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Francesco Paolo Calabria espone a Lucera nel Salotto Nocelli dal 6 agosto
Un’esplosione di forme e colori che raccontano la sua e la nostra terra, l’amore e nel contempo il rispetto per le delicate e sensuali curve di quel corpo levigato ma anche graffiato dalla luce in una “calma furia” dell’interiore

Lucera, 04.08.2019 - "L'attimo fuggente mi esplode dentro" è il titolo della personale fotografica di Francesco Paolo Calabria che dal 6 al 20 agosto 2019 esporrà una selezione tratta dal suo vastissimo repertorio paesaggistico: attimi carpiti alla natura della Capitanata, del Molise e della Lucania. 
I lavori sono riproposti su pregiatissima carta artistica cotonata ed hanno richiesto nella loro preparazione un'attenta analisi della cromia vellutata che in prevalenza caratterizza le opere di Calabria. 
La mostra si terrà nella prestigiosa cornice di "Salotto Nocelli" in via Bovio a partire dalle ore 19.30 del 6 agosto prossimo, quando al vernissage interverranno il Consigliere Nazionale della FIAF Nicola Loviento, il Delegato Regionale della FIAF per la Puglia Tiziana Rizzi e l'Artista della Fotografia Italiana Raffaele Battista che apriranno le porte di un percorso progressivo in verticale tutto da scoprire, fino a cogliere il momento della degustazione di alcune tipicità locali sul magnifico terrazzo della location situata in pieno centro storico. 
L'evento – patrocinato dalla FIAF (Federazione Itaiana Associazioni Fotografiche) con nr. S17/2019 e dal Foto Cine Club di Foggia – è stato reso possibile anche grazie al contributo di: Ciro Calabrìa & Figli Srl, Cantina "La Marchesa", Cantina "Masseria nel Sole", Officine Ornato, Immobiliare Fortunato, Trafilcoop Srl, Studio Tributario e Fiscale "Labbate - Buonavitacola". 
L'esposizione sarà aperta ai visitatori dalle ore 11.00 alle ore 13.00 e dalle ore 19.00 alle ore 23.00.

L’umano, l’umile, il minimale

Da giornalista ho conosciuto Francesco Paolo Calabria come uomo politico, un buon politico, moderato e riflessivo, dal portamento signorile, anacronistico rispetto ai tempi. Giuro che da artista pubblicitario, aver poi guadagnato la sua amicizia fino al punto di scoprire un uomo dotato di sfrenata curiosità mi ha sorpreso non poco. Soprattutto ho conosciuto un fotografo dalle doti umili accompagnate da una passione per questa che, nel suo caso, mescola palpitazioni hobbistiche e profondo desiderio di conoscenza professionale: la fotografia.
Di Franco mi resta impresso nella mente il suo primo approccio ad un visione diversa della tecnologia informatica e all’uso del personal computer, abituato com’era, fino ad un momento prima, ad un uso di base degli applicativi di Office Automation per via del suo lavoro come tecnico e amministrativo nell’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Foggia e del “suo” – oggi ormai glorioso – “Ospedale Francesco Lastaria”, dove ancora oggi è viva e gioiosa (basta percorrere i corridoi e i reparti ancora intatti) la sua opera cromatica applicata alla psicologia sanitaria che per il paziente ha sempre avuto un significato forse tutt’altro che complementare.

Ecco, allora, che avevo capito quanto fosse importante – osservando alcuni suoi scatti presenti sulle pareti del suo ufficio e sugli sfondi che alternava sul desktop del suo PC – la ricerca del particolare e la sua vocazione minimalista rispetto all’inquadratura, al colore, alla forma. Gli suggerii di cominciare a valutare la possibilità di avvicinarsi a Photoshop, a Lightroom: strumenti insostituibili per un fotografo ma non solo. Rimase, quando gli spiegai i primi rudimenti del programma principe del fotoritocco avanzato, assolutamente catturato dalle sue potenzialità. «Attenzione! – gli dissi – Sono strumenti insostituibili ma non sostitutivi della creatività, delle emozioni e delle potenzialità personali di ogni uomo».
Non c’era bisogno di evidenziarglielo. Da allora ha passato e passa ancora tanto tempo a scoprire le caratteristiche di quel software, ma gli serve solo per approfondire lo studio del colore e della luce e mettere in campo tutto il suo impeto solo durante le sue lunghe e pazienti escursioni “quattro stagioni” in quel filo paesaggistico che unisce la Daunia, il Molise e la Lucania.
Dopo aver progettato due suoi calendari (2017 e 2018) ed una presentazione multimediale di alcuni suoi lavori a complemento di un convegno sull’agricoltura svoltosi nel capoluogo dauno a Palazzo Dogana, è nata l’idea di questa prima uscita personale. Quasi non voleva. Chi lo conosce sa quanto sia modesto e timido. Chi no, crede erroneamente il contrario. Non voleva fare questa mostra, solo l’incitamento di tanti suoi amici ed estimatori, anche attraverso i social network, lo ha convinto.
I suoi paesaggi sono un’ubriacatura di quel prodotto genuino che si chiama “Natura”. Un’esplosione di forme e colori che raccontano la sua e la nostra terra, l’amore e nel contempo il rispetto per le delicate e sensuali curve di quel corpo levigato ma anche graffiato dalla luce in una “calma furia” dell’interiore, come una donna inarrivabile, un’annunciazione ai paesaggi che ci appaiono come le madonne bizantine.
Ma i paesaggi di Franco mi hanno riportato davanti alle opere di Giorgione, a quei dipinti in cui la presenza umana (che in altri pittori era predominante rispetto al resto) viene quasi risucchiata dalla natura imponente e magistrale, perfetta. Ecco! Tranne che in rare eccezioni (non presenti in questa mostra, mentre in altre occasioni troviamo la timida presenza di manufatti e testimonianze che non disturbano affatto ma, anzi, si mimetizzano col tutto, come per esempio una macchina agricola), negli scatti di Franco Calabria la figura umana sparisce, quasi come se quella presenza rappresentasse un’ingombrante offesa alla maestosità naturale.
L’umano, l’umile, il minimale, resta fuori dall’inquadratura e diventa osservatore catturato da tanta enfasi e magniloquenza, da quel respiro interminabile che trova realizzazione solo in un attimo, l’attimo fuggente che esplode dentro, quel “carpe diem” di oraziana memoria il quale, più che cogliere l’attimo invero vuol dire “afferra il giorno”, e che farà dire a Henry David Thoreau: “Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”.
Ebbene è quel che racconta Franco nella sua breve biografia quando testimonia il suo iniziale andare per i luoghi misteriosi della Sila in Calabria. Nome attira nome: quella regione che in fondo lo ha “segnato” e che ha permesso e permette a Francesco Paolo Calabria di lasciare il segno.

Roberto Notarangelo



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