Piano Paesaggistico, Antonio Chiella scrive alla Barbanente, al dott. Magnaghi e al prof. Volpe
Una lunga e dettagliata relazione relativa al PPTR – Territorio di Lucera
Lucera, 24.07.2009 - Antonio Chiella interviene in materia di Piano Paesaggistico Territoriale Regionale in una dettagliata relazione posta all’attenzione della dott.ssa Angela Barbanente (assessore regionale all’assetto del territorio), del dott. Alberto Magnaghi (coordinatorte scientifico del PPTR) e del prof. Giuliano Volpe (coordinatore per la redazione della “Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia).
Una relazione che merita particolare e paziente attenzione da parte dei lettori e dei cittadini della Capitanata, nella speranza di incontrare coscienze sempre più attente ai temi della salvaguardia e valorizzazione di un territorio che da diversi decenni è stato preso d’assalto da chi non si fa scrupolo alcuno rendendolo sempre meno fruibile e godibile.
Chiella parte dall’appena trascorso 13 luglio 2009 come data in cui nell’amena cittadina del Gargano, Monte Sant’Angelo, si teneva una delle quattro Conferenze d’area per la presentazione dello stato di avanzamento del Piano Paesaggistico della regione Puglia (scarica la brochure), «anche “per favorire la più vasta partecipazione, con l’obiettivo di sviluppare quel proficuo confronto, con le istituzioni, gli enti locali, gli esponenti del mondo economico e produttivo, le associazioni espressioni della società civile organizzata e la cittadinanza tutta”». Viene posto l’accento relativamente al territorio di Lucera, «con particolare riferimento ad “ambiti territoriali estesi di valore distinguibile (“C” dell’art. 2.01)” e a zone soggette a VINCOLI E SEGNALAZIONI ARCHEOLOGICHE E ARCHITETTONICHE dal vigente PUTT/Paesaggio».
Uno sguardo al PTCP
La “Analisi dei paesaggi rurali della Provincia di Foggia” del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Foggia, approvato con deliberazione del Consiglio provinciale n. 55 dell’11 giugno 2009, pur rilevando che “il paesaggio è caratterizzato da un susseguirsi di dolci ondulazioni e pianalti; una steppa aperta di campi di grano (…). Un paesaggio imponente nella sua continuità geografica (un unicum in Italia ed in Europa) fatto di rarefazione e di assenza, costruito per sottrazione e rarefazione”, ritiene poi che: “La struttura di rete ecologica – idea portante di un possibile Paesaggio di Tavoliere futuro – si identifica con l’idrografia di superficie: le incisioni talora appena accennate dei torrenti (Celone…)…”; nella “Analisi fisica integrata del territorio”, invece, il medesimo PTCP si limita soltanto ad un semplice richiamo alle “Osservazioni geologiche preliminari lungo la valle del Celone” (Capitanata) che il CHECCHIA RISPOLI G. sviluppò nel 1939 (Cfr. Ren. Acc. Ass. Naz. Cl. Sc. Fis. Mat. Nat. s, 29, 452-454, Roma).
Io credo, invece, che quell’area, storicamente e geograficamente rappresentata in un rettangolo, dovrebbe identificarsi già oggi (domani sarà troppo tardi!) come PAESAGGIO DI TAVOLIERE “VALLE DEL CELONE”, che di seguito sinteticamente identifico.
Passaggio a… nord-est e oltre
Dal lato minore posto nord-est di quel rettangolo della Valle, spiccano vicinissime ed allineate le colline di “Monte Croce” (mt. 270), “Monte Pasquale” (mt. 264) e “Monte Mozzagrugno” (mt. 256); a sud-est, proprio nell’angolo, domina invece quella di “Montedoro” (mt.253).
La sommità di quest’ultima collina, pur evidenziando lungo il Torrente Iorenzo la presenza di un antico “vicus” romano, cioè il “Villaggio rurale di Montedoro” appunto, “esteso almeno 8 ettari che includeva edifici di vario tipo, un’area artigianale, un cimitero e forse un edificio di culto” è già purtroppo compromessa ed “occupata” da moltissime pale eoliche!
I lati maggiori della Valle del Celone sono invece delimitati da tre “ambiti territoriali estesi di valore distinguibile (“C” dell’art. 2.01)” dal PUTT/Paesaggio: il Torrente Vulgano a nord e i Torrenti Celone e Iorenzo a meridione da dove si elevano altre due importanti colline identificate come “Monte Castellaccio” (mt. 269) e “Coppa S. Annunziata” (mt. 244), anch’esse occupate dall’eolico.
All’interno dell’area della Valle del Celone, “costellata” da innumerevoli ed antiche Masserie (come “Pavoni”, “Torrebianca”, “San Marcello”, “Curato” solo per citare alcune tra le più belle ed importanti), da Poderi, fonti e sorgenti, il PUTT/Paesaggio individua altri tre “ambiti territoriali estesi di valore distinguibile (“C” dell’art. 2.01)”, in un perfetto triangolo che necessiterebbe con urgenza di essere collegato: mi riferisco, partendo dalla base, a “Posta Torrebianca” che andando verso “Reggente” forma il vertice di “Posta Ripatetta”, quest’ultimo è anche uno straordinario sito di interesse archeologico per il ritrovamento di insediamenti neolitici.
Tutte le Masserie e i Poderi della Valle, inoltre, hanno come riferimento e punto di aggregazione l’attuale “Borgo di San Giusto”, un’antica “villa”, “…cioè quelle tipiche aziende agricole romane… (…) …, … orientate verso la vitivinicoltura”. (Cfr. “SISTEMI INSEDIATIVI E PAESAGGI IN ETÀ ROMANA”, prof. Giuliano Volpe, di seguito riportato).
