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Analisi del voto: è una Terza Repubblica o una Repubblica terza-terz?

di Ettore Orlando

Restano le tasche dei soliti contribuenti, ormai esangui e destinate ad esser svuotate definitivamente in nome della alleanza grillota-piddina-emiliana

Lucera, 06.03.2018 - La Seconda Repubblica, avrebbe detto Fantozzi, è stata una cag.… pazzesca!
Dopo i grandi entusiasmi suscitati da Mani Pulite, il popolo delle monetine e della merda nel ventilatore, sceso in piazza per festeggiare la vittoria del giustizialismo non aveva dubbi: l’archiviazione della Prima Repubblica avrebbe spalancato le porte della terra promessa.
Ci sarebbe stata felicità per tutti, la cuccagna, la repubblica dei giusti, latte e miele a fiumi e una stecca di sigarette gratis.
L’esordio non fu dei più felici: il deus ex machina della rivoluzione giustizialista, al secolo Tonino Di Pietro, subì una perquisizione con conseguente sputtanamento per una storia che lo vedeva “accipiens” di una Mercedes e di 100 milioni di lire da un inquisito, tale Gorrini.
Prontamente il coro giustizialista/buonista a corrente alternata intonò un mantra sconosciuto nell’era di Mani Pulite: “Bazzeccole. Sono ben altri i delitti che affliggono… etc. etc.”.
Come che sia bastò un piccolo innocente merdaio per indurre l’eroe della Seconda Repubblica a ritirarsi dalla magistratura e darsi alla politica, con l’IDV.
Un flop clamoroso visto che non riuscì mai a essere determinante né ad impensierire Berlusconi del quale, nei proclami e nei sogni volle essere alternativo. Probabilmente a cagione della scarsa credibilità ormai propria di Di Pietro.

Da una sua costola nacque il M5S

Secondo una serie di fortunate circostanze Casaleggio & friends, da essere consulenti di Di Pietro, se ne separano per una questione di soldi – gli affari sono affari! – dando vita al Movimento grillota.
Il resto della storia la conoscete: un mix di giustizialismo (onestà, onestà) e di assistenzialismo (reddito di cittadinanza) ne fanno nel giro di poco più di dieci anni il primo partito italiano.
Sino all’affermazione (relativa) di ieri.
E qui anche Giggino Di Maio – al pari di Tonino l’alternativo – si lascia andare a un’affermazione abbastanza impegnativa: «È nata la Terza Repubblica».
La prima considerazione che potrebbe farsi è: “Se è peggio della seconda, Dio ce ne scampi!”. Ma sarebbe troppo facile.
Un’analisi più accurata non può prescindere da una prognosi che si dipani dalle premesse di questa neonata terza repubblichetta. E queste non possono essere che le stesse linee programmatiche e principi del movimento webete.
E qui non mancano le sorprese, perché i rivoluzionari webeti, già distintisi per disgustosi voltafaccia referendari e altrettanto vomitevoli compromessi sulle unioni civili, dopo le granitiche asserzioni di fuoriuscita dall’Euro, sono riusciti a rimangiarsi il tutto con un funambolismo a dir poco circense di quart’ordine.
Poco importa! Il coro dei “giggebeti” appare incurante anche di quest’ultimo esempio di prostituzione intellettuale e continua imperterrito e rincoglionito come non mai a ripetere il coro “onestà, onestà”.


I pentastellati nostrani (o de' noantri)

Come se non bastasse…

…scoppia il caso dei bonifici revocati: un consistente manipolo di eroici giustizialisti/honesti viene sorpreso a millantare rimborsi mai avvenuti.
Come è noto ingannavano gli iscritti al movimento esibendo sul “blogghe” reversali di rimborsi mai perfezionati. Il tutto mediante un meccanismo semplice semplice: impartivano la disposizione di bonifico, ne facevano una copia da esibire ma subito dopo la revocavano. Dei pirla?
Può darsi, ma anche mistificatori e disonesti.
E qui arriviamo al dunque: in mancanza di altri ideali e princìpi etici (l’indecorosa vicenda della legge Cirinnà sta a dimostrare che non credono in nulla) era l’onestà il fulcro del fideismo a cinque stelle e della religione del dio-blogghe.
Nossignori, neanche questa! Ognuno fa un po’ come cazzo ‘je pare.
Se si pone l’accento sulla revoca delle promesse e dei programmi, basta dire la parola magica “onestà” ed ogni altro problema magicamente scompare.
Se poi si pone l’indice accusatore sulla ben più imbarazzante revoca dei bonifici, per cavarsi d’impaccio basta far riferimento ai furti delle altre fazioni politiche: «Sono ben altri i problemi e le ruberie etc. etc.…».
Insomma, benaltrismo a go go!
La Mercedes di Di Pietro, evidentemente, e il sacrificio di Tonino – giustizialista vittima di una buccia di banana ma salvato da un moralismo più elastico delle mutande che dovrebbero calzare molte facce da culo – hanno fatto scuola.
Ma allora, sfronda e taglia, rammenda e mettici una pezza su e giù, su che minchia dovrebbe fondarsi questa mirabolante Terza Repubblica?
I programmi – abbiamo visto – sono sempre revocabili al pari dei bonifici e delle figuracce.
L’onestà è fatta di una materia simile alla pelle dei coglioni e ognuno la tira un po’ di qua e un po’ di là senza che ne sia scalfita.

