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È notte fonda per il PdL e per il Sindaco
Si parla di un documento fortemente critico della base dei non eletti, degli iscritti e dei simpatizzanti. E sempre nel PdL ci sarebbe già chi ha chiesto scusa a Labbate per aver creduto in Dotoli

Lucera, 09.01.2010 - Con il lavoro che scarseggia sempre più e la precarietà che semina vittime in un crescendo che oramai non si riesce più a controllare, è dura tenere testa mese per mese alle uscite dovute e necessarie come, per esempio, la bolletta dell'ENEL e il fitto dei locali. E sì, perché quando non paghi e ti staccano la corrente, vorrei vedere come li lavi i panni sporchi se non a mano, bestemmiando tra una sudata e l'altra ed un dolore di reni senza eguali. Ebbene è proprio quel che starebbe avvenendo nel sempre più irrequieto PdL, un partito che dicono sia nato dalla mescolanza (olio e acqua!?!) di due anime (Forza Italia e AN) che vivono da separati in casa (anzi, a Lucera fuori casa visto che hanno avuto anche lo sfratto dopo che si son fatti staccare come allocchi la corrente) ed in cui ancor più prevalente (sempre a Lucera, si intende) si fa il dominio del partito di Fini che sta facendo di tutto per far sparire letteralmente ogni traccia residua di Forza Italia.
Le cose non sembrano messe bene, insomma, nel PdL, per il sindaco Dotoli, senza tenere conto che molte situazioni spiacevoli si starebbero ripercuotendo sulla salute della maggioranza "super bulgara" che governa a Palazzo Mozzagrugno, come il difficile caso-iceberg dei rapporti con la lista "Più forza per Lucera" e con il direttore generale che il sindaco Pasquale Dotoli e il coordinatore provinciale Gabriele Mazzone dovranno risolvere al più presto se non vorranno compromettere la solidità del "Titanic". Tutto ciò mentre si avvicinano le elezioni regionali.
Farsi chiudere i rubinetti di erogazione dell'energia elettrica (soprattutto per rispetto di chi si è intestato il contratto) ed essere costretti a sgomberare i locali di via Lombardi, al primo piano del civico 8, non è di certo cosa di cui andar fieri, piuttosto spingerebbe a vergognarsi un tantino (a voler essere generosi), anche perché il gettone di presenza non manca di certo ed il sacrificio di un piccolo obolo mensile per chi si vanta – tra iscritti e simpatizzanti – di essere parte di una grande famiglia (berlusconiana, oltremodo) non dovrebbe poi spaventare a tal punto da tirarsi indietro nel segno della più elevata spilorceria o taccagneria che dir si voglia. D'altra parte, è il pensiero dello stesso segretario organizzativo, Nik Balsamo, che per la quarta (ed ultima) volta, sbraitando parole di sdegno nei confronti di molti "amici" di partito, ha gettato la spugna dopo averci messo – parole sue – più volte la faccia con il generoso e paziente locatore.

