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CRONACA
Cronaca

Vicenda suoli in 167: L'amministrazione Pitta va in Cassazione. Intanto spunta un altro legale a supporto di Ignazio Lagrotta
Si tratta del professore universitario Gabriele Dell'Atti, che affiancherà l'avvocato Ignazio Lagrotta. Ciro Tibello, tecnico del Comitato: «Saremo tutti noi a pagare, mai i dirigenti ed i politici»

Lucera, 02.11.2021 - E così l’amministrazione Pitta ha deciso, dopo il rimescolamento delle carte in Giunta che ha visto Claudio Venditti e Stella Foglio prendere il posto di Carolina Favilla e di Emanuela Gentile (con quest’ultima che dovrebbe ri-sostituire la Foglio già nel giro dei prossimi giorni), di proporre il ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Bari che ha dato ulteriormente ragione al Comitato della 167 a proposito della vicenda legata all’indennizzo dei suoli.
Più che l’amministrazione, però, l’impressione è che a decidere per la scelta del ricorso siano stati più i legali e i tecnici. Una raffica di lettere da parte dell’avv. Ignazio Lagrotta, difensore del Comune di Lucera – grazie ad una convenzione di parecchie centinaia di migliaia di euro che va avanti dal 2012 a colpi di proroghe (“l’ultima con la Determinazione n. 267 del 30 luglio 2019: posticipare i termini di decorrenza e scadenza dell’affidamento del servizio in oggetto, dal 01/08/2019 al 31/10/2019 e, comunque, fino all’aggiudicazione e conclusione dello svolgimento delle procedure di gara”) – che spingeva verso Roma (la Cassazione, appunto) fin dai primi di settembre scorso (nota prot. N. 45.968 del 12/10/2021), non appena fu notificata la sentenza della Corte d’Appello. Fino ad arrivare al 12 ottobre, quando il sindaco Giuseppe Pitta avrebbe comunicato a Lagrotta di preparare gli atti per il ricorso.
Una questione che sta costando parecchi soldini a Palazzo Mozzagrugno e il cui contenzioso nelle aule di tribunale trae origine dal 2011, prima al TAR Puglia e poi al CdS, difensore l’avvocato Filippo Panizzolo (Determina n. 87 del 02/04/2015 una parcella di 45.676,80 al lordo della ritenuta d’acconto). Poi, il proseguimento della causa in sede ordinaria nel 2013, con affidamento al neo convenzionato (anno 2012) Lagrotta ma… anche all’avv. Panizzolo (e non si è mai capito perché, visto che oramai l’ente aveva una convenzione con un nuovo legale).
Nel ricorso in Corte d’Appello Panizzolo scompare, c’è solo Lagrotta.
Fino ai recenti giorni frenetici, alla ricerca di assessori incompatibili da sostituire ed altri che intanto si dichiaravano (apertamente o non presenziando alla Giunta, come poi hanno fatto il primo cittadino e gli assessori Antonella De Sabato e Daniela Pagliara) incompatibili rispetto alla proposta di impugnazione della sentenza della Corte d’Appello.
Come se non bastasse, si viene a sapere che il legale dell’ente avrebbe chiesto il supporto di un esperto, un professore universitario, “a titolo gratis” (il Tar Lazio, nella sentenza n. 11411 depositata il 30 settembre, affermava la legittimità del carattere gratuito della consulenza professionale, evidenziando che nell’ordinamento non è rintracciabile divieto alcuno in tal senso, Il collegio ha quindi precisato che la raffigurata situazione di innalzamento professionale riguarda i giovani professionisti, ma è notorio che, nel caso di specie, non trattasi di giovane professionista) un certo Gabriele Dell’Atti. Un nome che non viene riportato nella delibera di Giunta ma che viene menzionato nella determinazione dirigenziale di affidamento dell’incarico (leggi). Come mai? Lagrotta non si sente così al sicuro nell’affrontare questo ricorso per Cassazione? O forse il tempo stringe e sapere di poter contare sull’appoggio di una figura che dicono molto in gamba lascia più tranquillità? Magari si tenta il tutto per tutto nella speranza che presso la Corte di Cassazione spunti qualche cavillo che possa far rinviare gli atti alla Corte d’Appello per una riconsiderazione del caso?
Abbiamo chiesto al tecnico del Comitato “Santa Maria delle Grazie – Zona 167”, il dott. Ciro Tibello, che idea si è fatto circa quanto accaduto a seguito del pronunciamento della Corte d’Appello.

