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La lingua batte dove il dente duole

Il parco avventurieri e il volo di Nino e d’Angelo

di Ettore Orlando

Cosa c’è di meglio che abbattere altri pini secolari, non tanto per soddisfare le proprie ambizioni ridotte al lumicino, ma quantomeno per consolarsi dei propri fallimenti politici?

Lucera, 08.04.2018 - Ne avevamo già parlato in un precedente editoriale: il cosiddetto “civismo” ci sembrava in caduta libera. Oggi, dopo la scoppola elettorale, si può dire con certezza che la “Gioiosa” (da Leo Di Gioia, nda) “Macchina da Guerra” dei “Civici di Capitanata” si è disciolta come le nevi marzoline.
Ci sono riflessi negli equilibri interni del PD provinciale ove le ambizioni dei vari Cusmai, Russo e Di Gioia devono arretrare di fronte al consolidarsi del potere dei funzionari di partito. Ma non mancano ripercussioni in Regione e il preannunciato “rimpasto” nella giunta di Emiliano si profila non facile, proprio a causa dei malumori post-elettorali.
Alcuni malevoli ma acuti osservatori fanno rilevare, poi, che se Leo Di Gioia dovesse perdere la poltrona all’Agricoltura, assessorato alle prese con i mille problemi dei PSR e di un’agricoltura resa sempre più asfittica dalle politiche ultraliberiste dei globalisti, per lui si profilerebbe un prematuro quanto inesorabile declino politico. Lo stallo delle trattative è dunque un eloquente indicatore delle difficoltà in cui versano i gruppi di maggioranza in Consiglio Regionale.
Più interessanti i riflessi nel panorama della politica locale e, soprattutto, di quella cittadina ove l’adesione di Tutolo & C. al movimento dei Civici di Capitanata era stata presentata come la panacea che avrebbe risolto l’annoso isolamento politico di Lucera e, nei fatti, sembrava fare da collante tra lo stesso Tutolo ed Emiliano.
A conti fatti (dei voti e delle defezioni) anche a Lucera si può tranquillamente dire: “Il movimento si è sciolto… Andate in pace”. Con buona pace della colla, delle pagnotte, delle cozze e di Emiliano.
Alcune avvisaglie, per la verità, si erano viste già in campagna elettorale. Pasquale Fania aveva fatto notare la stranezza, nel corso dell’incontro pre-elezioni al Teatro Garibaldi, di un palco relatori nel quale spiccava l’assenza di Raffaele Piemontese e degli esponenti del direttivo provinciale oltre che del segretario cittadino del PD, seduti in platea come “quicumque de populo”. Quasi a prendere le distanze dalle candidature di Cusmai e di Russo, fortemente volute da Di Gioia e da Michelone. Uno strappo evidente, neanche nascosto se vogliamo. Cioè il preludio di ciò che sarebbe avvenuto in seguito, durante una consultazione elettorale che vedeva Tutolo defilato, e i suoi procedere in ordine sparso, o a “pagnotta sbriciolata” (se si preferisce), liberi di andare di qua e di là.
Liberi & uguali di votare Trincucci o Movimento 5 Stelle, con molliche sparpagliate ovunque.
In tale contesto la mancata candidatura di Giuseppe Pitta parrebbe costituire soltanto il pretesto della frattura mentre le reali motivazioni andrebbero ricercate altrove.
L’impressione è che Tutolo abbia fiutato i malumori dell’elettorato nei confronti del PD con lo spostamento delle indicazioni di voto verso il Movimento 5 Stelle ed abbia tentato, in extremis, di prendere le distanze dalla coalizione sino ad allora presentata come fautrice di grandi benefici e di un radioso futuro per Lucera.
Anche una sua intervista post-consultazione, condita da goffi tentativi di strizzata d’occhio all’indirizzo dei grillini e la rivendicazione di un proprio DNA grillino, sembrerebbe andare in tale direzione.
Quali che siano state le reali intenzioni di Tutolo, fatto certo è che i pagnottari sono ormai avviluppati in gravi difficoltà interne: Giuseppe Pitta che naviga deciso verso il PD, Fabrizio Abate e le sue ancelle che non vi sono mai usciti ed altri che sembrano prendere altre direzioni, come quel Vincenzo Leccese, grillino post-elettorale (ne ha cambiati così tanti…), folgorato sulla via di Casaleggio all’indomani del voto.
E Tutolo che fa? Isolatosi da Leo Di Gioia per propria scelta, isolato dal PD di Lucera che non ne vorrebbe neanche sentire parlare, il futuro politico di Tutolo è sempre più incerto, simile al Mondo Difficile di Tonino Carotone.

E allora che fare? L’elettorato andrebbe distratto, magari con qualche altra… avventura.
Bingo! Viste le amarezze riservate dalla politica… cosa c’è di meglio che dedicarsi al Parco Avventura magari insieme ad un navigato imprenditore agricolo-avveniristico come Angelo Miano? Per la verità i due erano stati avvistati nei pressi del giardino d’infanzia in villa comunale ma di qui a pensare che avessero qualche mira espansionistica… Invece eccoli qua!
Dopo qualche giorno, è venuta fuori la notizia del presumibile allargamento del parco giochi con il progetto per la realizzazione di una teleferica per il volo d’Angelo (Miano).
E qui comincia la sventura del parco avventura o… a ingloriosa storia del parco disavventura, se si vuole.
Cosa c’è di meglio che abbattere altri pini secolari, non tanto per soddisfare le proprie ambizioni ridotte al lumicino, ma quantomeno per consolarsi dei propri fallimenti politici?
A distruggere la villa comunale, per la verità, ci avevano già provato quelli del Parco Eolico. E non stiamo certo dicendo che è come ascoltare un file MIDI.
Oggi interviene in loco Tutolo, supportato da Angelo Miano il quale, come ogni esperto di parco eolico che si rispetti (deve essere una fissazione!) avrà pensato anch’egli di cimentarsi con il parco giochi (magari con tanto di musica MIDI in sottofondo, appunto).
Una distrazione di tanto in tanto ci vuole. Babbo Natale docet.
Soltanto che nel nuovo parco a girare non saranno le pale, ma le palle dei cittadini che potranno constatare con i propri occhi la definitiva devastazione della villa comunale oltre che il declino di un’antipolitica tanto urlata, quanto priva di idee ma che spadroneggia (grazie anche ad una opposizione che agli occhi dell’opinione pubblica appare alquanto distratta.

Ettore Orlando

 
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