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Antonio Pitocco è il nuovo capogruppo consiliare del PdL
Pitta consegna nelle mani del gruppo consiliare il suo ruolo dopo essere stato individuato, a luglio, dagli stessi che hanno detto di non sentirsi rappresentati e che poi hanno smentito e che ora hanno confermato quello che avevano smentito… Intanto si intravedono le prime crepe nella maggioranza

Lucera, 29.12.2009 - Gianni Pitta ha messo a disposizione del gruppo consiliare pidiellino la carica di capogruppo. E così ecco confermate le schiaccianti contraddizioni di un partito che il giorno prima smentisce e quello dopo conferma quel che aveva smentito. Contraddizioni che mettono in evidenza anche come la scelta di candidarsi con un simbolo in fondo conti poco o nulla: «Io sono di centrodestra, apprezzo e difendo quello che ha fatto fin qui l'amministrazione», ha detto un consigliere del PdL alcuni giorni fa. Salvo poi affermare, qualche attimo dopo, che «qui non conta la destra o la sinistra o il centro, ma il fatto che questa città deve decollare». Insomma, sembra proprio vero che candidarsi sotto una bandiera serve più a garantirsi una poltrona nella maggioranza di governo… E poi è anche "trendy".
Pitta è un problema… Anzi no… E invece sì… E così, "per una maggiore unione nel partito si è deciso per la nomina di Antonio Pitocco". Che vuol dire, che Pitta teneva spaccato il partito? È bastata, quindi, la nomina di Pitocco (ma pare che sarebbe potuto essere anche qualcun altro che non fosse Pitta) per garantire l'unione nel partito? Sembrerebbe di sì, visto che in questo modo verrebbe meno (finalmente!?), con il sacrificio a cui si è volentieri sottoposto il capogruppo uscente, una pedina della tanto additata corrente morriana, favorendo così un'altra corrente che, in verità, non si è ancora capito a chi farebbe capo… A Cusmai? A Tarquinio? Ai fili elettrici?
Nella riunione dei consiglieri tenutasi a Palazzo Mozzagrugno nella tarda mattinata di domenica scorsa, 27 dicembre (prevista per le ore 10:00 ma tenutasi due ore dopo ed alla quale mancavano
Gianni Pitta e Vincenzo De Peppo) sarebbero state messe sul tavolo altre questioni. Come la nuova (ma non tanto visto che l'ipotesi era già stata avanzata anche ai tempi di Labbate) aspirazione del consigliere Giuseppe Di Sabato riguardante la nomina dei consiglieri delegati che dovrebbero fungere da supplemento agli assessori dedicandosi ad una specifica tematica per volta. Un argomento che probabilmente approderà nel prossimo Consiglio Comunale, il primo del nuovo anno. E si sarebbe tornato altresì a parlare della nomina di un coordinatore locale (il PdL di Lucera attualmente è coordinato dall'82enne Gabriele Mazzone da Manfredonia). Un ruolo a cui si dice aspiri il consigliere Mario Alfonso Follieri. È stata poi individuata la figura del vice capogruppo consiliare nella persona dell'avv. Francesco Di Battista. In fin dei conti tutti avrebbero finalmente avuto la soddisfazione di vedersi riconosciuto un ruolo (da assegnare e già assegnato). E non sarebbe stata nemmeno trascurata la eventuale scelta di un funzionario che, in una rivisitazione dei ruoli della tecnostruttura, si andrà ad occupare dei settori urbanistica e attività produttive. Settori su cui molto si discute da tempo nella maggioranza.
Resta però da vedere quanto durerà questo idillio, essendo più o meno nota la sindrome dell'isterismo da cui spesso è colpito il PdL di Lucera. Alla fine questa operazione di "reinventarsi" potrebbe risultare più come una inutile ricerca di poltrone e poltroncine che porterà ad un nulla di fatto. Della serie: "Tutti vogliono fare, ma nessuno fa niente!". E così eccoli accontentati. D'altra parte, è inutile illudersi visto che nel Palazzo le cose hanno funzionato sempre in un certo modo e sradicare abitudini così ancorate al terreno diventa impresa assai ardua. E non manca chi ha capito che le cose funzionano così e non si illude affatto che possano cambiare dall'oggi al domani. Cosicché ci si adegua.
Per tornare alla "cessione" del ruolo di capogruppo da parte di Pitta, è indubbio che va registrata come una mossa astuta. D'altra parte il capogruppo uscente non si era mai proposto alla candidatura (Antonio Pitocco fu, addirittura, tra i primi ad indicarlo), essendo stato chiamato a svolgere quel ruolo a luglio, in un momento (lo ricordano tutti) particolarmente delicato per il PdL e per la maggioranza tutta. Riuscì, Pitta, nella difficile impresa di ricucitura tra le forze della coalizione ed il sindaco Pasquale Dotoli. Eppure vedi cosa ti combina il destino: appena qualche giorno addietro diversi suoi colleghi di partito scongiuravano a priori che fosse in discussione il capogruppo Pitta ed il suo operato (con quello dei due assessori di riferimento del PdL). Poi, oggi viene fuori che sia lo stesso Pitta a mettere sul tavolo la sua carica e che, se non lo avesse fatto, probabilmente si sarebbe arrivati a sfiduciarlo, specie da parte di chi qualche giorno prima aveva smentito categoricamente una ipotesi del genere.
Valli a capire 'sti ragazzi!
Forse non ce l'avrebbero fatta a raccogliere firme a sufficienza per addivenire unanimemente ad una sfiducia. Ecco perché il gesto di Gianni Pitta va letto tutto in chiave politica, poiché gli permette di vantare dai suoi un credito significativo. E poi, conviene continuare ad essere il capogruppo di una compagine che non perde occasione per spaccarsi su nomine, nominicchie e pinzellacchere, mentre ai problemi della città deve pensare un Messia che non scenderà mai su questa terra e con questi chiari di luna?

