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PdL e amministrazione in crisi? "Chiacchiere e tabacchiere di legno, il Banco di Napoli non si impegna"
Pressoché nulla di quanto sarebbe stato messo in giro troverebbe riscontro a sentire diversi consiglieri del PdL

Lucera, 20.12.2009 - C’è un angolo a Lucera, nei pressi di piazza Duomo, dove più o meno giornalmente si frigge aria. L’aria fritta è un prodotto-non-prodotto, un’idea senza capo né coda. “Hot air”, direbbero gli americani per definire l’inconcludenza di qualcosa che non trova fondamento. Fumo, insomma, come quello che si vende a iosa nelle tabaccherie o che si respira nelle fumerie turche ed in quelle d’oppio cinesi.
Abbiamo voluto verificare quanto di vero ci fosse a proposito di un enorme squarcio che si sarebbe aperto in seno all’amministrazione Dotoli, dentro il PdL e ad opera del PdL. Un giro di telefonate ai consiglieri interessati per trovare un eventuale riscontro circa la preannunciata catastrofe.
«C’è semplicemente l’esigenza di fare di più» ha detto Giuseppe Di Sabato, consigliere del PdL, raggiunto al telefono poche ore fa ed ha aggiunto: «Se poi c’è qualcuno che esce fuori dalle riunioni e può dire quello che vuole, questo non va bene». Tutto fumo di piazza Duomo, insomma, come quello di un vulcano spento che può svegliarsi in qualsiasi momento: domani o fra mesi, anni, secoli (e capirai che scoperta!).
A Gianni Pitta abbiamo domandato se fosse vero che un folto gruppo di consiglieri del PdL (gli stessi, guarda caso, che l’hanno voluto capogruppo) non si sentisse rappresentato da lui. «Il mio – ha risposto – è un ruolo formale. Ammesso che sia vero, che io sappia non è possibile mettere fuori gioco un capogruppo verbalmente, semplicemente affermando “non mi rappresenti”. Si dovrebbe ricorrere ad atti formali, come quello di riunire il gruppo consiliare e presentare, sottoscrivendola, una sfiducia nei confronti del capogruppo. Ma nulla di tutto ciò è avvenuto e mi pare che nessuno fino ad ora abbia messo in discussione il capogruppo del PdL». Per Pitta, ma non solo, si è fatto tanto parlare «a vanvera».
Altro capitolo: il sovradimensionamento del sen. Carmelo Morra a Lucera sia per la carica di vice sindaco ed assessore riconosciuti a Fabio Valerio che per la candidatura del dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Giuseppe De Sabato, alle prossime elezione regionali del 2010. Da quel che è dato di sapere si tratterebbe di una infelice sortita di un paio di consiglieri che preferirebbero (se non l’hanno già fatto, promettendo il proprio appoggio) spostare le proprie attenzioni verso lidi foggiani e manfredoniani anziché privilegiare un candidato lucerino che, in fondo, meglio gioverebbe alla causa nostrana.
Si sarebbe poi parlato della non rappresentatività, nei confronti dello stesso “folto gruppo” pidiellino, dei due assessori Germano Benincaso e Fabio Valerio. Altro fumo a quanto pare, poiché nessuno, nel PdL, ha dichiarato che nei propri settori i due non stiano lavorando bene. Anzi, viene riconosciuto ad essi, sin qui, dopo soli quattro mesi, una buona operatività. Ma ammesso che sia vero, c’è da chiedersi cosa vuol dire “non sentirsi rappresentati” visto che nello stesso tempo si ammette la loro operosità. Cosa, quest’ultima, che dovrebbe essere motivo di vanto per un partito di maggioranza che conta ben 11 consiglieri.
«Per quello che è stato fatto in 3 o 4 mesi e che in 10 anni altri non hanno saputo fare, non posso che dichiararmi soddisfatto dell’operato svolto dagli assessori del mio partito, dal sindaco Dotoli e dall’amministrazione tutta. Altra cosa – ha poi precisato – è ritenere di esigere sempre di più. Cosa giustissima che deve trovare riscontro in una ininterrotta e convinta dialettica, così come mi pare stia avvenendo nel partito; un dialogo che non deve essere confuso con chissà quali problemi interni tali da compromettere la tenuta del governo cittadino. Mi pare che un insignificante e vuoto pettegolezzo di piazza lo si voglia far passare per una, inesistente, verità». E ha caricato la dose quando ha affermato che «il Sindaco ha grande volontà di fare, anzi pretende forse anche troppo da se stesso e vorrebbe accelerare su cose che sono senza dubbio importanti e che la città aspetta da troppi anni. A volta si scoraggia anche, quasi come se sentisse addosso delle zavorre, segno che conferma la sua grande volontà di fare».
Michele Cedola, altro consigliere del PdL chiamato in causa, smentisce le voci (o la voce di piazza) che lo vorrebbero non soddisfatto del capogruppo Pitta. «Non esiste una eventualità del genere. Ma chi l’ha mai detto? Possibile che un normale e tranquillo confronto interno al partito debba essere trasformato in una catastrofe? Vuol dire che un partito allora non deve mai riunirsi? Per quanto mi riguarda fino a prima di questo momento non ho mai rilasciato dichiarazione alcuna, né mi risulta esistano documenti che avvalorino quanto messo in giro in questi giorni». Cedola ha puntualizzato e ricordato che «noi ci siamo dati semplicemente dei tempi, dall’inizio dell’amministrazione, che stiamo rispettando e non abbiamo mai messo in discussione la fiducia nei confronti di Dotoli né i rappresentati in giunta del PdL ed il loro operato. Mi sembra assurdo». E la discussione sulle candidature alle regionali? «Come al solito – ha detto – circolano decine di nomi».

