattendibilità dell’obiettivo di risanamento oggetto del piano» (pag. 36), e che «gli obiettivi di risanamento siano stati sottostimati in quanto gli stanziamenti di spesa del fondo non sono compresi all’interno del piano, dal momento che vengono rinviati non solo oltre il triennio dal momento del loro sorgere, ma anche al di là del periodo di riferimento del PRFP» (pag. 37).
Follieri ha fatto quindi notare che la declaratoria di dissesto dell’ente locale può verificarsi per incapacità funzionale (dissesto funzionale) o per insolvenza (dissesto finanziario): «Il dissesto del Comune di Lucera è stato pronunziato per l’incapacità di redigere un piano di riequilibrio finanziario corretto nell’indicazione delle diverse poste economiche e rispettoso della normativa contabile, pertanto è attribuibile all’incapacità del Comune di approvare un piano di riequilibrio legittimo sul piano sostanziale e formale, il che significa che il Comune non aveva debiti tali da portarlo all’insolvenza, ma che l’amministrazione non ha saputo gestire la situazione economico-finanziaria». L’avvocato ha poi detto di essersi imbattuto in un decreto, il n. 1/2019 della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per l’Abruzzo, che ha applicato per la prima volta le disposizioni dell’art. 248 bis del TUEL declinando la responsabilità nel causare il dissesto di un Comune interamente dentro il modello di quella “sanzionatoria”, in base al quale non è necessario l’accertamento di un danno al patrimonio di un soggetto, ma la imputabilità di una condotta consistente in comportamenti omissivi o commissivi causativi di un danno in senso giuridico.
Alla luce di tutto ciò, dunque, non può non far riflettere l’osservazione fatta in chiusura dal segretario di FdI: «Costoro si ripropongono alla città dopo che sono state accertate le loro violazioni, ma dovete capire che votando nuovamente la classe degli amministratori uscenti, votate degli incapaci, lo dice la Corte dei Conti, e se lo sono, dovrebbero avere il buonsenso di non ripresentarsi alla città; cercate, invece, di votare persone che siano affidabili e competenti, dato che l’operazione dei volti nuovi è fallita perché sinonimo di incompetenza, approssimazione e superficialità: arrivare al dissesto è la più grande sconfitta per un Comune».

Greta Notarangelo

 
 
 


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