Dell'Osso: «Oggi la paura investe coloro che molto probabilmente sanno ma non dicono»
«Se la paura, caro Vincenzo, dovesse prenderti la mano, dimostreresti di non essere in grado di fronteggiare la realtà»
Lucera, 02.10.2008 - «15 anni or sono fui chiamato dall’allora Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, a ricoprire l’alto ed oneroso incarico di Sottosegretario di Stato all’Interno.
Avevo appena iniziato a collaborare con il Sen. Pellegrino, Presidente dell’ex Commissione inquirente, quando nelle nostre Istituzioni locali vi fu la caduta del controllo sociale e, grazie a personaggi integerrimi della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, si appalesarono gli scenari e le strategie del crimine della nostra provincia che, a fronte della crisi dell’agricoltura per l’insufficiente irrigazione e della recessione industriale, si constatò un aumento sproporzionato di sportelli bancari con 128 aziende di credito operanti (di cui 28 di Istituto di Diritto Pubblico, 14 di Banche di interesse nazionale, ben 43 di banche popolari, 19 di casse di risparmio e 7 di casse rurali ed artigiane, oltre a 49 imprese finanziarie).
Le relazioni della Commissione Antimafia individuarono nelle città di San Severo, Cerignola, talune zone del Gargano e Foggia i centri di maggiore attrazione a delinquere.
Lucera all’epoca fu salva, anche se lievemente sfiorata da fenomeni di stampo camorristico; vi apparvero a quel tempo figure da operetta.
Il fenomeno delle estorsioni, delle macchine rubate, degli incendi dolosi, degli scippi, dei furti in appartamento, non trovò grande ascolto tra i giovanissimi delle nostre degradate periferie, ancor più abbandonate, i cui abitanti risentono più di altri la forte crisi occupazionale, perché efficace fu la risposta delle nostre Forze dell’Ordine che seppero contrastare l’insorgere di fenomeni di micro e macro criminalità. La municipalità lucerina dell’epoca riconobbe alle Forze dell’Ordine, in particolare ai Carabinieri, il grande merito di aver saputo sgominare la criminalità dilagante e consegnò loro le chiavi della Città nominando taluni cittadini onorari.
Oggi, i nostri concittadini vivono altre ansie, altre paure. Si sentono insicuri; vorrebbero il Carabiniere, il Poliziotto di quartiere (che altro non è se non una rivisitazione della pattuglia appiedata); la Città vorrebbe una nuova identità per funzionari di Polizia capaci di aumentare la fiducia, creare familiarità per uno scambio di utili e sincere confidenze.
Oggi, la paura investe coloro che, molto probabilmente sanno, ma non dicono, che vogliono trascorrere qualche ora serena nella villa, nei parchi, nei giardini; avvertono il rischio di poter essere per futili motivi malmenati, derisi, offesi, minacciati, talvolta con siringhe abbandonate ed utilizzate come armi improprie.
È necessaria una aspra lotta alla inciviltà; sedili appena sistemati vengono divelti, le luci spente, gli arredi urbani rimossi.
È necessario il coinvolgimento delle componenti della società e dei suoi pilastri (la famiglia, la scuola, la chiesa), il rafforzamento del personale di Polizia, l’istituzione di squadre per il controllo dei nostri quartieri maggiormente a rischio.
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Qual è la mia riflessione sull’insistente domanda di difesa sociale da parte dell’ente locale? Spesso, sull’emozione del momento v’è un’alluvione normativa che si accompagna ad una rassegnata consapevolezza di mancanza di fondi, oltre alla inesperienza nell’utilizzarli, per cui nell’animo degli amministratori s’annida una sottile e diffusa inquietudine per l’inefficacia delle misure proposte, delle misure individuate e non realizzate.
Credo che sarebbe ancora utile l’operatore di strada, frequentatore dei rioni dove insiste il maggior disagio, dove i giovani vivono nell’ozio, non sanno come investire il tempo, si annoiano e bevono, bevono…, diventano alcolisti ed assuntori di droghe.
Vi racconto un’esperienza vissuta diverso tempo fa. Un operatore socio-sanitario del nostro SERT, ancora oggi in servizio, convinse un ragazzo di 19 anni di fidarsi; di accettare una Comunità di Recupero, di Formazione e, dopo 4 anni lì vissuti, divenne un buon restauratore. Oggi, abbiamo la gioia di vedere che costui è diventato un ottimo artigiano e, memore delle sue sventure giovanili, offre la sua piccola azienda per il recupero di giovani che hanno vissuto la stessa amara esperienza.
Carissimi Colleghi, per i fatti criminosi accaduti, motivo per cui il Consiglio Comunale è stato opportunamente convocato, allo stato attuale pare che si faccia fatica ad individuare ed indicare la filigrana dei fatti, una lettura puntuale degli avvenimenti che segnano il presente non felice della nostra cara Città.
Noi tutti, e tu caro Vincenzo, ben sappiamo che la politica è certamente un’arte difficile; la può fare colui che è disposto sempre meno alle costrizioni della logica di appartenenza e invece, sempre più, alla invenzione creativa che gli viene richiesta dalla irrepetibilità della persona e programma, progetta, approfondisce e studia.
È un sacrilegio relegarla nelle mani di incompetenti che non studiano le leggi, che non snobbano le fatiche; è un tradimento pensare che l’istinto possa supplire la tecnica e che il carisma possa supplire le regole interne di un mestiere così complesso.
Noi ci dichiariamo tutti indignati, ma all’indignazione deve seguire necessariamente la denuncia, il “che fare?”, dopo aver individuato i problemi e intercettato le emergenze, dopo avere esaltato il grido di solidarietà, è necessario un maggior decisionismo, più rigore nell’amministrare. È compito di tutti noi che vogliamo vivere in maniera profonda l’impegno per la politica; è un compito di gran parte di noi riuscire a dare un nome alle cause ed ai responsabili.
Carissimo Sindaco, sono sempre più convinto di confermare a te ed alla tua famiglia la nostra solidarietà, pur stimando l’azione del tuo governo fortemente insufficiente, così come ebbi modo di esporti nella missiva del 3 settembre scorso e gentilmente pubblicata dal Frizzo; permettimi, però, di estendere questo forte e sincero sentimento di solidarietà alle tante persone “senza volto”, che in quel di Foggia hanno subito l’ingiusta ed inconsapevole azione criminosa e che oggi giacciono in un letto di ospedale soli e forse abbandonati.
Cari colleghi tutti, oggi – che “qualcuno” vorrebbe impedirci di governare – bisogna trovare il coraggio più che mai di proseguire e di dare finalmente risposte vere, veloci, tangibili e concrete alla nostra città.
Ma se la paura, caro Vincenzo, dovesse prenderti la mano, dimostreresti di non essere in grado di fronteggiare la realtà, cosicché il futuro sereno di cui Lucera ha tanto bisogno potrebbe svanire.
Qualunque sarà la tua decisione, noi ti saremo comunque vicini, leali e solidali».
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Roberto Notarangelo