Sostiene il Comitato 167…

«Per la prima volta – ha esordito Tibello – abbiamo un avvocato come Sindaco del Comune di Lucera (Giuseppe Pitta, ndr) e, nell’unico incontro informale con il Comitato (lo scorso 6 di ottobre, ndr), era stato prospettato un percorso per porre fine al contenzioso, peraltro in linea con il suo programma elettorale».

D. E invece cos’è avvenuto?
R. «Invece, nonostante la maggioranza in Giunta era contraria al ricorso per Cassazione, il Sindaco, in conformità con quanto statuito dai Giudici del Consiglio di Stato (quarta Sezione) Sentenza n. 1710/2013 del 22/03/2013, notificata al Comune di Lucera in data 15/04/2013, ha inventato due assessori ad acta subentrati a quelli contrari al ricorso e, convito di poter licenziare l’atto con la maggioranza (Deliberazione della Giunta Municipale n. 165 del 27 ottobre 2021, leggi) ha fatto deliberare (assenti il Sindaco e due assessori e, quindi, con 5 favorevoli di cui uno proprietario superficiario di appartamento e box in zona 167) di impugnare dinanzi alla Cassazione la sentenza n. 1536/2021 con cui la Corte di Appello di Bari ha deciso il giudizio (rubricato al R.G. n. 816/2020) contro Abbruzzese Luigi + 1.404».

D. Sì, in effetti con quest’atto di Giunta si autorizza il Sindaco, legale rappresentante dell’ente, a sottoscrivere la procura alle liti in favore dei legali, con copia trasmessa al dirigente del servizio contenzioso per l’assunzione dei conseguenti atti di gestione, ivi compresa l’individuazione del professionista a cui conferire l’incarico di rappresentanza e difesa del Comune di Lucera. Ma vogliamo prima menzionare, dott. Tibello, la trascrizione del giudizio emesso dai Giudici in riferimento al comportamento omissivo del Comune di Lucera, come riportato alle pagine 7 e 8 della sentenza?
R. «Certo. Si legge quanto segue:
• …nella fattispecie in esame, pur avendo proceduto all’occupazione di un’area di consistenti dimensioni divenuta poi “sine titulo”, il Comune, o meglio le varie amministrazioni comunali succedutesi nelle consiliature successive al 1983 né hanno ottenuto il consenso della controparte alla cessione bonaria; né hanno restituito il bene ripristinando lo status quo ante; né hanno proceduto all’acquisizione ai sensi dell’art. 42 bis del T.U. espropriazioni di cui al D.P.R. n. 327 del 2011 (introdotto dall’art. 34, comma 1, d.l. 6 luglio 2011 n. 98, conv. In l. 15 luglio 2011 n. 111);
• nel caso in esame le amministrazioni succedutesi, di fronte alla prospettiva di affrontare un notevole impegno finanziario per un obiettivo “politico-sociale” già raggiunto con i beni del privato, hanno preferito lasciare ai successori la relativa problematica;
• in tali termini, deve essere valutata in maniera estremamente negativa la posizione dell’Amministrazione Comunale che, in spregio ad ogni regola di diritto e di civiltà giuridica, fin dal 1983 ha occupato – senza mai sborsare direttamente né una lira né un euro – i terreni già di proprietà della defunta dante causa degli odierni appellati;
• ed ancora oggi, dopo trent’anni, in luogo di definire finalmente la situazione di incertezza giuridica e porre rimedio al proprio persistente comportamento illecito, utilizza in tutte le sedi gli strumenti giurisdizionali per tentare di posporre indefinitamente nel tempo l’adempimento dei suoi obblighi;
• in tale quadro, la mancata adozione “in illo tempore” da parte dell’autorità espropriante del decreto di esproprio comporta che l’occupazione costituiva un “illecito” e fa apparire l’eccezione di cui all’art. 2058, comma 2, del tutto inconferente…”».

