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Giuseppe Bizzarri: la lotta contro il Covid e l'appello alle istituzioni: «Non è momento di divisioni, ma di grande impegno comune. Ve ne prego»
«Solo passandoci ci si rende conto di cosa stiamo vivendo e sento l’obbligo morale di contribuire come posso a renderlo noto. Prego Antonio Tutolo e gli altri consiglieri regionali, Giuseppe Pitta e tutti i sindaci dei monti dauni, i politici senza distinzioni e divisioni, di mettervi a lavorare insieme per chiedere di spostare reparti no covid a Lucera»

Lucera, 11.11.2020 - Sta lottando come un leone da oltre dieci giorni contro il Covid. Dall’altra sera è al Riuniti dove il personale medico e paramedico è allo stremo e dove le stanze, ogni angolo, ogni ristretto spazio scoppiano perché non ce la fanno ad assorbire l’enorme domanda venuta giù a valanga subito dopo l’estate, quando i governanti erano troppo impegnati (distratti?) a chiudere una campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale e si son fatti prendere sottogamba come pivellini. Facile, troppo facile pavoneggiarsi durante quella prima fase, in primavera, dopo aver visto quanto accaduto altrove, a Bergamo, a Codogno… Il tempo di correre ai ripari e chiudere tutto per non trovarsi anche qui ad essere travolti dall’onda d’urto che, ahinoi!, è arrivata ora (oggi il dato più alto mai registrato in Puglia: 1.332 casi positivi!). E lo tsunami ha letteralmente spiazzato coloro i quali intanto annunciavano da una parte la chiusura (dobbiamo crederci che è momentanea?) del Pronto Soccorso a Lucera, città che ha dovuto persino elemosinare quello che era stato concesso spontaneamente, per esempio, a San Severo e Torremaggiore, vale a dire un drive through. E intanto quello che un tempo era l’OSPEDALE CIVICO, cioè della popolazione, fatto con la gente e per la gente del territorio (Lucera e i Monti Dauni ma non solo) ancora perfetto, luccicante, spazioso, enorme, quello che accoglieva i pazienti come fossero componenti di una stessa grande famiglia, continua ad essere lì, con i lucerini e la gente del Subappennino che ancora sentono proprio pur essendo la proprietà passata in altre mani con tanto di rogito notarile a gennaio 2020, tra passerelle e giravolte.
Giuseppe Bizzarri, l’avvocato e politico gentiluomo di Lucera – gente rara al giorno d’oggi –, da circa un paio di giorni, dopo aver atteso in una sorta di sala d’attesa per un giorno ed una notte insieme a tanti altri che pure stanno combattendo una guerra che lascia ancora tanti increduli – è al Riuniti a combattere con una polmonite bilaterale da Covid. Provato a dir poco, stremato, riesce a tenersi in contatto con i suoi estimatori, i suoi amici, la sua famiglia attraverso Facebook. L’ultimo suo post di oggi è struggente ma carico di energia, di una riflessione che contagia più del Covid: «Sono ricoverato al reparto malattie infettive a Foggia – scrive – e lotto per recuperare ossigeno. Non è la mia idea preferita di vento in faccia, ma non mollo. Non posso muovermi, né bere o mangiare. Ho solo tanto tempo per riflettere e mi chiedo: non è meglio restare in casa ad annoiarsi dietro la TV per un po’, anziché uscire e correre il rischio di finire così? Direi proprio di sì. Non riesco a non pensare a ciò che ho visto ieri con i miei occhi: strutture che reggono per miracolo questa onda d’urto micidiale. Solo passandoci ci si rende conto di cosa stiamo vivendo e sento l’obbligo morale di contribuire come posso a renderlo noto. Prego Antonio Tutolo e gli altri consiglieri regionali, Giuseppe Pitta e tutti i sindaci dei monti dauni, i politici senza distinzioni e divisioni, di mettervi a lavorare insieme per chiedere di spostare reparti no covid a Lucera. In questo modo si recupererebbero posti covid a Foggia per dare una risposta maggiore di accoglienza agli infetti. Al tempo stesso non verrebbe interrotta la risposta di sanità a chi non ha il virus, ma ha patologie che necessitano comunque interventi da non procrastinare. I nostri medici sono pronti e capaci. E dovete battervi per far potenziare l’assistenza domiciliare, per tanta gente che soffre in solitudine a casa. Si può fare, ne sono certo. Ci vorrà tempo per venire fuori da questa situazione, quindi dovete volerlo. Non è momento di divisioni, ma di grande impegno comune. Ve ne prego. Forza».
Migliaia i commenti di affetto e quello di suo padre Vincenzo che ha condiviso il post di Giuseppe indirizzando un appello al governatore Emiliano: «Presidente, Le inoltro il post di questa mattina di mio figlio Giuseppe che, pur in quelle condizioni, è riuscito a pensare alla situazione sanitaria della Capitanata. Mi auguro che, leggendolo, possa per Lei essere di spunto al fine di operare, tutti, per un miglioramento della situazione attuale. Ritengo, come mio figlio, che l’ospedale di Lucera possegga tutte le potenzialità, come spazi da dedicare e come materiale umano (a partire dal dirigente Dott. Zanasi all’ultimo degli operatori a lavoro) atte a supportare l’attuale momento di emergenza. Cordiali saluti».
Forza, Giuseppe. E forza tutti coloro i quali stanno vivendo un dramma come il tuo e lo stanno affrontando con il tuo stesso coraggio.

Roberto Notarangelo

 


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