Il partitononpartito e quelli che stanno meglio

Il PdL è un partito che non è mai partito a Lucera. Anche i meno esperti non ci mettono molto a capire e ad affermare che, collocati nel PD o nel PdL, non si noterebbe assolutamente la differenza. Eppure un partito, almeno nel suo nucleo, dovrebbe essere identificabile con una scuola di pensiero che in questo caso non va oltre le bistecche e le tabacchiere. Insomma, una cosa alla buona sì, tra bravi amici, quasi da trattoria, votata più al gioco individualistico che di squadra.
A godere dei dolori di pancia del PdL sono quei partitini e listerelle che, in effetti, essendo in pochi, ci mettono un attimo a fare sintesi. Della serie: "Siamo in due: tu vuoi questo, io voglio questo e il gioco è fatto".
È il caso di MpA o dell'UDC (il partito di Casini a Lucera sembra essersi svuotato del suo vero significato, oltretutto). Per non parlare de "La Puglia prima di tutto"… E poi, senza un quadro direttivo ben delineato, raggiungere quella sintesi diventa ancora più semplice, poiché il tutto verrebbe demandato al consigliere, al coordinatore ed a qualche altro che è riuscito a metter su un bel gruzzoletto di voti. Ma con undici consiglieri comunali ed un partito che conta una base di iscritti e simpatizzanti sontuosa, il discorso si fa alquanto complicato. Ragion per cui è inevitabile che il tutto si riduca al solo nucleo consiliare. Il quale però dimentica che il partito non è fatto solo da coloro che son stati eletti. Due esempi potrebbero venire proprio da altrettante liste civiche come quelle di
Antonio Tutolo (che bene o male si tiene legato alla base) e di "Più forza per Lucera" insieme a "Noi Donne per la Rinascita di Lucera", che alcune sere fa tenevano un'assemblea nella sede di via Bucci alla presenza di una trentina di persone tra consiglieri, segretario, candidati e simpatizzanti, oltre allo stesso sen. Costantino Dell'Osso per decidere la linea politica da intraprendere nei confronti di una eventuale soluzione che metta fine alla incomprensione venutasi a creare da alcune settimane (proprio ieri si sarebbe recata una delegazione di circa venti persone a Manfredonia perché chiamati ad un incontro di chiarimento con Gabriele Mazzone).
Ed a proposito della lista "Più forza per Lucera", sarebbe altresì giunta una precisazione dal gruppo consiliare, il quale avrebbe smentito quelle voci "maligne" che vorrebbero gli stessi consiglieri allontanarsi dalle posizioni dell'ideatore e leader della compagine politica. Non è affatto così – ha riferito uno di loro – tant'è che il documento inviato al sindaco ed a Gabriele Mazzone, in cui si chiedeva un incontro chiarificatorio e si spiegavano i motivi per cui si sospendeva la presenza in giunta del nostro assessore Michele Miano, reca la nostra firma». Voci false, quindi, che probabilmente mirano ad altri risultati e a certe reazioni per induzione.

La base si ribella, ma qualcuno ci ripensa

«Al peggio non c'è mai fine!». Sarebbe questo il titolo di un documento assai duro e critico nei confronti del gruppo consiliare del PdL e dello stesso sindaco Pasquale Dotoli (che, non va dimenticato, è anch'egli del PdL) che sarebbe stato sottoposto al vaglio ed all'approvazione dei candidati non eletti nel partito di Fini e Berlusconi e di coloro che, iscritti e simpatizzanti, si riconoscono in quel partito. Le voci che circolano dalla sera del 5 gennaio scorso (quando il sindaco Dotoli e la Giunta confezionavano il nuovo Nucleo di Valutazione – Marianna Papparella presidente, Andrea Petito per il PdL e Giuseppe Vecchiarino per "La Puglia prima di tutto" – e diverse altre nomine di enti in cui è richiesta la presenza di un rappresentante del governo cittadino nel Consiglio di Amministrazione, mentre in Provincia veniva ratificata la nomina di Alessandro Pitocco, zio del consigliere e capogruppo pidiellino a Lucera, in qualità di componente dell'assemblea provinciale di Prospettiva Subappennino) parlerebbero di circa quattro pagine il cui contenuto (intriso di toni piuttosto esplosivi) sarebbe partito alla volta del coordinatore provinciale Gabriele Mazzone, di quello regionale Nicola Amoruso e del Ministro Raffaele Fitto. In una riunione tenutasi in un pub lucerino la sera del 7 gennaio scorso una ventina di persone del PdL avrebbero sottoscritto il documento. Primo firmatario pare sia stato Michele Barisciani, al quale si sarebbero aggiunte le firme di Alfonso Mastromatteo, Bruno Giordano, Stefano Patella, Tommaso Iatesta, Vincenzo Rotunno, Giuseppe Tibello, Michele Barbaro, Carlo Trommacco e molti altri (a ciò si aggiunga che una vecchia conoscenza di Forza italia, come Nicola Caputo, si è allontanato ormai da un paio di mesi dal partito piuttosto «indignato per l'andazzo verificatosi»). Ma sembra che durante l'operazione della sottoscrizione il primo firmatario sia tornato sui propri passi (e lo avrebbe fatto dopo una telefonata intercorsa con un esponente del suo stesso partito) per staccare il quarto foglio – quello su cui erano contenute le firme e su cui se ne stavano aggiungendo altre – ed esercitare d'improvviso, tra lo stupore generale dei presenti, una cancellatura su ogni "autografo".
Ma cosa dice quel documento? In sintesi, verrebbe contestato il metodo con cui sono state operate le scelte per ciò che concerne (manco a dirlo!) nomine, incarichi, funzioni, a partire dal Nucleo di Valutazione. Inoltre, verrebbe denunciato che, nonostante i vari inviti ad addivenire ad un dialogo ed un confronto interno al partito in merito alle scelte politiche indirizzate verso la città, nessun cenno sarebbe seguito a tale richiesta-esigenza partorita dai non eletti e da tutti coloro che, seppure non candidati, si sentono parte integrante del PdL.