D. Andiamo a ritroso, a quando, cioè, il giudice in primo grado aveva aperto un varco per l’eventuale conciliazione tra le parti.
R. Voglio richiamare a tal proposito il Verbale di Udienza del 18 aprile 2019: “…rappresenta all’Ill.mo Giudicante la disponibilità del Comune di Lucera a conciliare la controversia. Tuttavia, fa presente che l’Ufficio Tecnico Comunale ha rilevato di non poter aderire, in linea tecnica, alla proposta conciliativa formulata con ordinanza del 28/01/2019… e prendere atto, questa volta, del dirigente dell’ufficio contenzioso il quale (Determinazione n. 189 del 27 ottobre 2021, leggi) ha deciso di nominare due avvocati e non il professionista come deliberato dalla Giunta Municipale».

D. Sta di fatto che il Comune di Lucera vuole ancora resistere.
R. «E questo nonostante le pesanti condanne alle spese di giudizio comminate in primo e secondo grado, le parcelle da pagare ai suoi difensori (un difensore dinanzi al TAR ed al Consiglio di Stato + due difensori nelle 22 cause dinanzi al Tribunale di Foggia + un difensore nella causa dinanzi alla Corte di Appello di Bari + due difensori per il ricorso per Cassazione): trattasi di centinaia di migliaia di euro che il Comune pagherà nonostante il dissesto».

D. Cosa si aspetta, dopo l’ennesima presa di posizione da Palazzo Mozzagrugno, con la chiamata in soccorso dell’avv. Ignazio Lagrotta da parte del professore universitario Gabriele Dell’Atti?
R. «È sufficiente esaminare, infatti, il timbro dello studio legale per prendere atto che trattasi di un altro importante professionista chiamato a soccorrere il professionista “a contratto in prorogatio” che difende il Comune di Lucera. Non è la prima volta: ricordate quanto ci è costato il ricorso avverso la Determinazione dell’ANAC dinanzi al TAR Lazio, sede di Roma?».

D. Esito prevedibile?
R. «Niente affatto: comunque, l’importante per l’amministrazione comunale é “in luogo di definire finalmente la situazione di incertezza giuridica e porre rimedio al proprio persistente comportamento illecito, utilizza in tutte le sedi gli strumenti giurisdizionali per tentare di posporre indefinitamente nel tempo l’adempimento dei suoi obblighi; in luogo di definire finalmente la situazione di incertezza giuridica e porre rimedio al proprio persistente comportamento illecito, utilizza in tutte le sedi gli strumenti giurisdizionali per tentare di posporre indefinitamente nel tempo l’adempimento dei suoi obblighi”, come hanno statuito i Giudici del Consiglio di Stato».

D. Alla fine chi pagherà?
R. «Saremo tutti noi a pagare, mai i dirigenti ed i politici».

Questa e tante altre vicende hanno dimostrato (semmai ce ne fosse bisogno) che quando si è dei semplici cittadini o anche recitando un ruolo di opposizione o, addirittura, quando si fa campagna elettorale, tutti si ergono a difesa dei cittadini che a turno lamentano dei diritti.
Non si capisce perché, poi, quando si diventa maggioranza, tutti gli “affetti” e le “coccole” verso quei cittadini cadano come e foglie in autunno. Ma, ironia della sorte, siamo quasi al punto che nemmeno chi oggi è opposizione – dentro e fuori – possa dire una sola parola.
Sembra di ascoltare un ritornello di un brano (“Nisciuno”, dall’album “E’ asciuto pazzo ‘o padrone”) forse poco conosciuto di Joe Sarnataro (meglio noto, poi, come Edoardo Bennato): “Nun se salva nisciuno, nisciuno nisciuno. Int' 'a 'sta città nun se salva nisciuno!”.

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