Il “Borgo di San Giusto”, ubicato quasi al centro delle tre richiamate Poste, è strategicamente situato al crocevia delle quattro più importanti strade che lo attraversano: la strada per Lucera, quella per Foggia, quella per Biccari e quella per Troia.
Conferenza d’area per l’avanzameento del PPTR
Monte Sant’Angelo (FG), 13 luglio 2009
La “perla” della Valle è infine rappresentata oggi dal recente invaso artificiale “Lago di Torrebianca”, “Diga sul Celone” o “Diga Capaccio”, realizzato in epoca abbastanza recente ma non evidenziato dal PUTT/P della Puglia, le cui acque nascono dall’incontro dei due Torrenti Celone e Iorenzo.
A tal fine, relativamente ai richiamati Ambiti Territoriali Estesi, le connesse “Direttive di tutela” regionali del richiamato “PUTT/Paesaggio” prevedono, tra l’altro, quanto segue…
“…va inoltre prescritto che: (…)
3.3 - negli ambiti territoriali estesi di valore distinguibile (“C” dell’art. 2.01) … (…) …, in attuazione degli indirizzi di tutela, tutti gli interventi di trasformazione fisica del territorio e/o insediativi vanno resi compatibili con: la conservazione degli elementi caratterizzanti il sistema botanico/vegetazionale, la sua ricostituzione, le attività agricole coerenti con la conservazione del suolo.
4 - Per il sistema “stratificazione storica dell’organizzazione insediativa”, va perseguita la tutela dei beni storico-culturali di riconosciuto valore e/o di riconosciuto ruolo negli assetti paesaggistici del territorio regionale, individuando per tutti gli ambiti territoriali (art. 2.01) i modi per perseguire sia la conservazione dei beni stessi, sia la loro appropriata fruizione/utilizzazione, sia la salvaguardia/ripristino del contesto in cui sono inseriti.
(…)
4.2 - Negli ambiti territoriali estesi di valore distinguibile (“C” dell’art. 2.01)… (…) …, in attuazione degli indirizzi di tutela, per tutti gli ambiti territoriali distinti di cui all’art. 3.04, va evitata ogni destinazione d’uso non compatibile con le finalità di salvaguardia e, di contro, vanno individuati i modi per innescare processi di corretto riutilizzo e valorizzazione”.
Secondo le suddette prescrizioni del richiamato PUTT/Paesaggio, il Titolo VII (Disposizioni finali e transitorie), articolo 7.01 (Beni paesaggistici non considerati dal Piano), prevede infatti che:
“1. Nel caso che un bene di rilevante interesse paesaggistico, non sottoposto a tutela dal Piano, riceva o possa ricevere pregiudizio da azioni in atto o potenziali, la Giunta Regionale su proposta dell’Assessore all’Urbanistica e sentita la competente Commissione Consiliare, con decreto del Presidente della Giunta Regionale, individua il bene e le relative aree e sottopone entrambi – definendone il livello – a tutela.
2. Il decreto di cui al comma precedente, in difformità di quanto previsto nel 5° comma del precedente art. 1.03, può comprendere aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici generali ed interessate da piani esecutivi e programmi attuativi anche se approvati”.
Anche sotto l’aspetto della tutela dell’identità storica e culturale, del sistema “stratificazione storica dell’organizzazione insediativa” degli ambiti distinti di cui al citato art. 3.04 del PUTT/Paesaggio, esistono nella Valle del Celone tutti i componenti e insiemi ivi previsti.
La valle del Celone
Importante a tal fine è lo studio relativo al “PROGETTO VALLE DEL CELONE”: RICOGNIZIONE, AEROFOTOGRAFIA, GIS”, curato dal Dipartimento di Scienze Umane, Territorio, beni culturali, civiltà letterarie, formazione dell’Università degli Studi di Foggia, del prof. Giuliano Volpe, anche coordinatore per la redazione della “Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia” disposta con Deliberazione della Giunta Regionale della Puglia n. 1787 del 28 novembre 2006, di concerto con gli Assessorati regionali, che costituirà un importante supporto per la costruzione del Piano Paesaggistico, essendo elemento fondamentale la conoscenza delle presenze culturali e naturalistiche degne di protezione e che connotano il territorio, componente del Nucleo operativo della medesima Carta, nonché attuale Magnifico Rettore della medesima Università di Foggia.
Il richiamato Progetto Valle del Celone, si legge nello studio, “…ha la sua genesi nello scavo del sito rurale romano e tardoantico di San Giusto, avviato nel 1995 in seguito all’occasionale e fortunata scoperta effettuata nel corso dei lavori per la realizzazione di una diga sul torrente Celone”.
Gli scavi, infatti, furono realizzati, su incarico della Soprintendenza Archeologica della Puglia, dal Dipartimento di Studi classici e cristiani dell’Università di Bari.
Inoltre, dall’APPENDICE “Ricognizioni nella Valle del Celone” di Valentino Romano riportata nelle “LINEE DI STORIA DEL PAESAGGIO DELL’APULIA ROMANA: SAN GIUSTO E LA VALLE DEL CELONE” si riafferma che: “…Alcuni importantissimi dati riguardanti il popolamento antico della zona erano già stati forniti dall’analisi delle fotografie aeree che avevano restituito numerose tracce di villaggi trincerati neolitici, della viabilità di età romana, della centuriazione, estesa in un ampio territorio fra Arpi ed Aecae, che ha interessato anche la valle del Celone e di due ville poste in località Montaratro, a poca distanza dall'attuale strada Lucera-Troia…”.
