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POLITICA
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Tra la sentenza Capobianco e i ricorsi al PUG, Tutolo ne ha di grattacapi!
In Consiglio Comunale il sindaco viene colto… di sprovvista sulla fresca sentenza che aveva spinto Immobiliare Caterina a chiedere sette milioni di risarcimento. Assente l'assessore al ramo Di Croce, il sindaco è stato messo alle corde anche su questioni legate al rispetto delle distanze

Lucera, 07.08.2017 – Il primo a sollevare la sua interrogazione durante l’ultimo Consiglio Comunale del 1º agosto scorso (guarda la playlist video) in seduta di aggiornamento (il giorno prima si sono presentati solo in tre) è stato il consigliere Luigi Carmine Ziccardi, il quale ha chiesto al sindaco se tra i debiti restanti sia stata calcolata anche l’eventuale contestazione che viene dalla causa con Antonio Capobianco (più precisamente si tratta della recente sentenza del TAR che ha dato ragione alla Immobiliare Caterina).
«Credo che sia inserito nei debiti potenziali – si è limitato a replicare il pagnottaro –, non ricordo la quantificazione che è stata data a quel contenzioso, ma non è inserito nel piano di riequilibrio, in quanto è successivo ad esso».
Capobianco, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato che gli riconosceva tutte le ragioni in merito ad una concessione negata poi sfociata in una transazione che il Comune di Lucera non ha poi rispettato, aveva avanzato richiesta di risarcimento di oltre sette miioni di euro.
In particolare, Ziccardi si è soffermato sul passaggio della sentenza che recita: “Ed anzi va evidenziato che la attuale pendenza del giudizio di appello avverso la sentenza n. 228/2015 non era e non è argomento assolutamente ostativo alla attuazione degli accordi transattivi del 2010-2012 (come viceversa sostenuto nella motivazione del gravato atto dirigenziale del 14.9.2015), posto che ciò non ha impedito al Comune di approvare in via definitiva in data 26.12.2016 lo strumento urbanistico generale di recepimento di tutti gli impegni intrapresi dal Comune con i citati accordi transattivi”.
L’assessore Maria Barbaro ha invece provato a chiarire che, intervenuta la sentenza Mores nel 2015 (quella del TAR e della quale si attendono gli esiti conclusivi con la sentenza del Consiglio di Stato), quelle transazioni derivanti da un precedente errore del 2008 sono automaticamente annullate: «Tuttavia, la sentenza non precisa se quelle transazioni potessero essere attuate o meno, ma si parla soltanto di inadempimento contrattuale e viene quantificato il danno, quindi si annulla la nota dirigenziale, però non si dice se allo stesso tempo la si potesse attuare o meno». A parte tutto ciò, l’assessore avrebbe però anche dovuto prendere atto del fatto che il 26 dicembre 2016 l’amministrazione adottò il PUG pur sapendo che c’era già in piedi questa causa in cui il Comune rischiava di perdere.


La sentenza Capobianco sollevata da Ziccardi

Restando nell’ambito dell’Urbanistica, il consigliere Giuseppe Bizzarri ha sollevato una prima interrogazione riguardante la querelle nata sul tema delle distanze tra fabbricati. C’è stata anche qui una sentenza che ha annullato il Piano Particolareggiato Di Gioia, il quale prevedeva delle deroghe alla normativa nazionale in tema di distacchi tra fabbricati finestrati. Ha avuto luogo, quindi, una fitta corrispondenza tra il nuovo dirigente, quello vecchio e l’avvocato Ignazio Lagrotta, a cui è stato richiesto un parere su questa vicenda. Era stato rilasciato, infatti, un permesso a costruire che prevedeva la deroga a tali distanze, poi lo stesso permesso è stato impugnato da una controparte ed il giudizio si è concluso dinanzi al Consiglio di Stato con l’annullamento del Piano Di Gioia e quindi anche del medesimo permesso, senonché nel frattempo è stato approvato il PUG, che ha reiterato la deroga alle distanze nell’articolo 26.2 delle norme di attuazione; in seguito, sulla scorta di questa previsione programmatica è stato rilasciato alla ditta, che nel frattempo aveva perso dinanzi al TAR, un nuovo permesso a costruire: ci sono state delle contestazioni ed il dirigente, invitato dall’assessore Giovanni Di Croce con una comunicazione scritta, ha chiesto di valutare la revoca in autotutela del permesso.


Bizzarri e il problema delle distanze

Il fitto carteggio si è concluso con un parere dell’avvocato Lagrotta, il quale ha sostenuto che la previsione, all’interno del PUG, della deroga alla norma nazionale sulle distanze a suo parere è illegittima. Nel frattempo vi sono state delle impugnazioni del PUG, una delle quali è relativa proprio al tema delle distanze. Prendiamo quello che sta avvenendo in via Tribuna, dalle parti della Villa Comunale, dove sono state rilasciate concessioni ante-PUG senza che si sia fatto cenno al rispetto delle distanze (10 metri) e dove qualche richiedente ha già avanzato ricorso avverso il nuovo strumento urbanistico approvato a dicembre del 2016 proprio perché gli sarebbe stato negato il permesso in virtù di quelle distanze non rispettate. Una contraddizione palese, insomma.
«Adesso il Comune – ha dunque chiesto il consigliere –, che si dovrà costituire in quel giudizio, che farà? E si dovrà costituire pur avendo Lagrotta presentato un parere che dà ragione al ricorrente? In secondo luogo, poiché mi sembra di capire che anche sulla scorta del parere si procederà alla revoca in autotutela del secondo permesso, che cosa ne sarà degli altri permessi a costruire, rilasciati sempre con quella norma previsionale?».
Ovviamente, la risposta del sindaco anche su questo argomento non è stata affatto esaustiva. «Ci atteniamo a ciò che diranno i nostri tecnici e legali», ha replicato, mentre Bizzarri, prendendo atto di ciò, ha detto di sperare che l’assessore Di Croce faccia pervenire una risposta scritta ad entrambe le richieste.
Quando vuole (o quando non sa che rispondere?) il sindaco sa essere estremamente conciso.

Greta Notarangelo

 
 
 


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