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POLITICA
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Caso tavolini e dehors. Bizzarri: «Non accetto offese gratuite». Difesa degli esercenti tacciati di essere abusivi e indagati
Imbarazzante figura da parte dell'amministrazione comunale in una vicenda che potrebbe approdare nelle aule di tribunale, con gli esercenti che si sarebbero già rivolti ai loro legali

Lucera, 07.05.2018 – La prima comunicazione del Consiglio Comunale dello scorso 3 maggio è stata quella di Giuseppe Bizzarri, il quale ha inteso effettuarne una su un argomento che ha tenuto banco negli ultimi giorni e su cui ci sono state anche delle polemiche reputate dal consigliere «strumentali». Bizzarri si riferiva ad una questione relativa ai tavolini e ai dehors nelle piazze (e in modo particolare tra Piazza Duomo e Piazza Nocelli) e in ordine alla quale è stata fatta anche una riunione in Municipio col sindaco, alcuni rappresentanti dell’amministrazione ed i titolari degli esercizi di somministrazione del centro storico (in questa pagina è disponibile il video integrale della discussione protrattasi in Consiglio Comunale per circa un’ora e mezza). In particolare, secondo alcuni esponenti della maggioranza, lo stesso Bizzarri ed altri consiglieri di minoranza avrebbero inteso cavalcare in maniera strumentale questa vicenda, «e sinceramente questo ha dato fastidio, perché non è assolutamente così», pertanto il consigliere ha voluto chiarire alcuni aspetti. Dopo aver sottolineato che hanno preso posizione non solo nell’interesse dei soggetti direttamente interessati, ma anche dell’Ente, ha spiegato che hanno sposato una tesi, quella secondo cui non fosse necessario il parere della Soprintendenza per concedere l’occupazione di suolo pubblico ai titolari. Qualcuno, però, li ha attaccati dicendo che non sanno leggere (la solita filastrocca, insomma), «…per cui mi perdonerete se farò un breve excursus per chiarire la nostra posizione».
Proprio Bizzarri, quando era assessore alla Polizia Municipale nel 2006, appena fu promulgato il Codice dei Beni Culturali 42/2004, scrisse alla Soprintendenza, la quale rispose, dando una sorta di parere preventivo, dicendo di fare attenzione che ci fosse una certa uniformità nell’arredo urbano. Da allora le concessioni sono state sempre rilasciate senza il passaggio alla Soprintendenza. Lo scorso anno, invece, essa, nella persona della nuova reggente, la dott.ssa Bonomi, inviò delle comunicazioni imponendo la rimozione delle fioriere, e di lì è nata questa vicenda che ha avuto anche degli strascichi sulla stampa, infatti le persone destinatarie di questi provvedimenti, a dire di alcuni giornalisti, sarebbero indagate e si è addirittura parlato di arresti e di una serie di situazioni che, per quello che risulta al consigliere, non sono assolutamente vere. In ogni caso, per Bizzarri è molto probabile che a quella lettera della Soprintendenza segua per esempio l’irrogazione di alcune sanzioni, in quanto essa ha imposto immediatamente il ritiro di quelle concessioni, infatti poi sono stati tolti i tavoli e le fioriere, ovvero modificati quei provvedimenti in precedenza autorizzati.

Se le sanzioni ci saranno, è inoltre molto probabile, secondo il consigliere, che queste persone, definite peraltro da alcuni mass media “abusive” quando in realtà non lo sono (infatti, com’è stato detto, è stato proprio il Comune a rilasciare le autorizzazioni!), si recheranno negli studi professionali di avvocati per difendersi: nello studiare la vicenda, i legali incaricati rileveranno il contesto normativo, il quale prevede che nei centri storici non sia richiesta l’autorizzazione, cioè il parere della Soprintendenza, per l’occupazione, salvo che non vi siano dei vincoli specifici.
«Non si può dire che non capiamo niente – ha detto dunque Bizzarri in riferimento a quanto scritto da alcuni consiglieri che siedono tra i banchi della maggioranza –, perché è un’offesa gratuita: il nostro intervento era volto a chiarire alla Soprintendenza quali fossero i termini giuridici della questione, dal momento che ritengo che la sua posizione sia del tutto arbitraria, considerato che situazioni simili sono autorizzate in tutta la Puglia». Anche Fabio Valerio ha esortato il Comune a dire la propria: «Non riesco a capire quest’atteggiamento remissivo, quasi di sottomissione psicologica alla Soprintendenza: esistono tante leggi cornice all’interno delle quali i soprintendenti devono mantenersi». L’assessore Giovanni Di Croce, però, è del parere che il Comune non possa far nulla: «È il privato che deve muoversi».
Inutile, alla fine, il tentativo del consigliere Simona Dell’Osso di intervenire per dire la propria. Il presidente del Consiglio Comunale Luca Borrelli ha parlato di tempo scaduto… Assurdo, visto che trattavasi di una comunicazione che, come tale, avrebbe dovuto vedere da parte dello stesso Borrelli un’organizzazione dei tempi a monte e non a valle. Ha fatto confusione, insomma, con le interrogazioni.
Non era proprio Borrelli, con Tutolo e Grasso a formare un terzetto dell’opposizione, a lamentarsi che gli argomenti importanti andassero discussi costasse il tempo che costava e al bando le regole? Esclamava l’attuale sindaco: «E allore a quà nen se pote parlà quande tenìme da parlà?».

Greta Notarangelo

 
 
 


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