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Il dr. Agostino Di Ciaula: «Anche gli impianti di digestione anaerobica generano inquinamento odorigeno»
Ha parlato di rischi microbiologici e tossicologici dell’anaerobico ed ha concluso che la sicurezza di questi impianti deve essere molto migliorata «e pertanto la loro presenza fisica rappresenterebbe un pericolo per i lavoratori e per i territori limitrofi»

Lucera, 26.11.2018 - Lo scorso 14 novembre si è tenuto, presso il teatro “Il Piccolo” della parrocchia Santa Maria delle Grazie, l’incontro dal titolo “Il dr. Agostino Di Ciaula a Lucera per spiegare gli effetti dell’anaerobico”, presentato dai comitati “Lucera non tace” e “Donne coraggio” e moderato dal giornalista Silvio Di Pasqua. Raffaella Gambarelli, portavoce del primo comitato, ha spiegato che sono in un momento di tregua perché il Consiglio Comunale lo scorso 9 novembre si è espresso negativamente rispetto al progetto dell’impianto anaerobico di Maia Rigenera ed ora la questione passa alla Provincia, ma prima ancora al tecnico del Comune di Lucera al quale l’assise consiliare ha dato atto di indirizzo per esprimersi sulla variante urbanistica: «Nel caso in cui la Provincia confermasse il parere negativo, ci aspetteremmo un ricorso al TAR; se invece il parere sarà favorevole, abbiamo intenzione di impugnare la delibera; per quanto riguarda poi il vecchio impianto, 178.000 tonnellate sono eccessive, ma l’AIA non può più essere impugnata». Elvira Pina Vivienne Cannito, presidente del secondo comitato, ha detto invece di aver già inoltrato alla Direzione Distrettuale Antimafia un esposto.
A seguito di questi due interventi, il dott. Agostino Di Ciaula ha iniziato la sua relazione (consulta/scarica le slides) partendo dal fatto che «non bisogna pensare ad essere fan dell’aerobico o dell’anaerobico», ma occorre chiedersi, attraverso «le tre domande che differenziano la buona dalla cattiva politica», se un impianto serva alla comunità, quali siano le conseguenze ambientali e sanitarie che una decisione può comportare e se vi siano alternative più sostenibili. Quello che serve a Lucera, in particolare, è gestire la FORSU, evitare la cosiddetta “puzza”, incrementare la fertilità del suolo agricolo ed evitare rischi. «L’altro punto di vista, quello di Maia, è fare profitto». Per quanto riguarda la “puzza”, Di Ciaula ha innanzitutto chiarito che il problema non si risolve con l’anaerobico, quindi ha riferito ciò che dice la Corte di Cassazione in merito: «In caso di molestie olfattive da attività produttiva autorizzata che siano idonee a recare molestia o fastidio alle persone secondo un criterio di “stretta tollerabilità”, spetta al giudice penale valutare la legittimità delle emissioni». Ed ancora: «È sufficiente l’apprezzamento diretto delle conseguenze moleste delle emissioni da parte anche solo di alcune persone per consentire al giudice di trarre elementi per ritenere sussistente il reato anche senza che sia necessario un accertamento tecnico». Inoltre: «La molestia olfattiva è punibile perché le emissioni odorigene si potrebbero evitare adottando puntuali accorgimenti tecnici». Riguardo alla gestione della FORSU e all’evitare la “puzza”, il dottore ha spiegato che le emissioni odorigene degli impianti di compostaggio aerobico tradizionale non sono inevitabili, bensì «possono essere ben controllate grazie ad un adeguato dimensionamento degli impianti, a biofiltri adeguati ed al rispetto delle BAT». Anche «gli impianti di digestione anaerobica generano inquinamento odorigeno, soprattutto a causa dell’emissione di composti solforati, ammonio e composti volatili organici, con variabilità stagionale».


Il video integrale del convegno

Il progetto dei proponenti, tra l’altro, «prevede anche una sezione di compostaggio aerobico, nonché modifiche migliorative rispetto all’esistente in merito alla riduzione dell’emissione odorigena», ma per Di Ciaula quest’ultima «deve essere attuata indipendentemente dal nuovo impianto». Nel progetto è scritto anche: «La Maia Rigenera srl si impegnerà quindi a realizzare l’impianto di digestione anaerobica al fine di avere molteplici effetti ambientali positivi, in particolare la riduzione drastica degli odori». Tuttavia, a parere di Di Ciaula, «non è tutta la verità, in quanto ciò che viene fuori, il digestato, va sottoposto successivamente a compostaggio aerobico». Peraltro, un gruppo di studio ha osservato che «la ritenzione di azoto successiva alla produzione di biogas causa un lento e costante incremento delle emissioni odorigene, con impatto odorigeno costantemente superiore rispetto al compostaggio aerobico sino alla fine del processo».
Di Ciaula ha poi fatto notare che la Daunia ha una percentuale di carbonio organico nel suolo inferiore all’1%: «Tra qualche anno non crescerà più nulla, dunque bisogna incrementare il carbonio in quanto esso aumenta la fertilità: la digestione anaerobica fa perdere oltre il 70% di carbonio organico, mentre il successivo compostaggio del digestato degrada sostanza organica e riduce ulteriormente la percentuale di carbonio, aumentando in compenso la concentrazione di metalli pesanti». Secondo il report, risalente ad aprile di quest’anno, di un gruppo di studio inglese, nessun fertilizzante come il compost è in grado di aumentare la frazione organica dei suoli.
Dopo aver spiegato i rischi microbiologici e tossicologici derivanti dall’anaerobico, il dottore ha concluso che la sicurezza di questa tipologia impiantistica deve essere ancora di molto migliorata e che pertanto, la presenza fisica di questi impianti rappresenterebbe un pericolo per i lavoratori e per i territori limitrofi, nonostante vi siano le precauzioni stabilite dalla legge. A Lucera, in particolare, la soluzione dell’anaerobico sarebbe ininfluente ai fini della gestione della FORSU e per eliminare l’inquinamento olfattivo, mentre sarebbe prioritariamente finalizzata alla produzione di energia e non di compost. Infine, alle emissioni del compostaggio aerobico si aggiungerebbero quelle derivanti dalla produzione e dalla combustione in loco del biogas, nonché dalla raffinazione del biogas in biometano. Insomma, un impianto anaerobico costituirebbe solo un ulteriore problema.

Greta Notarangelo

 


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