Ancora il Coordinatore della “Carta dei Beni culturali della Regione Puglia”, prof. Giuliano Volpe, nello studio relativo ai “SISTEMI INSEDIATIVI E PAESAGGI IN ETÀ ROMANA” dell’antica colonia latina di Luceria (periodo dal 315 al 514 a.C.), illustrato durante il Seminario “La Puglia delle Puglie” tenutosi a Bari il 10 aprile 2008 e pubblicato sui “Quaderni del P.P.T.R – 2/2008”, riferisce quanto segue…

Le campagne
(…)
Per quel riguarda più specificamente le campagne, il territorio lucerino, in coincidenza con la fondazione della colonia, fu diviso per mezzo della centuriazione (limitatio), con l’introduzione delle colture specializzate dell’ulivo e della vite, introducendo un elemento “rivoluzionario”, dalla portata dirompente nelle forme di articolazione e sfruttamento del territorio, e rappresentò un laboratorio della trasformazione agricola apula, producendo forme di adeguamento o di contrapposizione e rifiuto in ambito locale.
La più antica centuriazione lucerina è nota, soprattutto grazie alle fotografie aeree, nel territorio posto ad est della città, tra i torrenti Salsola e Vulgano, ed è costituita da una serie di strade parallele, secondo quel sistema arcaico cosiddetto “per decumanos solos”, la cui estensione gli studi recenti hanno dimostrato essere molto maggiore. In ogni caso, questo primo e pionieristico intervento di organizzazione agronomica di tipo romano introdusse un elemento di novità nel paesaggio pugliese, i cui effetti si avvertiranno solo successivamente.
In questa prima fase, infatti, non sembra che si siano realizzati cambiamenti radicali nell’articolazione del territorio e nell’organizzazione economica locale. Proseguirono le tradizionali forme di sfruttamento incentrate sulla cerealicoltura estensiva e sull’allevamento dei cavalli e delle pecore, anche se, come si è detto, si accelerò il processo di dissoluzione dell’organizzazione vicana (cioè quel sistema composto da villaggi rurali, i vici, distribuiti in distretti territoriali, i pagi). (…)
Nello stesso territorio lucerino un esempio di casa colonica risalente alla fine del II secolo a.C. è noto in località Nocelli, nella zona meridionale della più antica centuriazione, forse ristrutturata in quest’epoca: si tratta di un piccolo edificio a pianta rettangolare (m. 10x15 ca.), capace di ospitare una famiglia contadina che coltivava direttamente il proprio fondo.(…)
Soprattutto in età graccana, e più tardi nel I secolo a.C. per iniziativa dei triumviri e poi di Augusto, la Puglia fu interessata da estesi interventi di centuriazione che riguardarono principalmente le ampie distese di terra espropriata (ager publicus populi Romani) a seguito della seconda guerra punica. Come riportano le due versioni conservate del cd. Liber coloniarum e come risulta molto chiaramente dalle fotografie aeree e dalle tracce ancora visibili sul terreno, centinaia di ettari furono divisi con i tipici reticoli della limitatio, in Daunia, per esempio tra Arpi ed Aecae (Troia)…
(…)
Relativamente tardo, tra fine del I a.C. e I d.C., è invece il fenomeno delle villae, cioè quelle tipiche aziende agricole romane… (…) Numerosi sono gli esempi di villae: tra i tanti, si possono ricordare… la villa di San Giusto nei pressi di Lucera, orientata verso la vitivinicoltura.
Paesaggi tardoantichi
In particolare nelle Valli del Celone e dell’Ofanto si è potuto registrare un complessivo incremento numerico dei siti in età tardoantica rispetto alla fase precedente, con un’inversione di tendenza rispetto al calo dei siti verificatosi nella prima e media età imperiale.
Il caso più significativo è senz’altro rappresentato dal vicus di Montedoro lungo la strada da Aecae a Luceria, in un’area della Valle del Celone dominata dalla proprietà imperiale, sottoposto ad indagini geofisiche e aerofotografiche, per il quale ora, sulla base di alcuni dati epigrafici e topografici, si propone un’identificazione con il Praetorium Lauerianum (Romano, Volpe 2005): il vicus, esteso almeno 8 ettari, include edifici di vario tipo, un’area artigianale, un cimitero e forse un edificio di culto.

La Direttiva Habitat
Sotto l’aspetto naturalistico, invece, la Regione Puglia – ex Settore Ecologia –, a fine ottobre 2007 (Determinazione del Settore Ecologia n. 518), ritenendo carente la relazione di una delle Società che proponeva l’installazione di pale eoliche in quell’area della Valle del Celone, rilevò, di contro, la mancanza “…di un’analisi delle rotte migratorie e la valutazione degli impatti sulla dinamica di popolazione di specie di avifauna di rilievo”, riaffermando, quindi implicitamente riconoscendo quell’ambito territoriale, che “…il sito del progetto è prossimo al Lago di Torrebianca. … Si tratta di un’area di straordinario interesse naturalistico, avente tutti i requisiti per essere classificata come ZPS, per la significativa stabile presenza di specie di avifauna (prioritarie e comunitarie ai sensi delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE) quali airone cinerino, airone rosso, airone bianco maggiore, garzetta, nitticora, cormorano (nidificante), cicogna bianca, ecc...; secondo la giurisprudenza comunitaria, in situazioni analoghe verificatesi in altri Paesi della UE, cioè in presenza di habitat e specie prioritarie pur in assenza di aree di protezione designate, interventi potenzialmente impattanti su di essi hanno comportato la condanna dello Stato membro. Infatti, in base agli artt. 1 e 2 della Direttiva Habitat 92/43/CEE il legislatore ha enunciato che lo scopo della Direttiva è quello di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli stati membri al quale si applica il trattato”.
