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CRONACA
Cronaca

E se quelle dicerìe sui castelli federiciani sparsi in Italia non fossero proprio dicerìe?
Il racconto di un ragazzo che si trovava insieme alla fidanzata nei pressi della fortezza svevo-angioina: «A spaventarmi più di ogni altra cosa è stata quella figura in camicia bianca che ho visto fuggente per un attimo sulla Torre della Leonessa»

Lucera, 16.10.2020 - Le fortezze federiciane, da che storia è storia e da che mondo è mondo, sono avvolte da un velo di mistero, impalpabile e quasi impercettibile, che le rende uniche e affascinanti. Il web è pieno di leggende e tutte vanno più o meno in una certa direzione: pare che in molti castelli federiciani italiani, il grande Federico II di Svevia, a distanza di secoli dalla sua morte, si manifesti ancora. Basti pensare al castello di Enna che lo vedrebbe ancora galoppare di notte sul suo destriero nei pressi della Torre oppure alle storielle misteriose intorno al castello di Gioia del Colle.
La vicenda che vi stiamo per raccontare succede a Lucera qualche settimana fa e vede come protagonisti due giovani del posto.
È un sabato sera dai sapori ancora estivi, benché l’autunno sia ormai alle porte. Un ragazzo e una ragazza di cui non sveleremo i nomi per ovvie ragioni, pensano bene di spingersi da via Mazzini verso la fortezza per fare una passeggiata al chiaro di luna. La mezzanotte ormai incombe e mentre i due sono presi ad ammirare e a commentare le bellezze notturne di un paesaggio ormai taciturno, succede, a loro dire, qualcosa di insolito. Ad un tratto iniziano ad udire suoni o forse rumori particolari, non proprio identificabili, tipo gemiti, richiami o lamenti. Si aggiungono sibili di sottofondo e non si capisce se possano essere i versi di un uccello o di qualche altro animale; non si sa da dove provengano ma sono vicini a loro, molto vicini. Quasi d’istinto i due si voltano per guardarsi le spalle e per capire se ci fosse qualcuno a seguirli. Ma sono soli, non ci sono auto o altra gente nelle loro vicinanze. A quel punto lo sguardo dei giovani raggiunge il castello che si erge alla loro destra. Il ragazzo dice di scorgere per qualche secondo l’immagine fuggente di una persona in camicia bianca, che si muove proprio lì sul monumento svevo-angioino. Incredulo, non sa cosa pensare. La coppia avanza l’ipotesi di uno scherzo, di qualche goliardata ma, a conti fatti, tutto resta così incredibile e inverosimile; accelerano il passo e un po’ spaventati tornano a casa.
Passano dei giorni ed è proprio il ragazzo a contattare la nostra redazione per raccontarci l’accaduto. Ecco cosa dice: «Mi vengono i brividi solo a ripensare al tutto e al ricordo di quei versi così strani; erano intermittenti, sembravano una sorta di richiamo ma non saprei dire per quali tipologie di uccelli. Quando mi giravo indietro per cercare di capire da dove provenissero, essi cessavano, ma poi riprendevano e diventavano sempre più acuti ed insistenti. Ci sentivamo osservati, sinceramente. Ma a spaventarmi più di ogni altra cosa è stata quella figura in camicia bianca che ho visto fuggente per un attimo sulla Torre della Leonessa. A quel punto sono sbiancato e siamo letteralmente scappati. Avevamo il cuore in gola e la brutta sensazione che potesse succedere qualcosa. Mi piacerebbe pensare che ci possa essere una spiegazione logica al fatto ma non credo. Ripeto, a distanza di giorni, mi vengono ancora i brividi».
Non sappiamo in quel frangente cosa possa essere realmente successo e fare ipotesi azzardate è fuori luogo. Il pensiero torna ai nostri nonni e ai loro racconti, alcuni dei quali dicevano che Federico II era, è e rimarrà sempre nel suo castello.
Tutto è bene ciò che finisce bene. Per il resto si è trattato di una insolita serata di fine estate, ricca di emozioni e di sensazioni “misteriose” che questi due ragazzi non dimenticheranno facilmente.

Deborah Testa

 


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