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Politiche e Capitanata: fuori il rospo (ed anche le Civiche)!
Foggia: nel conflitto (di interessi) tra sanità pubblica e privata, i civici di Capitanata precipitano. Crescono centrodestra e LeU

Lucera, 12.02.2018 - Si approssimano le elezioni politiche e chi non sia del tutto rincoglionito dalle marce antifasciste (?!) – a corredo dell’orrendo massacro di una ragazza nell’abitazione di alcuni nigeriani (fascisti nigeriani? Bah!) che dopo averne accuratamente dissezionato il cadavere ne hanno fatto sparire il cuore e il fegato (rito tribale?) – e non sia ancora lobotomizzato dall’Isola dei Famosi e da Sanremo, forse ha ancora voglia di approfondimenti, letture di riposizionamenti e candidature.
Iniziamo da quella del dott. Giuseppe Trincucci, candidato per Liberi e Uguali, anch’egli “partigiano de noantri” ed aderente all’ANPI (ché non si nega a nessuno) ma anche protagonista di un percorso che lo ha portato da sostenitore di Giuseppe Bizzarri in occasione delle scorse comunali del 2014 a pagnottaro (sic!) della ultim’ora in favore della candidatura di Pippo Agnusdei in occasione delle successive consultazioni regionali. Una parabola degna del celeberrimo trasformista Leopoldo Fregoli.
Adesso, l’adesione e la candidatura nel collegio uninominale del Senato per LeU: un nuovo ripensamento? Apparentemente.
In un precedente e, per la verità, molto fantasioso editoriale (leggi) risalente alle scorse regionali questa redazione aveva posto in rilievo quali potessero essere le ipotetiche motivazioni tali da indurre il gruppo Salatto, cliniche private & affini ma anche proprietario della testata TELEBLU, a sostenere con grande entusiasmo le iniziative di Tutolo e soci.
Il filo conduttore sembrava essere quello dell’adesione al gruppo di potere e alla cordata di liste civiche denominata “Civici di Capitanata” facente capo a Leo Di Gioia, all’epoca dei fatti assessore al bilancio e detentore dei cordoni della finanza regionale id est della sanità.
L’adesione di Trincucci alle posizioni di Tutolo poteva sembrare essere non tanto l’effetto dell’improvviso innamoramento per il pagnottaro, bensì il frutto di un gioco di squadra nel quale il novello candidato al Senato, Primario di Medicina Interna della Casa di Cura “Villa Igea” di Foggia (del gruppo Salatto) appariva in un ruolo ben preciso così come la candidatura di Pippo Agnusdei, sostenuta dagli stessi Tutolo e Trincucci che, in buona sostanza, era servita unicamente a portare voti a Leo Di Gioia nelle consultazioni regionali.

Ipotesi? Teoremi? Può darsi.

Se questa poteva essere una chiave di lettura o una mera ipotesi fantapolitica lo lasciamo decidere ai nostri lettori, ma se ipotizziamo che possano esser state queste le leve dell’adesione dell’egregio concittadino al movimento pagnottaro e alla cordata di liste civiche riconducibile a Leo Di Gioia, come spiegare adesso l’adesione a LeU che di queste cordate non fa parte?
A noi Giulio Verne (che spesso l’azzeccava) e la fantascienza piacciono da matti, anche perché certi misteri li scopri solo a… ventimila leghe sotto i mari della politica.
Con la nostra sfrenata fantasia continuiamo quindi sulla falsariga del “chercez l’argent” e di qui passiamo a individuare possibili strategie e cambi di rotta.
Il primo elemento che è balzato all’attenzione del nostro consiglio di redazione è che Leo di Gioia da dopo le Regionali del 2015 non è più assessore al bilancio in via Capruzzi ma lo è divenuto all’agricoltura, un ruolo che con la sanità c’entra come i cavoli a merenda.
A un attento imprenditore come Potito Salatto non sarà sfuggita l’importanza del cambio di ruolo di Leo di Gioia che, da essere il centravanti della politica regionale, è stato relegato sull’ala, con gli agricoltori in una zona di campo che non interessa al presidente di una importante squadra militante nel difficile e combattutissimo campionato delle cliniche private e dei carrozzoni sanitari pubblici.

E il nuovo capocannoniere chi è?

