La “Notte Bianca” a Lucera: uno squarcio di sereno nel buio della città
A farsene carico nella fase ideativa è Sergio De Mare. Il presidente del Civ “Botteghe del Centro” apre alla partecipazione attiva di amministratori, imprenditori e cittadini per farne la Roma di Capitanata. Anche per una notte soltanto!
Lucera, 20.02.2008 - Quando si parla di “Notti bianche” il pensiero dell’uomo d’oggi non si indirizza subitaneamente né al romanzo omonimo di Fedor Dostoevskij – ispiratore di una magistrale pellicola filmica con il mai dimenticato Marcello Mastroianni – ma neppure correrebbe al fenomeno osservabile a San Pietroburgo, non prima di maggio, non appena la metropoli russa si trova nel punto più vicino al Polo Nord, al punto tale che il sole non viene a cadere allo sguardo di chi lo mira e rimira.
Cosicché il giorno sembra non voler mai cedere alla notte buia, a “memento” del mito di Fetonte e del suo carro solare, che arresta la marcia proprio in quel periodo dell’anno.
Citare nel mezzo di un discorso la notte bianca, e non come fin qui detto, sottende un altro tipo di concezione e di esperienza. Personali e sensoriali, anzitutto, ma non solo. Quella che nessun lucerino, a Lucera, ha avuto la ventura di conoscere e apprendere. Fin qui se non altro.
Portarsi in strada, a notte fonda e nella propria città, vivendola “by night” come e più di quanto non capiterebbe in pieno giorno, sotto la lente di una luce soffusa eppure altrettanto abbacinante. È qualcosa di mai visto, che potrebbe tramutarsi da proiezione onirica in riscontro fattuale. Presto. Forse già in autunno, nel mese di ottobre, se si guarda ad una prima scelta dei tempi.
L’ha proposta Sergio De Mare, uno di quegli operatori commerciali che, pur badando al sodo, non ha mai lesinato di spremersi le meningi al fine di inventarsi un tonico per l’asfittica economia nostrana. Come? Presto detto.
Puntando tutte le “fiches”, pur senza azzardi di sorta, sopra i numeri di un’offerta, indirizzata a turisti, viaggiatori e meri visitatori, che di anno in anno prendono a transitare lungo il reticolo di viuzze e piazzette del centro storico. Quantomeno nell’immaginario dei più ottimisti che mai affrontano il tavolo delle sfide.
È questo uno dei motivi ispiratori dell’iniziativa “Notte Bianca in Lucera”, quella che dovrebbe ergersi a immagine e somiglianza di un “maxi e multi-evento” collettivo senza precedenti, a cui potranno prender parte, più o meno gratuitamente, cittadini e forestieri di passaggio.
Certo, l’idea di base è da ritenersi temeraria, se solo si pensa ai riusciti esempi di San Severo, da un lato e Apricena, dall’altro. Senza estromettere dall’elencazione la città capoluogo di provincia.

Gli impedimenti, a detrimento di Lucera, sono ben altri. Dalla tempistica ridotta, sette mesi non sono patrimonio indissolubile, finendo alle mancanze nella rete dei servizi.
Si inizia con il riportare, più o meno all’ordine, strade, slarghi, monumenti, le due strutture museali – il “Civico Fiorelli” e quello diocesano –, con il primo ancora chiuso dopo il sisma del 31 ottobre e del 1 novembre 2002 e l’altro non fruibile con quotidianità dall’utenza.
Mettere in raccordo sinergico gerenti di negozi, gestori della pubblica amministrazione, responsabili di luoghi d’arte e di culto della nostra realtà non è impresa di poco momento.
Come che sia tentar non arrecherebbe nocumento. A nessuno. Men che meno si farà un soldo di danno all’atavica improntitudine della “gens” lucerina. Chiamata ad attivarsi, senza remore, facendosi comunità aperta, vivida quanto vitale.
«La Notte Bianca è un happening da sempre improntato alla multidisciplinarietà: risponde ai bisogni di chi si misura con il proprio patrimonio, la sua identità, i propri sogni, restituendo alla produzione culturale quell’intima valenza, che già detiene in quanto sistema di relazioni tra individui, in quanto rete in grado di influire sulla qualità della vita» abbiamo letto altrove.
Magari qualcosa è lì lì per scattare nel subconscio del “civis lucerinus”. La molla dell’ingegno del singolo, che si lubrifica nell’ampiezza del consorzio umano.
Ma questo uno come Sergio De Mare, presidente del Civ (il Comitato Integrato di Via, ndr) “Botteghe del Centro”, lo sa bene. Eccome!
Agli organismi preposti, come pure alle associazioni “categoriali” – Confcommercio, Confartigianato e via dilungandoci nell’elencazione –, nondimeno agli amministratori in carica, spetta – fin d’ora – il compito di protendere mani e menti verso una proposta senza eguali nell’hinterland lucerino. Con l’auspicio augurale di non giungere nudi alla meta.
Costantino Montuori