‹‹·········


Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra

Viaggio nella musica popolare marchigiana
Il gruppo di autentici portatori della tradizione popolare marchigiana “Pitriò’ mmia” incatena il cuore di chi abbia la fortuna di ascoltarne la musica

Macerata, 28.04.2010 - O Pitriò’ mmia, di’: comme sci fatto pe’ ‘ngatenàmme tando forte ‘r-core?!…
Così scriveva l’illustre ricercatore e poeta petriolese Giovanni Ginobili rivolgendosi alla sua città natale nella poesia Pitriò’ mmia. Mi piace citare questi versi, riprendere questa domanda e girarla però a Domenico Ciccioli e a tutti i cantori e suonatori del gruppo di Petriolo che proprio da questa poesia prende il nome di Pitriò’ mmia, di’: comme sci fatto pe’ ‘ngatenàmme tando forte ‘r-core?!
Eh sì, come Petriolo incatena il cuore di chi vi nasce o di chiunque abbia la possibilità di visitare le splendide colline della Val di Chienti, così il gruppo di autentici portatori della tradizione popolare marchigiana “Pitriò’ mmia” incatena il cuore di chi abbia la fortuna di ascoltare la sua musica. Tra gli estimatori del gruppo si potrebbero citare più generazioni di appassionati, cultori e studiosi di musica popolare. Mi limito a ricordare un solo nome, quello del mio professore e compianto maestro Roberto Leydi che ogni qualvolta proponeva ai suoi studenti esempi di musica tradizionale marchigiana lo faceva utilizzando le registrazioni di Domenico e dei suoi colleghi.
Il gruppo di Petriolo infatti, fin dalla sua costituzione nel 1970, si è subito rivelato come il più rappresentativo delle Marche centrali grazie ad alcuni forti peculiarità che ancora oggi lo contraddistinguono.
Innanzitutto il repertorio veramente enciclopedico, che comprende tutte le possibili manifestazioni tradizionali del fare musica marchigiano. Oltre al saltarello, alla castellana, ai canti rituali di questua, ai canti narrativi e ai canti infantili, il gruppo si contraddistingue per la conoscenza e la pratica di vari generi di canti lirico-monostrofici veramente rappresentativi della civiltà contadina marchigiana. In particolare ha mantenuto vivi e ha fatto conoscere al pubblico della musica popolare i canti monodici che venivano eseguiti durante i lavori agricoli e soprattutto i canti polivocali, ovvero i canti a vatòccu (o a battòccu), definiti da Piero Arcangeli canti di sosta dal lavoro. E poi serenate, canti alla birbantesca, stornelli d’amore: il tutto rappresenta pienamente la nostra musica popolare marchigiana, quella che in una lettera al Ginobili il compositore maceratese Lino Liviabella definiva “l’iridata sorgente di lievissima freschezza che vince ogni polemica sull’arte per ricondurci nell’incanto inaspettato di stupite purezze”.
Tale già vasto repertorio è ancora oggi in espansione, vista la continua attività di ricerca del gruppo, sia nel proprio paese che nei paesi limitrofi. Questo impegno nella ricerca è un altro tratto caratteristico di “Pitriò’ mmia” già sottolineato da Pierluigi Navoni e Renata Meazza nel 1977 assieme a quell’interessante fenomeno di revival interno innestato dal gruppo stesso, grazie alla sua costante attività nell’ambito di feste e sagre del maceratese.
Negli ultimi anni Domenico Ciccioli, leader della formazione e componente dei gruppo fin dall’inizio, si è dedicato anche ad alcune autoproduzioni discografiche, più o meno artigianali ma sempre molto interessanti ed importantissime. La presente riguarda il gruppo al completo, che si presenta qui per la prima volta compiutamente nella sua nuova, attuale formazione.
Senza briglie di alcun tipo imposte da ricercatori o curatori del caso, Domenico ha potuto tirar fuori dalla sua memoria brani splendidi che finora erano restati fuori dalle registrazioni “ufficiali”. Mi riferisco ad alcune Passioni, tra le quali sorprendente è la Divina Stella (che in realtà è un canto di cantastorie di argomento religioso eseguito sulla melodia della tradizionale Passione). Oppure al repertorio infantile, in parte inedito. E che dire di quei due splendidi cammei che trattano della Morte e… della ‘Nsalata! Raccolti nella stessa sezione, ci presentano una sintesi della nostra cultura tradizionale: l’immanenza della morte nella vita quotidiana porta a vivede con entusiasmo il contingente, a partire dal soddisfacimento di un bisogno primario come quello del cibo; all’impotenza nei confronti di un futuro incerto e oscuro si risponde agendo sul presente, adoperandosi per renderlo il più ricco e saporito possibile!

Roberto Lucanero



Scrivete all'amico
Frizzo

Le risposte
del
Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Alla ricerca di…
Newsletter
F.A.Q.