Giacomo Capobianco: «La città merita ben altre attenzioni che i soliti pettegolezzi»

Giacomo Capobianco esprime il suo pensiero in merito alle «voci fumose» in una nota inviata alla redazione del Frizzo che qui riproponiamo integralmente: «Disinformazione e nient’altro. Ritengo doveroso evidenziare che il gruppo consiliare del PDL è unito, solido e compatto intorno al Sindaco Pasquale Dotoli e che nessun disfacimento è in atto nello stesso gruppo consiliare, anzi regna sovrano il dialogo, il confronto interno che ritengo sia necessario e doveroso nel cospetto di una città attanagliata da innumerevoli problematiche. Poi, se qualcuno vuole che non ci sia nemmeno un minimo di confronto interno al partito, beh fa un grande errore e forse si esagera quando gli argomenti oggetto di discussione vengono nel contenuto erroneamente interpretati.
Non è la prima volta che ci sono confronti di natura squisitamente politica e credo che sia anche normale in un partito che conta ben undici consiglieri e che ancora oggi sta attraversando una fase di assestamento che va ben oltre la situazione locale. Sappiamo bene che in politica tutti possono avere dei colpi di testa e tutti hanno la possibilità di difendersi con altrettanti colpi di testa. Ma sappiamo benissimo che non fanno bene a nessuno e soprattutto non fanno bene a chi attende da anni dei risultati concreti dall’amministrazione.
La città non merita questo, ma solo attenzione e maggiore confronto anziché i soliti pettegolezzi. I problemi sono tanti e spesso è proprio questa voglia di essere protagonisti nella vita amministrativa e politica che spinge a porre, sul tavolo delle discussioni politiche, ruoli, posizioni e quant’altro, al fine di poter un giorno salire quel gradino per esprimere meglio quella sua operatività all’interno della macchina amministrativa comunale.
È un’aspettativa normale a cui qualsiasi consigliere comunale aspira, nella consapevolezza che non tutti possono ricoprire lo stesso ruolo, questo credo che sia ovvio, come è ovvio che tutti devono essere in qualche modo motivati. Quindi nessuna lacerazione e nessuna lotta interna, si cerca di ragionare e di confrontarsi per esprimere al meglio il ruolo che la politica è tenuta ad esprimere.
Nessuna rivoluzione, ma equilibrio. La città sta lì ad osservare e merita per questo un’attenzione particolare, e sono convinto che l’amministrazione tutta, maggioranza e opposizione, è li pronta a dare quella risposta che la città attende ormai da anni.
Colgo l’occasione per porgere i più sinceri auguri, a Lei, direttore e a tutta la cittadinanza per un Santo Natale ed un felice anno nuovo».

Sulla stessa linea Francesco Di Battista, che taglia corto: «Vuoi vedere che dobbiamo dare retta alle chiacchiere morte? C’è un gruppo di 11 consiglieri all’interno del quale si sta svolgendo un normale confronto che è continuo e costante. E poi, da chi sarebbe stato messo in discussione l’operato degli assessori del PdL? Si tratta di un’accozzaglia di falsità e di fantasie!».
Così pure Giuseppe Di Sabato, il quale ha sottolineato che «prima di adesso non è stato fatto cenno alcuno, all’esterno, circa l’operato degli assessori del PdL e del Sindaco. Certo, può esserci l’esigenza di esercitare una maggiore spinta propulsiva all’azione politico-amministrativa, ma se non fosse così vorrebbe dire che dobbiamo fermarci. È l’azione, d’altra parte, che si chiede di svolgere ai rappresentanti in Consiglio Comunale e nella amministrazione eletti dalla città. I consiglieri devono rendere conto del loro operato ad una città che oggi risulta ancora essere in uno stato di sofferenza. La discussione ed il dialogo devono portare, in un partito, a dedicarsi a quelle attività che da tempo richiedono di essere sbloccate: parlo del PUG, del PIP e di altre situazioni connesse allo sviluppo socio-economico della città». Anche Di Sabato parla di «aria fritta» laddove si è sentito dire di aver messo in discussione particolari posizioni di partito». Una cosa, però, ci tiene ad evidenziare, e cioè che «ci dovrebbe essere maggior dialogo tra gli assessori, il loro operato – che giudica fin qui positivo – ed i consiglieri perché questi ultimi possano dare il loro apporto costruttivo. Certo – ha poi concluso – questa amministrazione ha già raggiunto in pochissimi mesi importanti traguardi, ma ritengo che non si deve correre il rischio di accontentarsi e di adagiarsi. Bisogna sempre fare di più».
In fin dei conti le ipotesi circolate sin qui verrebbero smentite in gran parte dalle dichiarazioni qui riportate e dovrebbero attendere ancora prima di essere rivisitate e rivalutate. Ma sin qui di certo c’è solo quel che un vecchio proverbio napoletano recitava: “Chiacchiere e tabacchère ‘e legno, ‘o Banco ‘e Napule nun se ‘mpègne” (“Chiacchiere e tabacchiere di legno, il Banco di Napoli non s’impegna”). Infatti al Banco di Napoli vi era una sezione di pegni, creata per aiutare i più poveri, dove si accettava come pegno qualsiasi oggetto, meno le tabacchiere (scatole per il tabacco da fiuto in legno), per le quali, non valendo molto, non conveniva impegnarsi in un prestito.

Roberto Notarangelo



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