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POLITICA
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"Il PD che vogliamo" contro la segreteria cittadina Giannetta… Epperò che litania!
Pietro Scioscia: «Ho assistito all'incontro per educazione in quanto invitato da Franco Forte, Rosalia Nappa e Mario Rotunno, ma ho notato che siamo fermi al 2010 e che la mia tesi è sempre attuale»

Lucera, 11.06.2018 – Dopo oltre quattro anni un frammento dei cocci sparsi sul pavimento del Partito Democratico di Lucera ha miracolosamente ritrovato la parola. Per fare quello che era stato chiamato a fare, vale a dire l’opposizione all’attuale maggioranza? Macché! Nel lungo periodo appena menzionato qualche apparizione in tal senso la si deve solo ed esclusivamente ad un gruppo dissidente facente capo a Rosalia Nappa e a Francesco Antonio Forte, due che in determinate occasioni non hanno fatto mai sconti all’amministrazione Tutolo quando questa meritava di essere bacchettata. In linea di massima, invece, il PD a Lucera si può dire che si sia più o meno sempre “inchinato” ad un “doveroso” silenzio, anche perché da “quella parte” c’è l’assessore e vice sindaco Fabrizio Abate – già due volte segretario cittadino del PD – che potrebbe trovarsi a recitare la parabola del Figliuol Prodigo se non dovesse essere il candidato sindaco nel 2019 e quindi se Tutolo non dovesse concedergli spazio (come da un chiacchierato accordo tra i due all’alba delle elezioni amministrative del 2014).
Ma passiamo alla “messa solenne” ultima del gruppo “dissidente” che ora contempla – oltre ai soliti rampanti e baldanzosi scalatori – anche pezzi del partito al cui interno insistono soggetti che con l’attuale amministrazione svolgerebbero, a quanto pare, un po’ di cosiddette “buone prassi” progettuali, sempre con la speranza di un mondo nuovo che purtroppo tarda a venire (per gli altri e per la città).
Nella serata dello scorso 8 giugno si è svolto, insomma, presso la Sala Congressi dell’Hotel Villa Imperiale, l’incontro (contro la segreteria cittadina retta da Ernesto Maria Giannetta, assente per l’occasione come assente pare fosse un qualsiasi componente la reggenza provinciale) dal titolo “Il PD che vogliamo – Partecipare per cambiare” (anche se poi nella realtà non cambia nulla). Anche il Partito Democratico di Lucera, dunque, sceglie il verbo “cambiare” in un momento in cui lo stesso termine è abusato (basti pensare all’ormai cristallizzata e seccante locuzione, che in questo periodo salta fuori da ogni discorso, “governo del cambiamento”!). Un po’ come fa la pubblicità che, pur di vendere il prodotto, è costretta a ricorrere sempre al termine “nuovo” anche quando di nuovo e sostanziale non c’è nulla.


Alcuni interventi

Sono intervenuti per primi i due coordinatori dell’omonimo comitato, Carlo Luciano e Rosalia Nappa. Luciano ha dichiarato che dopo le elezioni del 4 marzo si aspettavano dal partito una risposta «più forte», e che il PD «si fermasse e si chiedesse chi fosse». Un soggetto ridotto ad un rottame, che voleva rottamare ed è rimasto rottamato: questo era, è e sarà sempre il PD. Dovrebbe pure chiederselo? «In questi anni – ha continuato Luciano – ha perso militanti, pertanto questa sera vi prospettiamo dieci punti corrispondenti ad altrettante proposte migliorative per il partito». Nappa, invece, ha proposto la riapertura dei circoli e «…crediamo che il tesseramento debba essere aperto tutto l’anno e che il partito abbia fallito per i contrasti interni».
Tonio Fusco, uno di quelli del rinnovamento che hanno preso la parola in seguito, ha detto di non sapere neppure quale sia la linea politica del «p-ddì» (ha già dimenticato che ha permesso l'elezione a segretario cittadino di Giannetta?) e quali alleanze esso farà durante i prossimi mesi a livello locale (…eddai! Vuoi prenderci in giro?). Insomma, come si dice in gergo, “stanno proprio inguaiati”. I più inguaiati di tutti. Per fortuna, però, è intervenuto dopo di lui Vincenzo Di Siena, il quale ha detto di volere un partito che riesca a tenere unite al suo interno le anime provenienti dalla sinistra e ha evidenziato che non è possibile che un movimento interno allo stesso si rifaccia al civismo: «Non riesco a capirlo». Di Siena, pane al pane e vino al vino, ha concluso sottolineando che il partito «non esiste nel suo atteggiamento di contrapposizione all’amministrazione», ma questo era noto da tempo. Era presente anche l’europarlamentare Elena Gentile, la quale, gesticolando in modo teatrale come spesso fa, ha elencato una serie di questioni per dire… nulla.
A concludere l’incontro è stato lo stesso che l’ha aperto, Luciano, il quale ha detto di augurarsi che nasca un percorso in cui si stia «tutti insieme», anche con la creazione di forum monotematici.
Beh, certo a Lucera il prossimo anno si vota, no? Guai, svegliarsi prima!

A pronunciarsi a freddo sull’esito dell’incontro della scorsa serata dell’8 giugno è Pietro Scioscia che non le manda a dire: «Sono andato a quell’incontro per un fatto di cortesia e di educazione – ha detto – in quanto invitato da Rosalia Nappa, Franco Forte e Mario Rotunno. E poi per la curiosità di scoprire se vi fossero dei presupposti di cambiamento. È emerso, invece, che si è fermi al 2010, quando contestai insieme ad un gruppo la gestione patronale del partito basando la tenuta del potere sul meccanismo delle tessere e non certo su valori e competenze. Ancora oggi si discute del fatto che il partito non si apre, che al suo interno non c’è confronto ma anzi ci si arrocca su blocchi di potere per la gestione personalistica di esso. Far passare otto anni da allora per constatare che si è fermi al 2010 è mortificante e dimostra che avevo ragione» ha rimarcato Scioscia che ha aggiunto: «Al di là delle vicende nazionali ben note che dovrebbero portare un genuino insegnamento e a leccarsi le ferite con umiltà, a livello locale noto che la mia tesi è sempre attuale. In quella occasione si era in un contesto congressuale ed io con altri dissidenti ce ne andammo disapprovando la palese mala gestione del partito a colpi di pacchetti di tessere e null’altro, mettendo valori e competenze umane in un angolo». E a meravigliare ancor più Pietro Scioscia è il fatto che oggi «a lamentarsi di quanto accade sia proprio chi volle quella spiacevole situazione mettendo la segreteria del PD nelle mani di un soggetto non capace, evidentemente non utile al partito visto poi com’è andata a finire, portando il partito alla rovina, quella stessa rovina da cui ancora oggi il Partito Democratico non riesce a liberarsi».

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