Con particolare riferimento a mantenere o ripristinare alcuni habitat e specie “in uno stato di conservazione soddisfacente” tali azioni vanno realizzati secondo il principio dell’integrazione ambientale e, in ultima analisi, dello sviluppo sostenibile.
Inoltre, facendo riferimento alla Direttiva 79/409, nell’art. 4 paragrafo 4 si dice: “Gli stati membri adottano misure idonee a prevenire l’inquinamento o il degrado degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli che abbiano conseguenze significative tenuto conto degli obiettivi del presente articolo”.
Infine, la Corte di Giustizia ha stabilito che le disposizioni dell’art. 4, paragrafo 4, prima frase, erano applicabili ad un sito non classificato che avrebbe dovuto essere classificato come Zona di Protezione Speciale a decorrere dalla data di attuazione della Direttiva 79/409/CEE stessa.
La Corte di Giustizia Europea ha inoltre affermato, nella causa Santoña Marshes (Spagna) – Caso n. C-355/90 ECR 1-4221 602-3 –, che uno Stato membro non può eludere il proprio dovere di tutelare un sito che deve essere protetto secondo i pertinenti criteri scientifici, non classificandolo come Zona di Protezione Speciale.
Per analogia, i servizi della CE - DG Ambiente consigliano di utilizzare questo principio per questioni legate alla Direttiva 92/43/CEE. Stando così le cose, in base a quanto precisato, l’Italia in quanto Stato membro è invitata ad adoperarsi per evitare un degrado dei siti di Rete Natura prima dell’adozione dell’elenco comunitario, al fine di evitare che vengano messi a repentaglio gli obiettivi della Direttiva Habitat.
Le misure di conservazione devono corrispondere alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali dell’allegato I e delle specie dell’allegato II (della sopramenzionata Direttiva) presenti nel sito.
Le esigenze ecologiche di questi tipi di habitat naturali e delle specie comprendono tutti i parametri ecologici necessari per garantire il loro stato di conservazione soddisfacente.
Infatti, dal Dossier istruttorio sulla reale dinamica della proliferazione di impianti eolici in Italia, a cura di Altura, CNP, Italia Nostra, Mountain Wildermess, LIPU Puglia, OLA, con il contributo e il sostegno di Comitati e di Associazioni ambientaliste territoriali (REV. 12 aprile 2007 – coordinamento raccolta dati: Enzo Cripezzi), si legge: “…Ha destato scalpore la disinvoltura del Comune di Troia (Fg), che ha approvato 280 torri di grossa taglia, sulle quali la regione ha limitato il parere ambientale positivo a “sole” 120 macchine.
Nella sola Capitanata 500 torri realizzate al 2006 hanno assoggettato, secondo parametri scientifici sulla frammentazione degli habitat, una estensione territoriale tra i quasi 10.000 Ha (influenza di 200 m. dalla torre) e i quasi 40.000 Ha (influenza di 500 m. dalla torre). Notevolmente superiore l’estensione derivante dall’assoggettamento sul piano paesaggistico e sulle componenti storiche ed archeologiche (tratturi regi, tombe daune, ecc.) molte delle quali, memoria storica della presenza di Federico II, paesaggisticamente compromesse per la vicinanza di tali impianti.
L’I.B.A. “Monti Dauni” risulta interessata, direttamente (ma anche indirettamente sulle aree di confine), ormai da oltre 400 torri eoliche pugliesi (soprattutto sul versante sud), a cui vanno aggiunte quelle sul versante campano e molisano, stimabili in un ulteriore centinaio di torri già realizzate. Risulta quindi estremamente grave il pregiudizio per molte componenti faunistiche di rilievo e per la frammentazione delle aree trofiche interessate (scomparsi i dormitori invernali del Nibbio bruno, ad elevatissimo rischio, invece, i migratori)…”.
Caos eolico
Riporto, di seguito, l’importante ed integrale documento unitario della LIPU, della VAS e del WWF con cui, in data 23 ottobre 2008, hanno pubblicamente denunciato: «…la situazione di caos che sta interessando il settore dell’eolico in Puglia e che determinerà conseguenze negative sul territorio e sulla biodiversità di questa regione.
La politica regionale, infatti, attenta alle istanze delle lobby economiche piuttosto che alla effettiva salvaguardia del territorio e della biodiversità dalla diffusione smoderata dell’eolico industriale, ha recentemente aggravato la deregolamentazione in materia di valutazione di progetti eolici, con un deplorevole atto che modifica e depotenzia il Regolamento sulle ZPS (Zone di Protezione Speciale). Viene esclusa la fascia di rispetto prima individuata e l’obbligo della V.I. (Valutazione di Incidenza) nella stessa per tutti i progetti eolici presentati prima dell’entrata in vigore dello stesso regolamento, anche se il parere ambientale è ancora in itinere!
LIPU, VAS e WWF ricordano che il Regolamento Regionale sulle ZPS, necessario per arginare una procedura di infrazione comunitaria, era stato oggetto di concertazione, evidentemente solo coreografica, con rappresentanze della società civile.
