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POLITICA
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Il Comune di Lucera dichiara il dissesto
La relazione dell'assessore al Bilancio Fabrizio Abate nel Consiglio Comunale del 4 novembre scorso

Lucera, 07.11.2019 – Lo scorso 4 novembre si è tenuto il Consiglio Comunale per la trattazione dell’accapo relativo alla dichiarazione di dissesto ai sensi dell’art. 246 del decreto legislativo 267 del 2000 a seguito del giudizio della Corte dei Conti.
L’assessore al Bilancio Fabrizio Abate si è limitato a fare un excursus di ciò che è accaduto da quando si sono insediati nella scorsa consiliatura (mese di maggio del 2014) sino a quella data.
Nel 2014 in sede di approvazione del bilancio di previsione il responsabile del settore Economico-Finanziario, dott. Raffaele Cardillo, chiamò l’amministrazione dicendo che erano in una situazione di grosso disequilibrio, quantificato in 4 milioni e 357 mila euro circa, e che per poter fronteggiare tale situazione avevano una sola possibilità, ossia quella di dichiarare il dissesto finanziario. Quando poi andarono a verificare con la Struttura Tecnica se vi fossero eventuali ulteriori possibilità alternative a quella di dichiarazione del dissesto, si decise di tentare di evitarlo con una misura alternativa, ovvero il piano di riequilibrio finanziario pluriennale normato dall’art. 243 bis del TUEL. Quindi, con delibera di Consiglio Comunale del 23 gennaio 2015 fu approvato il piano, che abbracciava il periodo 2014-2021. Successivamente, con delibera di Giunta n. 106 del 20 maggio 2015 l’amministrazione comunale, così come stabilito dalla norma, procedeva al riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi ratificando la delibera dalla quale emergeva un maggior disavanzo di amministrazione pari ad oltre 6 milioni di euro, che l’Ente all’epoca provvedeva a ripianare in trenta esercizi con quote annuali costanti da 206.877 euro. A questo proposito, Abate ha spiegato che nella relazione dei revisori allegata alla proposta di delibera di quel giorno si evidenziava che la situazione di predissesto traeva origini ben più remote, dato che il disequilibrio finanziario era già stato messo in rilievo nel bilancio previsionale 2014, in cui l’Ente indicava un disequilibrio superiore a 4 milioni di euro, a cui si era successivamente aggiunto un maggior disavanzo, determinato in sede di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, pari a 6 milioni e 206.000 e rotti euro; l’entità del riaccertamento straordinario avvenuto nel 2015 sarebbe stata un’evidente conseguenza del fatto che negli esercizi precedenti la gestione dei residui non ha avuto quell’attenzione che avrebbe dovuto ricevere, e tale comportamento avrebbe contribuito a determinare evidenti squilibri che hanno influito sulle gestioni successive. In seguito, il Ministero dell’Interno comunicava la necessità di procedere alla rimodulazione del piano nei termini indicati, così il Consiglio Comunale con delibera 134 del 21/12/2015 rimodulava il piano. «Dal 2015 al 2018 il Ministero è rimasto silente circa il piano, finché non si è arrivati al 31 maggio 2018, data in cui lo stesso ha comunicato all’Ente la necessità di adeguare il piano al nuovo schema istruttorio allegato alle linee guida», pertanto il Comune ha proceduto alla sua rimodulazione.

Si è quindi arrivati al 15 aprile del 2019, quando finalmente la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ordinava al Comune ed al collegio dei revisori di chiarire alcuni aspetti e di aggiornare i dati forniti dal piano di riequilibrio facendo pervenire entro il 15 maggio la documentazione relativa richiesta. A quest’adempimento il Comune ha fatto seguito presentando la dichiarazione integrativa, e successivamente con l’ordinanza n. 41 del 2019 si disponeva l’audizione del sindaco in adunanza pubblica, fissata per l’8 luglio 2019. Nel contempo si chiedeva all’Ente di fornire un’ulteriore relazione che lo stesso ha fornito ma che la Corte non riteneva sufficientemente soddisfacente. Quindi, con delibera n. 79 del 29 luglio 2019 la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti bocciava il piano di riequilibrio economico-finanziario con le seguenti motivazioni: esistenza di un’anticipazione di cassa non rimborsata ed utilizzo di cassa vincolata non ricostituita; sottostima del fondo crediti di dubbia esigibilità; mancata costituzione del fondo rischi contenzioso e passività potenziali; applicazione di avanzo vincolato per la copertura di debiti fuori bilancio di cui non si conosce l’origine che ne legittimi l’utilizzo. Avverso quella delibera il Comune ha presentato ricorso alle sezioni unite della Corte dei Conti, che l’ha rigettato e ha disposto l’obbligo per l’Ente di dichiarare il dissesto.
«È innegabile – ha spiegato Abate – che da nessuna parte è detto che la massa passiva, e quindi una parte di quei debiti, non è stata pagata. Infatti, nella relazione dei revisori è espressamente detto che la carenza di liquidità, in aggiunta alla scarsa capacità di riscossione sia delle entrate proprie che dei proventi derivati da immobili destinati al ripiano dello squilibrio ed al contestuale pagamento dell’ingente mole di debiti per un totale di 16.496.000 euro, hanno determinato lo squilibrio finanziario». Lo squilibrio di cassa «è stato determinato prettamente dall’enorme entità di residui attivi, che data la riscontrata difficoltà di riscossione delle entrate proprie, hanno scontato inoltre l’assenza del concessionario della riscossione». Il Comune, solo con successiva delibera consiliare 54 del 27/7/2018, affidava la riscossione coattiva delle entrate proprie al soggetto pubblico Agenzia della Riscossione.

Greta Notarangelo

 
 
 


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