Resterebbe…

il reddito di cittadinanza, zuccherino che ha ingolosito un cinquanta per cento di meridionali, rincoglioniti da svariati decenni di assistenzialismo e voto di scambio. Ma alcuni maligni fanno osservare che anche l’elemosina via web potrebbe esser revocata in qualsiasi momento e poi… chi si fiderebbe più dei bonifici?
I tagli, quelli di certo ci saranno in nome del programmino economico scritto dall’ultraliberista Fioramonti, uno che per trovare una cattedra l’ha disseppellita nelle miniere di Pretoria, non prima di aver avuto il benestare della Rockfeller Foundation. Non esattamente un seguace di Antonio Gramsci e comunque lontano anni luce dalle posizioni no-euro. Autore di un programmino che farebbe invidia a Mario Monti, scrupolosamente copia-incollato in campagna elettorale dalle ormai numerose new entries del Parlamento. Anche da alcuni candidati pellegrini di casa nostra, evidentemente non addentro alle questioni economico-finanziarie ma abilissimi nella cattura-schermo.
Checché ne dicano i pellegrini non resta molto da tagliare.
Neanche i cosiddetti didimi: gli elettori grillini se li sono tagliati da sé come quel marito che se li amputò per far dispetto alla moglie.
La relativa pelle, detta scroto, come innanzi detto, è servita per fabbricare la nuova onestà 2.0.
Allora sconsolatamente dobbiamo ammettere che non c’è nulla di solido su cui fondare questa terza repubblichetta. Restano le tasche dei soliti contribuenti, ormai esangui e destinate ad esser svuotate definitivamente in nome della alleanza grillota-piddina-emiliana che si profila minacciosa all’orizzonte come il reddito di cittadinanza del quale Michele Emiliano ha offerto un’anticipazione con il suo reddito di inclusione alle cozze pelose.
Io nel frattempo ho chiesto il visto per l’espatrio in cerca di una nuova cittadinanza. Gratis.
Hasta luego compañeros!
A meno che ...
A meno che i grilloti non siano sconfitti dai loro stessi “effetti collaterali”, ovvero dagli stessi eletti espulsi dal M5S che potrebbero andarsi ad accasare nel centrodestra (senza dimenticare il rientro possibile dal PD in casa Forza Italia di diversi soggetti all’epoca fuoriusciti).
In tale ipotesi Mattarella potrebbe tranquillamente optare per un governo del centrodestra a guida Matteo Salvini, leader della coalizione che ha preso più voti e che appare più compatta rispetto ad un’eventuale minestrone M5S + PD + Estrema Sinistra. Insomma, dopo le consultazioni la decisione spetterà – come sempre e a dispetto della fuga in avanti e dei vari elenchi di ministri inviati via fax da Gigetto Di Maio – al Presidente della Repubblica il quale potrebbe rifiutarsi di sottostare al ruolo di Capo di una Repubblichetta terza-terza.
Ma anche a livello locale (a Lucera, insomma) non ci facciamo mancare nulla. Ecco che riscopri un po' di sfegatati pagnottari come Giampaolo Conte (sempre assente in Consiglio Comunale e nelle Commissioni Consiliari Permanenti), così come Vincenzo Leccese ed altri aspiranti transfughi fare il tifo proprio per quegli antipatici e sticchevoli oltreché pivellini dei pentastellati che stanno sulle balle al sindaco (manco a dirlo!) pagnottaro (parole sue). È ipotizzabile che il 2019 il pagnottismo andrà in deflagrazione seminando milioni di caccole-mollichelle, cosicché un posticino in qualche altro naso… pardon!, da qualche altra parte bisogna pur riservarselo.

Ettore Orlando

 
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