Un altro vantaggio per la speculazione eolica che avrà cosi gioco più facile anche a ridosso di quelle aree della Rete Natura, basilari per la tutela della Biodiversità, già pesantemente intaccate e assediate da questi impianti industriali, grazie anche alla “leggerezza” delle valutazioni ambientali regionali. 1.644 torri eoliche (2.600 MW) discutibilmente realizzate o approvate positivamente al parere ambientale, di cui ben 1.544 torri (oltre 2.400 MW) hanno goduto dell’ESCLUSIONE dalla procedura di VIA, integrando cosi l’assenza di adeguata evidenza pubblica nei procedimenti!!! E senza la programmazione del Piano Energetico, privo di Valutazione Ambientale Strategica e di Valutazione di Incidenza ai sensi di legge, “adottato” dalla Giunta ma non ancora “approvato”.
Piuttosto che preoccuparsi di mediare l’aggressione eolica, già spinta da incentivi sproporzionati, con regole chiare e qualificate a beneficio della collettività e del territorio, la Regione aveva già intrapreso una iniziativa, ad avviso delle associazioni, negativa e dannosa: la deregolamentazione di singoli impianti eolici fino a 1 MW (torri da 100 metri di altezza e rotori da 70-80 metri di diametro), escludendoli dalla autorizzazione regionale, dalla verifica ambientale e assoggettandoli alla semplice D.I.A. (Dichiarazione di Inizio Attività).
Ecco le conseguenze: una regione nel caos! Comuni letteralmente assediati, oltre che da decine di progetti di centrali eoliche, ora anche da valanghe di D.I.A. per macchine da 1 MW. Una situazione che manda in tilt gli uffici comunali con conseguenti ricorsi amministrativi delle società e che rende vane quelle speranze di un corretto governo del territorio.
Chi gioca col fuoco prima o poi si scotta. Su ricorso presentato da società della Murgia, infatti, il TAR Puglia ha recentemente emesso una sentenza pesantissima, affermando che non è possibile individuare a priori queste aree (SIC e ZPS) come non idonee. Una sentenza dalle conseguenze estreme, che sostanzialmente rimuove il divieto di realizzare impianti eolici in SIC e ZPS (aree della Rete Natura 2000) dai Regolamenti Regionali in materia di ZPS e di eolico.
Innegabile, quindi, il FUORI CONTROLLO TOTALE della proliferazione eolica in Puglia determinato dalle insufficienze della politica a cominciare da quella regionale, che implicitamente ha collocato in secondo piano i valori inalienabili del territorio a vantaggio degli interessi dell’industria eolica ed in nome di uno sviluppo delle “fonti rinnovabili”.
Ancora una volta, quindi, le associazioni ritengono doveroso ribadire la necessità che in Puglia si dia vita ad un serio e concreto governo dell’eolico industriale in nome del quale sono già state letteralmente sacrificate alcune tra le aree naturali più importanti della nostra regione. Agli slogan ed alle dichiarazioni di principio e di volontà degli amministratori regionali, sarebbe ora che seguissero azioni concrete tese a consolidare e non a smantellare quei pochi, positivi risultati faticosamente raggiunti nel tentativo di porre un argine normativo all’impeto di un settore industriale caratterizzato, per assurde convergenze normative, da incentivi economici sproporzionati, enormemente superiori alla media europea.
Le Associazioni Ambientaliste, riservandosi ogni azione di contrasto, ritengono ormai intollerabile quello che sta accadendo in Puglia e non più rinviabile l’adozione di strumenti normativi che devono essere giuridicamente “blindati”».
Le nuove sfide
Fu sempre Regione Puglia, con Atto dirigenziale del Servizio Ecologia n. 15 del 16 gennaio 2009, ad intervenire nuovamente ed opportunamente per ridimensionare l’eccessiva presenza di generatori eolici all’interno dell’area del “Lago di Torrebianca”, in considerazione dell’ impatto visivo e paesaggistico e su flora, fauna ed ecosistemi. Da notare che «fino alla fine del 2007 nessun progetto aveva ancora mai avuto un parere negativo, solo negli ultimi tre mesi hanno fatto la loro comparsa due pareri sfavorevoli, in seguito all’assoggettamento a VIA» (cfr. Denuncia di ITALIA NOSTRA, LIPU, VAS e WWF del 17 aprile 2008).
In quell’atto dirigenziale del gennaio 2009, la Regione Puglia ha dunque riaffermato quanto già rilevato alla fine di ottobre del 2007, a cui però ha aggiunto, condividendone evidentemente i contenuti, il seguente stralcio della “Relazione sull’avifauna” firmata dal dott. Giampaolo Pennacchioni dell’Osservatorio di Ecologia Appenninica: «… tra le specie ornitiche rilevate, 23 sono specie prioritarie a livello comunitario in quanto inserite nell’allegato 1 della direttiva 79/409/CE tra cui Tarabuso, Airone bianco maggiore, Airone rosso, Cicogna nera, Cicogna bianca, Mignattaio, Moretta tabaccata, Nibbio bruno, Nibbio reale, Falco di palude, Albanella reale e minore, Falco pescatore, Falco Pellegrino e Gru.
Tra questi alcuni risultano essere presenze occasionali in concomitanza con i flussi migratori primaverili ed autunnali (Gru, Cicogne, Mignattaio); altri, come i rapaci, seppur in numero meno cospicuo, risultano frequentare l’area per esigenze trofiche.
La sottrazione di parte di tali aree e la conseguente riduzione di disponibilità trofica, determinerebbe l’estinzione locale delle specie fruitrici… nel sito… sono presenti importanti corridoi ecologici essenziali per gli spostamenti delle specie che fruiscono l’area… in linea generale si può affermare con ragionevole certezza che la tutela dell’avifauna, al di là della protezione “fisica” delle varie specie, si basa sulla conservazione del territorio e delle risorse sulle quali si basa la sopravvivenza stessa delle popolazioni presenti... lo specchio d’acqua della diga e gli ambienti ad esso strettamente collegati non sono ripetibili se non a grande distanza (Diga di Occhito) e la perdita di questo sito riproduttivo costituirebbe un impatto non sopportabile dal territorio».