E ci sarebbe chi ha già chiesto scusa a Labbate

«Neppure durante il peggior periodo dell'amministrazione Labbate si sono viste cose tali!». Sarebbe una delle forti esclamazioni contenute nel documento. Anche perché ci sarebbe stato chi in questi giorni si sarebbe sentito o visto con l'ex sindaco di Lucera dal 2002 al 2007 per chiedergli scusa di essersi speso in lungo ed in largo, giorno per giorno, per la candidatura a sindaco di Pasquale Dotoli.
La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso si dice sia stato soprattutto l'insistente chiudersi a riccio del gruppo consiliare del PdL nei confronti della base e, quindi, del partito stesso, oltre alle ultime scelte riguardanti nomine e incarichi (Antonio Marino all'ASI, Francesco Di Battista al Gal Meridaunia - Area Vasta, Enricomaria Orsitto nel soggetto nato dalla fusione delle IPAB e della Casa di Riposo "Maria de Peppo Serena"), prime fra tutte quelle del Nucleo di Valutazione, senza contare la ipotetica nomina di due nuovi assessori in una Giunta che avrebbe fatto emergere i nomi del dott. Mario Marucci e Francesco Ienco.
Il documento analizza, a quanto sembra, la situazione fin dagli albori di quel 27 luglio 2009 che vide il sindaco Dotoli rassegnare le dimissioni per poi farle rientrare, in extremis, il 16 agosto, giorno della processione di Santa Maria Patrona di Lucera. Quindi la speranza di quel rinnovamento tanto agognato e mai arrivato. Poi si passerebbe all'accusa, nei confronti del gruppo consiliare, di utilizzare il partito a proprio uso e consumo, senza minimamente prendere in considerazione le istanze che provenivano di volta in volta dai non eletti e dagli iscritti, tanto che nel documento si farebbe ironicamente riferimento ad un "partito degli eletti".
Ma ad essere preso anche di mira è il sindaco, paragonato ad un podestà per aver avocato a sé le deleghe di urbanistica, ambiente, energia ed attività produttive. Quindi la mancanza del rispetto dei numeri e dei consensi che pure hanno giovato alla sua elezione, a quella dei consiglieri, ma prima d'ogni cosa al partito. Consiglieri, che, secondo quanto sarebbe stato denunciato ai vertici del PdL, giocherebbero a minacciare la rottura degli equilibri senza la dovuta distribuzione di nomine e riconoscimenti di incarichi che vedrebbero coinvolti, ancora una volta e come spesso viene denunciato in politica, parenti ed affini.
Insomma, parlare di un fiume in piena circa le pesanti parole che sarebbero contenute in quel documento forse è poco. Verrebbe tirata in ballo anche la questione relativa alla autoproclamazione a coordinatore locale del PdL di un consigliere comunale che avrebbe addirittura avocato a sé la quota che gli avrebbe permesso di nominare il componente del Nucleo di Valutazione.
"Improvvisazione e dilettantismo" sarebbero poi i termini per indicare il metodo di operare le scelte per il destino ed il futuro della città.
In tutto questo scenario irrompono le parole di Bruno Giordano, che pure si è sempre speso ed ha fatto – come egli stesso ha ammesso – il diavolo a quattro per la candidatura a sindaco di Dotoli e per il partito del Popolo della Libertà: «Una delusione che non oso descrivere», ha affermato nell'intento di circoscrivere ad un contesto tutto interno al PdL la propria amarezza.
A Gabriele Mazzone, che lunedì prossimo, 11 gennaio, alle ore17:30 sarà a Lucera (dove saranno costretti a riceverlo dopo la magra figura che li vede ora senza una sede, in un locale a lume di candela?) per sbrogliare altre matasse altrettanto intricate, il compito di ricomporre questo puzzle con molte tessere mancanti.
Servirà un gruppo elettrogeno per far luce sulla buia questione?

Roberto Notarangelo

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