Si chiama Raffaele Piemontese, assessore regionale al bilancio già segretario provinciale del PD di Capitanata.
Vi chiederete cosa c’entri costui con Liberi e Uguali. Apparentemente poco o nulla, ma se si consideri che il PD di Capitanata è stato negli ultimi anni quasi un feudo del giovane e scaltro Piemontese, ben si comprende come questi non potesse assistere inerme alla colonizzazione, anzi alla occupazione del Partito Democratico ad opera dei “civici” di Leo Di Gioia, Rosario Cusmai e del sindaco cerignolano Franco Metta, tutti soggetti provenienti dalla destra e passati armi e bagagli con il “nemico” in occasione della campagna acquisti delle scorse Regionali. Immigrati di pelle bianca che non possono invocare neanche le tutele antirazziste apprestate in favore dei migranti di colore.
E qui il passaggio della nostra ipotesi-fantapolitica si fa delicato: Leo Di Gioia, forse dopo aver a lungo meditato di candidarsi personalmente, potrebbe aver imposto – probabilmente “nolente Piemontese” – la candidatura di due suoi fedelissimi nei collegi uninominali di Camera (Pietro Cusmai) e Senato (Massimo Russo) a Foggia, anche se insieme ai due si fa oggi vedere Piemontese così com’è avvenuto alcune sere fa presso una presentazione presso il teatro “Il piccolo” della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in zona 167. Presenza di pura facciata?
Volete, a tal proposito, che la cosa abbia incontrato il favore dell’ambiziosissimo e gelosissimo Raffaele Piemontese? Uno che, per dirla tutta, quando era segretario provinciale dava il suo assenso (guardacaso) a candidature lucerine di seconda fascia, ultima fra tutte quella di Maria Rosaria De Muzio nelle Regionali (una figuraccia ancestrale, per la vittima sacrificale lucerina di turno, da far impallidire e far diventare bianco anche il classico pugno di mosche in quanto a preferenze incassate), affinché la propria fulgida stella non ne risultasse offuscata o comunque posta in discussione. Insomma, uno scaltro e plumbeo funzionario di partito, esperto di strategie e giochi di palazzo. Peraltro in quel frangente saltò dalla sedia e sparigliò i giochi quando seppe che la prima scelta (condivisa non solo dal PD ma anche fuori dal partito) avrebbe dovuto essere quella di Luigi Carmine Ziccardi che a sua volta non mosse un dito quando gli dissero di farsi da parte.
Molto potente, Piemontese, in quanto detentore, come detto, dei cordoni della spesa regionale.
Che egli desideri affossare il PD foggiano certo non lo possiamo dire, ma che non sarebbe del tutto scontento se Leo Di Gioia (un avversario scomodo, giovane e ambizioso tanto quanto Piemontese stesso) e i suoi civici riportassero una trombata di portata storica neanche lo si può escludere.
Volete che agli imprenditori della sanità privata faccia piacere che Massimo Russo, amministratore unico dell’azienda a capitale pubblico “Sanità Service” e legatissimo a Leo di Gioia, sia candidato al Senato?

E sempre per ipotesi…

…cosa potrebbe fare in tal caso chiunque volesse affossare i civici nella loro scalata al PD foggiano?
Spostare voti verso Liberi e Uguali potrebbe dirsi in tale ottica la soluzione più semplice: il padre nobile di LeU, Massimo D’Alema, ha una moglie foggiana e a Foggia conserva ancora tanti rapporti ed elettori grandi e piccoli. Poi una telefonata a un imprenditore della sanità e il gioco potrebbe dirsi fatto. Salvi altri giochetti.
Fantapolitica? Può darsi.
Ma queste che erano soltanto ipotesi sembrerebbero prendere corpo viste le recentissime esternazioni di Franco Metta che, con la sua Cicogna è tornato all’ovile o al nido che dir si voglia, dichiarando di appoggiare la candidatura di Giandiego Gatta, ex MSI, AN, ora candidato Forzista nel collegio Manfredonia-Cerignola.
I Civici di Capitanata sembra si stiano sciogliendo come neve al sole, così come le ambizioni di Leo Di Gioia, astro… cadente della politica foggiana.

E Tutolo, l’altro civico di Capitanata, che farà?

Interpellato da Trincucci al riguardo, credendosi furbo, avrebbe dichiarato di non esser interessato ad appoggiare la candidatura del medico rifiutando a suo dire il ruolo di “portatore di voti”, anche se in passato lo ha sempre ricoperto (vedi la sua candidatura con Vendola nel 2010 e la candidatura di Agnusdei con Leo Di Gioia o l’atteggiamento chiaramente schierato alle Primarie del PD in favore di Emiliano che– ahilui! – a Lucera incassò una sonora sconfitta).
L’asserzione potrebbe quindi far parte di un gioco delle parti considerato che è molto difficile spostare gli elettori un giorno verso Leo Di Gioia e il giorno dopo verso Liberi e Uguali. Difficile da spiegare se non altro.
L’impressione è che potrebbe lasciar Liberi (e uguali) gli elettori.
Liberi di votare… Trincucci (ha promesso di fare, durante la campagna elettorale, i nomi e i cognomi dello sfacelo dell’ospedale Lastaria dove per decenni ci ha lavorato – forse non si era accorto di nulla?), un lucerino verso il quale sta convergendo il superficiale e approssimativo “movimento d’opinione senza opinione” nostrano secondo il quale “si tratta pur sempre di un lucerino”. Facile… Troppo facile per chi invece è abituato a pensare.
Liberi (e Uguali) di prenderlo in saccoccia visto che, anche nel recentissimo passato (vedi Agnusdei “sponsorizzatissimo” da Trincucci) il “voto lucerino all’acqua di rose” è servito in realtà a portare acqua al foggiano Leo Di Gioia.
Insomma, il teatrino è sempre quello.

E l’opposizione che fa?

A Lucera è ferma da mesi, ormai.
Sonnecchia, timorosa di risultare “antipatica” ai grossolani campanilisti-portatori di voti ai foggiani ma anche superficiale tanto da dire con ogni probabilità: “Eh! Ma queste sono tesi complottistiche”.
Un atteggiamento che legittima una domanda spontanea: se si ci sarà il voto “lucerino doc” l’opposizione chi “minchia” la farà in questo benedetto paese?
Si riformerà la solita palude, la commistione tra maggioranza e opposizione contro cui si è sempre scagliata la compianta Liliana Toriello?
Con buona pace della democrazia, impossibile da attuare in mancanza della dialettica maggioranza-opposizione.
Vivrà chi avrà maggiore capacità di adattamento: “Chi sei tu o batrace che vivi in questa palude?”.

Il Frizzo

 
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