Recentemente, l’11 aprile del 2009, anche la Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli (LIPU), in un’osservazione datata di notevole spessore ed interesse specialmente per l’area della Capitanata (che avvalora sostanzialmente la richiamata e preziosa Relazione sull’avifauna del dott. Pennacchioni), finalizzata a richiedere alla Regione Puglia una modifica al Piano di Sviluppo Rurale (PSR), ha rilevato che il medesimo PSR era «…carente sotto il profilo della conservazione degli habitat e della biodiversità…; con la revisione di medio termine (cosiddetta “Health Check”) della Politica Agricola Comune (PAC) l’Unione Europea ha stanziato di recente più fondi per lo Sviluppo Rurale al fine di affrontare le nuove sfide ambientali, tra cui la mitigazione dei cambiamenti climatici, la protezione delle acque e la conservazione della biodiversità. Temi sui quali la Regione Puglia è particolarmente esposta, in particolare al rischio di desertificazione che incombe sul 90% del proprio territorio, aggravato da un uso insostenibile dell’acqua… Nella Regione risultano frammentati e degradati habitat naturali e seminaturali di grande importanza, con costante declino della biodiversità».
Strettamente collegate alle predette direttive e alla nuova Politica Agricola Comune (PAC), occorre infatti tenere presente l’esigenza di affrontare le così dette “nuove sfide”, nell’ambito del rinnovato PSR 2007/2013 che, con la misura n. 216 per la diversificazione del paesaggio agricolo (“Sostegno agli investimenti non produttivi”), prevede la messa a dimora di siepi, boschetti e altri elementi tipici del paesaggio.
Territorio e identità
La Relazione sulle Conferenze d’area relative al Rapporto di scoping, illustrata dal Coordinatore scientifico dal PPTR Alberto Magnaghi a dicembre del 2008, è pienamente condivisibile nella parte in cui affronta gli aspetti di responsabilità nel percorso della «…via pugliese al piano paesaggistico» caratterizzate, tra l’altro, da «…un diffuso anarco-abusivismo privato (ma anche anarco-governo pubblico, ancora circa cento comuni con piani di fabbricazione, pochi adeguamenti ai PUG del DRAG) e un brulicare di intrecci locali di interessi pubblici e privati». Di contro però, sempre dalla Relazione del prof. Magnaghi, quelle tendenze «…si fronteggiano con le forti tensioni etiche di un ceto intellettuale cosmopolita, di un mondo associativo, di amministratori locali e, in parte, imprenditivo, fortemente motivati al cambiamento e al rinnovamento della cultura locale e del territorio verso l’autoriconoscimento identitario, la riappropriazione di percorsi di autodeterminazione culturale, economica, politica e la valorizzazione delle risorse endogene fra cui il paesaggio. Siamo di fronte a un insieme fortemente innovativo di soggetti che parrebbe al contrario suggerire la via della costruzione di patti e contratti fortemente radicati nell’identità del luogo, capaci di ricomporre interessi particolaristici in un quadro di riconoscimento di beni comuni come il territorio, l’ambiente, il paesaggio.
Valori questi su cui fondare un diverso sviluppo locale, vincendo “dal basso” l’abusivismo, il burocratismo, la dipendenza… (…)».
La stessa Relazione, però, non è affatto condivisibile, in quanto ha dimostrato scarsissima attenzione verso il territorio lucerino, specialmente laddove essa riferisce di “progetti pilota sperimentali”, in parte già avviati durante la stesura del piano, riportando che «l’attuale configurazione dei progetti sperimentali, alcuni dei quali già sottoposti a protocollo regionale, altri invia di definizione, altri ancora in fase di progetto, riguarda:
(…)
per la Capitanata:
è stato firmato il protocollo per l’Ecomuseo della Valle del Carapelle (che è una delle aree sperimentali del PPTR per la verifica del sistema normativo vincoli-regole progetti, dai siti archeologici, al comprensorio, alla figura territoriale al parco fluviale), che comprende i Comuni di: Ascoli Satriano, Ordina, Ortanova, Carapelle, Stornara, Stornarella.
La proposta consiste nel costruire un sistema a rete di laboratori a livello comunale per la realizzazione di Mappe di Comunità del paesaggio per cui si propongono metodi, tecniche, impegni organizzativi, risultati attesi e costi (il piano finanziario è già stato approvato dall’assessorato).
Il progetto di mappe di Comunità può avere una grandissima ricaduta positiva per il Piano Paesaggistico in quanto primo piano regionale che sperimenta forme attive di partecipazione in applicazione della Convenzione europea nel corso della sua progettazione.
Il progetto per la Valle del Carapelle integra in un progetto sperimentale unitario:
- il comprensorio archeologico promosso dalla Carta dei beni culturali;
- il progetto di ecomuseo e le Mappe di comunità;
- una figura territoriale (unità di paesaggio) che comprende il comprensorio del Carapelle in un disegno di parco fluviale dal parte del PPTR».
Puglia, parco di tratturi
Per il territorio di Lucera, invece, che dovrebbe rappresentare il perno principale intorno al quale costruire il “Parco dei tratturi della Puglia”, il bene archeologico più importante, il luogo di approdo della transumanza dei pastori abruzzesi e molisani, la medesima Relazione, trascurando evidentemente la possibilità della individuazione di un altrettanto importante “Parco fluviale” per la presenza dei richiamati Torrenti Vulgano, Celone e Iorenzo che attraversano la Valle del Celone per formare poi l’importante “Lago di Torrebianca”, si limita soltanto a riportare quanto segue:
“r) sperimentazione di restauro di tratturi - Motta Montecorvino (Subappenino Dauno).
