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L’Angelo della Morte tra miti e leggende

di Ambrogio Giordano

Il mio professore di antropologia culturale: “…il mito e qualche volta alcune leggende servivano a risolvere problemi di natura pratica…”

Lucera, 16.03.2020 - Un’antica leggenda ucraina racconta che Dio mandò sulla Terra una tremenda pestilenza la quale mieteva vittime senza lasciare speranze. Una vedova vide morire impotente nove dei suoi dieci figli quando, presa dall’angoscia, la donna invocò Dio con una preghiera disperata affinché le venisse risparmiato almeno l’ultimo figlio.
Dio, commosso dal dolore della preghiera rivoltagli, le proferì che lei aveva un modo per salvare il suo ultimo figlio, quello di adornarlo con una tunica bianca ricamata con una Croce e delle Rose. Così vestito, il fanciullo non sarebbe stato riconosciuto dall’Angelo della Morte e quindi avrebbe avuto salva la vita.
La donna, però, avrebbe dovuto rispettare la rigida condizione di non rivelare tale segreto ad altri. Ella fece tutto quanto le fu consigliato da Dio, salvando suo figlio e se stessa, ma angustiata dal gran numero di persone morte o malate, ebbe un’idea: iniziò a decorare uova, che chiamò Pysanky, con croci e rose e le regalò a parenti ed amici.
Le uova finemente lavorate erano di una bellezza inusuale e nessuno pensò di mangiarle, anzi furono messe in bella mostra negli ambienti più importanti delle proprie abitazioni, specie negli atri d’ingresso.
L’Angelo della Morte entrò in una tale confusione che smise di mietere vittime e la pestilenza cessò grazie al prezioso sotterfugio ideato della povera vedova.
Perché questa leggenda? In questa giornata, confinato in casa e guardando lo schermo, riecheggiano le parole del mio professore di antropologia culturale: “…il mito e qualche volta alcune leggende servivano a risolvere problemi di natura pratica…”. Il nostro nemico è oggi un RNA Virus che sta mietendo vittime in tutto il mondo. Vabbè, si dirà, di epidemie l’umanità è sempre stata afflitta, pensiamo alla spagnola, una pandemia influenzale che tra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone. Cosa accade oggi di diverso rispetto al passato?
La medicina ha fatto progressi, non siamo ai primi del Novecento, eppure la pandemia esplode lo stesso nel famoso mondo globalizzato, e ritornano i simboli, anzi i nuovi simboli che opportunamente interpretati dovrebbero limitare i funesti danni sociali della malattia che avanza.
La croce e la rosa si tramutano negli indici delle borse mondiali, e chi si salva è protetto da un Dio che non valuta i propri figli nello stesso modo, per cui oggi è la Cina che aiuta i fratelli minori, come noi italiani, inviando le mascherine, senza ricami e simboli, ma facendoci capire che non produciamo ormai quasi nulla, figuriamoci delle mascherine.
La nostra società, tutta quella europea ed in particolare quella italiana, soffre da tempo di una sindrome patologica che si chiama anomia sociale, ed in questo momento di necessità e pericolo, individui, gruppi e sovrastrutture sociali dimostrano gli effetti rovinosi della sindrome lesiva delle interrelazioni sussistenti tra persone, le stesse e le sovrastrutture sociali, e in modo reciproco tra sovrastrutture sociali.
Il risultato di ciò è sotto gli occhi di tutti: la difficoltà oggettiva di coordinamento delle azioni politiche e strategiche, un continuo andirivieni di divieti, sospensioni di divieti, ampliamenti dei limiti, seguiti a drastiche riduzioni della capacità di azione sociale ed individuale, con una comunicazione malata che cerca sempre di individuare il capro espiatorio di una pochezza che ci pervade tutti, in quanto modalità etica di agire in un contesto anomico ove è difficile anche un adattamento individuale. Il politico mette la mascherina, fa allarmismo, non viene contenuto il contagio… la sanità non funziona, di chi sarà la colpa? Si cerca di dare identità antropomorfa persino all’agire sociale collettivo oltre che individuale, si cerca il presunto immaginario colpevole ma non si pensa al fatto che sono gli interi sistemi ormai destrutturati, infatti non ci sono più medici (evviva il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina, siamo senza specialisti da tempo, però accorgersene tardi è meglio che mai).
Si cerca un colpevole con nome e cognome a tutti i costi e quando ciò risulta impossibile è veloce il richiamo ad una realtà artefatta, una forma di dislocazione emotiva: ci aiuta l’Europa, arrivano i soldi alle banche e queste miracolosamente si trasformeranno in opere pie che aiuteranno persone, famiglie ed imprese che già da tempo erano in agonia economica e che il coronavirus sta accompagnando al disastro economico.
Immagino l’accesso in banca di un imprenditore per un aiuto: “Datemi qualcosa per i miei dipendenti”. E il direttore: “Buon uomo, questa è l’immaginetta della nostra protettrice Christine Lagarde, preghi e faccia il digiuno lei ed i suoi dipendenti che fa bene a tutti, il denaro appartiene al diavolo”.
Ma nessuno pensa che per decenni ormai ci si è allenati a farci considerare l’illogico come normale consuetudine, la falsa ricchezza come modello di crescita infinita, rendendo reale il concetto di infinito che di per sé appartiene al puro contesto epistemologico. Ci siamo mai chiesti se esiste o è possibile una crescita economica infinita? E a questo punto perché non una vita umana infinita? Tutto sommato avremo di che pensare non appena sarà rientrata l’attuale pandemia, i costi ricadranno inesorabilmente sui più deboli che dovranno trovare un nuovo habitus comportamentale sia sociale che economico per poter affrontare i duri effetti dell’imminente, prossima e devastante crisi economica e allora, forse, sarà opportuno pensare al mito a cui far riferimento per risolvere le future problematiche contingenti.
Le uova decorate con i simboli dei derivati finanziari, poste innanzi alle nostre dimore, dovrebbero essere il segnale che una nuova coscienza etica e sociale ha smesso di credere nel falso mito della globalizzazione prettamente economica e finanziaria, studiata a tavolino a danno di tutti e a beneficio dei pochi appartenenti ad una ristretta cerchia di folli che hanno cercato di dominare il mondo.
Restiamo a casa. Tutti quelli che possono farlo lo facciano. Che questa tragedia sia l’inizio di una nuova percezione della nostra esistenza, un nuovo modello in cui avere o essere non siano sinonimi.

Ing. Ambrogio Giordano

 
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