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POLITICA
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Consiglio Comunale del 5 febbraio: la maggioranza non sa decidere sulla delocalizzazione del “rondò” nella 167 e fa decidere all’arch. Lucera sconfessando se stessa
Eppure si era espressa a favore proprio con un atto di indirizzo in sede di Consiglio Comunale, atto disatteso dal dirigente che è andato avanti per la sua strada. TCiro Tibello: «Abbiamo un factotum, il Consiglio Comunale si dimetta in tronco»

Lucera, 09.02.2019 Nella mattinata dello scorso 5 febbraio scorso si è svolto un Consiglio Comunale, in seguito ad una richiesta di convocazione a firma di sei consiglieri di minoranza, nel corso del quale si è discusso su unico accapo, quello relativo alla delocalizzazione dei due lotti del fabbricato di edilizia sperimentale pubblica della piazza di quartiere contenuta nel programma denominato Contratto di Quartiere II in zona 167.
Ad aprire la seduta consiliare è stato Ciro Tibello, consulente tecnico del comitato “Santa Maria delle Grazie - Zona 167”, che ha riassunto l’intera vicenda fino ad oggi. Tibello ha tenuto innanzitutto a rettificare ciò che il sindaco aveva detto in un’intervista, ovvero che il comitato aveva espresso parere favorevole al Contratto di Quartiere: in realtà, si trattava di un altro comitato, infatti, in seguito lo stesso sindaco si è corretto. Il consulente ha proseguito ricordando che l’architetto Antonio Lucera, in riferimento all’ecomostro, non ha fatto altro che continuare a mettere in evidenza come uno spauracchio il pericolo della perdita del finanziamento.


Prima parte

Il sindaco, dal canto suo, ha affermato nella medesima intervista che quest’amministrazione non ha fatto nulla in relazione al Contratto di Quartiere, ma Tibello ha richiamato due delibere di Giunta Municipale, la 191 e la 193 del 2017, che erano inerenti alla questione. Inoltre, all’art. 12 del contratto si stabiliva un termine per l’inizio dei lavori, che sarebbero dovuti iniziare il 15 dicembre 2018: «A che serve allora il Consiglio Comunale, quando c’è già il dirigente che fa tutto? Il comitato parla di inottemperanza all’atto di indirizzo del Consiglio e di omessa giustificazione per l’inadempimento, e chiediamo inoltre quali provvedimenti intenda intraprendere l’amministrazione comunale nei confronti di un funzionario che ha sostituito la volontà dell’organo deliberante». Tibello ha concluso il suo intervento invitando l’amministrazione a tenere presente la possibilità di impedire la realizzazione di un ecomostro che andrebbe a scompaginare la 167. Un vero e proprio colpo di grazia che renderebbe quel grande quartiere ancor più invivibile di quanto lo sia.


Seconda parte

L’assessore all’Urbanistica Giovanni Di Croce, invece, ha sintetizzato ciò che è successo a partire dalla delibera di Consiglio Comunale del 10 luglio 2018, quando si deliberò di dare l’atto di indirizzo. Il 23 luglio l’assessore inviò una relazione tecnica, a firma sua e del sindaco, nella quale si chiedeva di procedere all’esecuzione dei lavori, e la Regione Puglia ha risposto il 4 dicembre; nel contempo, il dirigente scrisse il 5 settembre 2018 una nota ed approvò la determina a contrarre n. 151 in data 12 ottobre 2018, mentre il 29 ottobre fu inviato all’Agenzia delle Entrate il contratto sottoscritto con l’impresa. Il giorno stesso della seduta consiliare, intanto, è pervenuta un’ulteriore comunicazione del dirigente relativa al Consiglio Comunale di quel giorno. In data 4 gennaio, infatti, Di Croce aveva inviato una nota allo stesso dirigente nella quale lo informava che la Regione aveva risposto che la delocalizzazione si poteva fare. La gara con la quale sono stati affidati i lavori per la realizzazione dei ventisei alloggi prevedeva un’offerta economica ed una migliorativa: nella seconda c’era una serie di interventi intimamente connessi a quella piazza di quartiere.


Terza parte

Il consigliere di opposizione Fabio Valerio, però, nel suo puntuale intervento ha subito sottolineato che in una delibera dell’ANAC si dice che le stazioni appaltanti non possono attribuire alcun punteggio per l’offerta di opere aggiuntive rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo a base d’asta: «Per me, dunque, il Consiglio può chiudersi qui, perché abbiamo fatto una gara che non rispetta le linee guida dell’ANAC, quindi è un bando nullo quello che avete approvato voi in Giunta». Valerio ha inoltre confessato di non riuscire a capire come mai ogni volta, di fronte alla paura di un contenzioso, si lasci la decisione a persone che non sono preposte; peraltro, «la programmazione è sfasata rispetto alle reali necessità del territorio: non è che per evitare un errore ne commettiamo uno più grande che la gente non vuole». Così, il consigliere ha suggerito di chiedere un parere anche alla Corte dei Conti, mentre Sefora Tetta ha evidenziato che a suo avviso non si può by-passare la circostanza del 10 luglio 2018, quando il Consiglio con votazione unanime adottò la deliberazione in epoca successiva all’aggiudicazione dei lavori. Dato che, però, i consiglieri di maggioranza ritenevano inutile (un’uscita alquanto folle, come quella di Giuseppe Pitta che ha fatto passare l’ANAC come un soggetto inutile) il parere dell’Associazione Nazionale Anti Corruzione e della Corte dei Conti, Valerio ha suggerito di lasciare almeno quello del primo.


Quarta parte

Tibello è voluto intervenire nuovamente sulla relazione che aveva fatto Di Croce per ricordare un aspetto importante: nel 2013 un progetto di massima era già stato predisposto a titolo gratuito dall’ing. Antonio Perrotta e mandato al Ministero competente, pertanto, si trattava soltanto, dal 2013 al 2018 – quando si è svolta la gara – di completarlo, invece di adeguarlo impropriamente al decreto legislativo 50 del 2016. «Se avessimo fatto tutto per tempo ed il progetto non fosse stato mandato alla Stazione Unica Appaltante – ha proseguito il consulente tecnico e vice presidente del comitato –, non ci sarebbe stata nessuna esposizione ad azione di risarcimento danni: è chiaro che se uno va avanti disattendendo continuamente, crea tanti ostacoli che in caso di contenzioso aggravano le finanze dell’Ente».


Quinta ed ultima parte

È poi intervenuto Giuseppe Pitta, il quale ha fatto una richiesta al segretario: «Voglio capire se quest’atto possa vincolare il dirigente e la ditta a non iniziare i lavori». L’altro ha risposto, riguardo alla richiesta del parere sulla perizia di variante, che era possibile farla, tuttavia, «è chiaro che il Consiglio Comunale, essendoci a monte un contratto, non può intervenire successivamente e bloccare i lavori». Nonostante i dubbi di qualche consigliere di maggioranza, il voto sull’atto da inviare all’ANAC è stato unanime.

Greta Notarangelo

 
 
 


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