Si tratta di un tratto abbastanza integro, seppure ridotto ad una pista di 2 metri di larghezza per circa un chilometro di lunghezza, del tratturo Castel di Sangro-Lucera. Proposta di sistemazione, restauro e attrezzaggio fruitivo (proteggendo un paio di passaggi esposti e rendendone agevole l’accesso dalla strada e posizionando un paio di panchine e qualche cartello con la storia del tratturo, come sentiero pedonale). Il percorso consente di raggiungere il bosco di San Cristoforo, uno dei boschi più belli del Subappennino, e parte da Motta dove c’è un piccolo ma bel Museo di tradizioni popolari. I responsabili del Museo potrebbero occuparsi della manutenzione del tratturo ripristinato”.
È evidente che la suddetta Relazione, dannosa per il territorio di Lucera, risente proprio di quegli aspetti legati alle responsabilità ma, soprattutto, della carenza di informazioni ambientali, specialmente quelle relative al “Piano Comunale dei Tratturi”, trattato in seguito, e della necessaria ed imprescindibile partecipazione pubblica.
Otto “misere” proposte e appena sei osservazioni
A dimostrazione di quanto detto, tenendo sempre presente che il PTCP della Provincia di Foggia, ai sensi del richiamato articolo 7, comma 6, della L.R. 20/2001 “Norme generali di governo e uso del territorio”, deve essere sottoposto al controllo di compatibilità con il DRAG, ove approvato, e con ogni altro strumento regionale di pianificazione territoriale esistente, ivi inclusi i piani già approvati ai sensi degli articoli da 4 a 8 della legge regionale 31 maggio 1980, n. 56 (Tutela ed uso del territorio), ovvero agli indirizzi regionali della programmazione socio-economica e territoriale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), cito, di seguito, quanto la connessa Deliberazione del Consiglio provinciale n. 55 dell’11 giugno 2009 riportava in ordine alla partecipazione: “Premesso… che alla conferenza di copianificazione, tenutasi presso la sede della Provincia di Foggia il 13 marzo 2009, hanno partecipato i seguenti soggetti: Comune di Bovino, Comune di Deliceto, Comune di Casalnuovo Monterotaro, Comune di Celenza V.re, Comune di Panni, Comune di Vico del Gargano, Comune di S. Giovanni R.do, Comune di Mattinata, Comune di Torremaggiore, Comune di S. Ferdinando di Puglia, Comune di Apricena, Comune di Monte S. Angelo, Comune di Ascoli Satriano, Comune di Candela, Comune di Roseto Valfortore, Comune di Castelluccio dei Sauri, Comune di S. Marco in Lamis, Comune di Manfredonia, Comune di Pietra Montecorvino, Comune di Alberona, Comune di Biccari, Comune di Motta, Presidente Fiera di Foggia, Camera di Commercio, Vicepresidente Ordine Architetti della Provincia di Foggia, Ufficio Governo del Territorio Provincia di Avellino, Consorzio Industriale ASI, Provincia di Bari, Gruppo Speleologo Mont., Aeroporti di Puglia, Confindustria di Foggia, Genio Civile, Italia Nostra, Arpa Puglia, Dirigente Ufficio Trasporti Prov. di Foggia, Aeronautica di Foggia, Confcooperative, ASL di Foggia, Segretario CISL, Segretario UIL, Confagricoltura, Segretario CGIL, Direttore “Foggia & Foggia”, Direttore di Foggia “Gazzetta del Mezzogiorno”, Ufficio Assetto del Territorio - Regione Puglia, Università di Foggia, APA di Foggia, COPAGRI, Ordine degli Ingegneri di Foggia, Parco Nazionale del Gargano”.
A fronte di tutti i predetti soggetti partecipanti alla conferenza di copianificazione, tenutasi presso la sede della Provincia di Foggia il 13 marzo 2009, la richiamata Deliberazione del Consiglio provinciale n. 55/2009 riporta, purtroppo, che sono pervenute soltanto 8 proposte: “…da parte dei seguenti comuni: proposta del Comune di Orta Nova, Prot. 20139 - 8 aprile; proposta del Comune di Castelluccio dei Sauri, Prot. 20267 - 8 aprile; proposta del Comune di San Giovanni Rotondo, Prot. 20588 - 9 aprile; proposta del Comune di Torremaggiore, Prot. 20779 -10 aprile; proposta del Comune di Sannicandro Garganico, Prot. 20827 - 14 aprile (Trasmessa il 9 aprile, come da protocollo comunale); proposta del Comune di Ordona, Prot. 20895 - 14 aprile. (trasmessa l’8 aprile, come da protocollo comunale. Deliberazione del Cc 7 aprile); proposta del Comune di Mattinata, Prot. 20896 - 14 aprile (trasmessa l’8 aprile, come da protocollo comunale); proposta del Comune di Lesina, Prot. 21101 - 15 aprile (trasmessa il 9 aprile, come da protocollo comunale)…; e soltanto 6 osservazioni “…da parte dei seguenti soggetti: osservazione di Italia Nostra, Prot. 19855 - 7 aprile; osservazione di Italia Nostra, Prot. 19857 - 7 aprile; osservazione dell’Autorità d’ambito territoriale ottimale ATO Puglia, Prot. 20258 – 8 aprile; osservazione di Cgil-Cisl-Uil, pervenuta via mail il 10 aprile al responsabile del procedimento; osservazione di LIPU, pervenuta via mail il 11 aprile al responsabile del procedimento; osservazione dell’Autorità portuale di Manfredonia, Prot. 21772 - 20 aprile (trasmessa il 14 aprile)”.

