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CRONACA
Cronaca

Facevano scempio di querce protette nel Parco Nazionale del Gargano: arrestati
L’operazione è stata resa possibile grazie ai quotidiani servizi di perlustrazione ed osservazione del personale effettivo allo Squadrone Eliportato Cacciatori Sardegna in aree boschive, dove appare molto difficoltoso operare a causa dell’impervietà dei luoghi

San Giovanni R.do, 04.02.2018 - Nel pomeriggio di giovedì scorso i Carabinieri della Stazione di San Marco in Lamis hanno tratto in arresto MARTINO Angelo, 49enne, allevatore, già noto alle Forze dell’Ordine poiché “colpito” nel 2004 da un ordine di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Free Valley”, condotta dal Comando Provinciale di Foggia e dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di San Giovanni Rotondo, MARTINO Emanuele, 35enne, allevatore, nipote di Angelo, anch’egli con svariati precedenti di polizia anche specifici, e RAMUNNO Matteo, 46enne, operaio, segnalato nella Banca Dati delle Forze di polizia, tutti del luogo, ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso tra di loro, di furto aggravato, ricettazione, danneggiamento aggravato e distruzione di bellezze naturali.
Nel corso di un servizio coordinato di controllo straordinario del territorio, appositamente pianificato dal Comando della Compagnia di San Giovanni Rotondo e che ha visto interessate, grazie anche alla presenza delle Squadriglie dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna, anche le zone più isolate e impervie del Gargano, in località “Difesa” (Zona 2 del Parco Nazionale del Gargano) i Carabinieri hanno sorpreso in flagranza di reato i tre soggetti mentre caricavano su due carrelli le sezioni di tronco di numerosi alberi, della specie “quercina” tipo “cerro”,che avevano precedentemente tagliato.

L’operazione è stata resa possibile grazie ai quotidiani servizi di perlustrazione ed osservazione effettuati da personale effettivo allo Squadrone Eliportato Cacciatori Sardegna in aree boschive, dove appare molto difficoltoso operare a causa dell’impervietà dei luoghi.
Il tanto triste quanto diffuso fenomeno criminale del selvaggio taglio boschivo, reso ancora più odioso perché praticato nelle aree più delicate e protette, ha infatti da tempo indotto il Comando territorialmente competente ad attuare una serie di servizi finalizzati al suo contrasto, dislocando già durante la notte i militari più idonei, per addestramento ed equipaggiamento, su diversi punti di osservazione, dai quali è possibile notare movimenti sospetti di uomini e mezzi. E così, i “Cacciatori”, proprio da uno di questi punti di osservazione già alle prime luci dell’alba avevano osservato due veicoli agricoli allontanarsi dalla masseria di proprietà della famiglia Martino per dirigersi nella foresta. Durante il pedinamento a distanza i militari hanno quindi verificato che i due mezzi, percorrendo una pista forestale, si erano divisi per procedere al taglio degli alberi in due zone distinte. I Cacciatori, quindi, procedendo a piedi con “andatura tattica” per diversi chilometri, sono così riusciti a raggiungere i tre senza che questi si fossero accorti di nulla, sorprendendoli in flagranza e procedendo quindi al loro arresto.

Il successivo sopralluogo, effettuato con ausilio di personale delle Stazioni Carabinieri Forestale di San Nicandro Garganico e San Marco in Lamis, ha consentito di appurare, anche con utilizzo di tecnologia GPS, che gli arrestati avevano “aperto” una “pista forestale” per circa 10.000 metri circa, con una larghezza media di 2,5 metri, per complessivi 2.500 metri quadrati di superficie, e che avevano tagliato ben 400 alberi, asportando un totale stimato di 2.800 quintali di legna pregiata, deturpando una delle aree più belle del nostro Paese, quale si può considerare il Parco Nazionale del Gargano.

Il prosieguo dell’attività ha, infine, portato al sequestro, oltre che di 40 quintali di legna già tagliata e sezionata, di altro materiale di illecita provenienza, quale una motosega priva di matricola e altre attrezzature utilizzate per lo scempio, quali i due trattori e i relativi carrelli.
Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati accompagnati presso i rispettivi domicili in regime di arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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