Botti di fine anno

Il fatto è che alcune crepe, anche se piccole, cominciano ad intravedersi nella maggioranza (ma molti dei diretti interessati sembrano non accorgersene o rigettano questa idea per rifiutare la realtà). Come quella che lo scorso 23 dicembre ha portato a qualche disaccordo circa l'approvazione di una delibera di giunta attinente l'affidamento per estensione del 5º lotto (2.800.000,00 euro) al fine di intervenire sul versante collinare in zona ospedale "Lastaria". Perché neanche con l'amministrazione Morlacco si è voluto dar seguito con la stessa procedura qui adottata? Perché pure il Commissario Prefettizio non l'ha fatto? Perché per i lotti precedenti – a partire da Labbate e forse anche prima – non si è fatto? Perché le carte sono venute fuori in ritardo, tanto da far parlare di urgenza (e vuoi vedere che l'ospedale crolla proprio ora?)? E che urgenza può mai esserci quando l'impresa avanza richiesta di una proroga di ben 90 giorni?
Tanti interrogativi che avrebbero spinto alcuni della maggioranza, tanto che l'assessore Michele Miano non si è presentato all'appuntamento con l'esecutivo il 23 dicembre, a ritenere che fosse più lecito (e che ci fossero i tempi) per indire un bando di gara. Lo stesso Miano ha smentito con forza, inoltre, quelle voci che lo vorrebbero nei panni di chi avrebbe chiesto scusa al sindaco per non essersi presentato: «La mia assenza è frutto di una convinzione che mi porta ad essere d'accordo con chi avrebbe voluto che si mettesse in atto un bando di gara per quell'argomento».
Chiaro e categorico! Come categorico sembrava l'atteggiamento dei due assessori del PdL il giorno prima dell'approvazione di quella delibera, convinti anch'essi che si dovesse procedere con un bando di gara. Convinzione dai due ribaltata il giorno successivo.
Crepe che rischiano di diventare squarci nella maggioranza, anche perché le distanze tra il sindaco e il Direttore Generale Costantino Dell'Osso sembrano aumentare giorno per giorno. Questioni che nulla hanno a che fare, però, con la finanziaria che prevede, all'art. 186, la soppressione dei city manager nei comuni e nelle province, ma solo per quanto riguarda (lo si comprende leggendo l'art. 183) gli organi consiliari che si vanno ad insediare successivamente alla entrata in vigore della legge, cioè dal 1º gennaio 2010. Il venir meno del dialogo tra le due figure summenzionate deriverebbe da una quasi totale mancanza di coinvolgimento del Direttore Generale. Eppure proprio nel giorno della conferenza stampa il sindaco Dotoli aveva affermato che «la figura di Costantino Dell'Osso sia da un punto di vista tecnico che politico (sì, ha detto anche politico, ndr) è fuori discussione». Cosa è accaduto da quel giorno? Stiamo parlando di appena una settimana fa. È accaduto che l'Ufficio di Gabinetto del sindaco continua ad essere frequentato con una certa costanza e con assiduità da qualche semplice consigliere (cosa che sarebbe da tempo mal digerita proprio all'interno del PdL). E vuoi che un Direttore Generale, «figura sia tecnica che politica» come ha detto Dotoli, debba vivere assai lontano da un primo cittadino che lo ha voluto al suo fianco ma che risulta "lontano un miglio" dal suo "ufficio"? Ed intanto si fa strada l'idea che si stia per ritornare "alle origini" delle posizioni della campagna elettorale, quando la candidatura di Dotoli era costruita intorno al triumvirato Dotoli-Di Ianni-Gentile.
Il momento è delicato. Tanto delicato che ieri, a teatro Garibaldi, mentre andava in scena il 4º Premio Giornalistico intitolato al compianto collega Emanuele Tetta, Dotoli faceva venir meno la sua presenza, cosa che non accadeva per il Direttore Generale, che in un intervento teso a ricordare Emanuele faceva sentire forte la sua difesa delle istituzioni accusate di meschinità nella postfazione del libro dedicato al giornalista scomparso prematuramente.
Il botto finale ce lo regala un retroscena curioso e interessante, laddove il sindaco avrebbe chiesto al suo irrequieto partito di fare in modo da portargli delle sintesi come succede per le altre forze della coalizione. Ebbene pare che con un colpo secco da macellaio provetto, un componente del PdL gli avrebbe fatto notare, non a torto: «Scusa Pasqualì, puoi capire tu stesso cosa ci vuole un partito come MpA, per esempio, a raggiungere una sintesi potendo contare su appena due consiglieri. Ma dimentichi che qui siamo in undici!». E con il sindaco dodici, diremmo noi. Il che complica ancor più le cose.
Ma Pasqualino saprà cullarli… Dolce… Dolce… Dolce…
Che gran casino! Ci sarebbe da parlare ancora di altro, come della mancanza assoluta di semplici e piccole regole che rappresentano la Chimera di questa città, come ha ricordato in una sua lettera il dott. Franco Sammartino (leggi).
Ma tant'è…
Forse ha ragione chi ritiene che «solo un dissesto potrà salvarci!».

Roberto Notarangelo



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