Anche relativamente alla previsione di elementi aventi particolare rilevanza, quali i beni culturali storico-architettonici, occorre fare un breve excursus ed una elencazione tecnico-giuridica di atti, comportamenti, circostanze, riferimenti e tappe che hanno portato, nella seduta della Conferenza del Servizi del 12 maggio 2009, all’approvazione del Piano Comunale dei Tratturi (PCT) di Lucera, “con prescrizioni”, ma senza la pubblicazione sul web e sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, unitamente ai “principali elaborati del progetto preliminare e lo studio preliminare ambientale”, così come rispettivamente previsto dagli articoli 14 e 20 del DECRETO LEGISLATIVO 16 gennaio 2008, n. 4 recante “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale”.
Con la L.R. n. 29 del 23 dicembre 2003, infatti, sono state disciplinate funzioni amministrative in materia di tratturi ed individuate le procedure per la salvaguardia e la gestione della rete dei tratturi della Puglia, in quanto monumento della storia economica e sociale del territorio pugliese e testimonianza archeologica di insediamenti di varia epoca.
La Legge regionale suddetta faceva obbligo anche al Comune di Lucera di redigere il PCT “entro e non oltre il 31 dicembre 2007”.
In data 23 febbraio 2009, con una lettera resa pubblica sempre attraverso la Redazione del sito INTERNET www.ilfrizzo.it, maggiormente distintosi negli ultimi anni per aver affrontato le questioni ambientali emergenti e più “scottanti” a livello provinciale, ho rappresentato (senza ottenere risposta dal Commissario straordinario del Comune di Lucera!) « …l’esigenza di conoscere, prima del 26 febbraio, se vi è stata inerzia da parte della passata Amministrazione nell’adozione del Piano. E se, invece, allo scadere del termine del 31 dicembre 2007, il Presidente della Giunta Regionale, nei trenta giorni successivi a quella data, abbia “invitato” l’allora Sindaco signor Morlacco a provvedere fissando un nuovo termine. Se questo è successo, ci dica personalmente il signor Commissario qual è il nuovo termine. È un aspetto di notevole rilevanza giuridica, previsto dalla predetta legge regionale, che, io credo, non debba essere assolutamente trascurato in una comunicazione pubblica, in considerazione del fatto che il redigendo Piano comunale dei tratturi investe, tra gli altri, una pluralità di interessi economici e, particolarmente, “apporta le necessarie modificazioni al PUTT-P, così come previste dagli articoli 5.06 e 5.07 dello stesso PUTT-P, rilevando il livello di interazione con gli altri ambiti territoriali distinti».
È stato pubblicato solo un articolo, in data 25 marzo 2009, scritto sempre dal direttore del net-journal “Il Frizzo New”, evidentemente uno dei pochi, forse l’unico giornalista, presente anche alla prima Conferenza di servizi del 16 febbraio, di cui riporto un significativo stralcio:

«…l’aspetto che più ha colpito, però (in negativo purtroppo) è stato il fatto che la partecipazione da parte dei cittadini, della stampa, del mondo politico che dovrà amministrare in futuro la città, delle associazioni e soprattutto di quello degli ambientalisti, nonostante fosse stata data informazione circa lo svolgersi di una conferenza di servizi sul tema, è stata assai deludente: in altre parole c’erano quattro gatti… Anzi, meno!
Probabilmente l’evento elettorale richiede maggiore attenzione rispetto a qualche minima osservazione circa il destino del nostro territorio, come quello che vede, per l’appunto, le antiche vie della transumanza offese oramai da discariche e da noncuranza d’ogni tipo. Lo stesso appello lanciato dal nostro net-journal grazie ad Antonio Chiella …quando, per esempio, fu esteso un accorato invito ai lettori e alle associazioni di categoria perché si facessero amplificatori nel prendere nella dovuta e seria considerazione il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale… da poco varato dalla amministrazione provinciale di Foggia, a quanto pare è caduto nel vuoto, dimostrando che ben altri, in effetti, sono gli argomenti che stanno a cuore che non uno strumento che contempla gli aspetti del territorio, dell’ambiente, dell’urbanistica e di tante altre questioni».
Ciò nonostante, il giorno 26 febbraio 2009, con comunicato stampa del Servizio “Urbanistica/Ufficio Gabinetto” pubblicato sul sito web del Comune, è stata indetta la Conferenza dei Servizi per l’esame del “Piano Comunale dei Tratturi”, precisando che: “…alla Conferenza potranno partecipare i soggetti, portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazione o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dall’approvazione del Piano, presentando osservazioni che la Conferenza è tenuta a valutare. Il Verbale recante le determinazioni assunte dalla Conferenza è stato trasmesso alla Regione Puglia, alla Soprintendenza Archeologica ed alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, che dovranno esprimere il proprio parere, vincolante, in quanto il Piano costituisce proposta di variante urbanistica, sulla quale si pronuncerà definitivamente il Consiglio Comunale”.
Richieste ed auspici
LE MIE RICHIESTE ED OSSERVAZIONI, RESE PUBBLICAMENTE IN QUELLA DATA DEL 23 FEBBRAIO 2009, NON HANNO PURTROPPO TROVATO, PER L’ENNESIMA VOLTA, ACCOGLIMENTO O MENZIONE SIA DA PARTE DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO, SIA IN SEDE DI CONFERENZA DI SERVIZI DEL PCT.
Per quanto innanzi rappresentato, chiedo al sig. Assessore Regionale all’Assetto del Territorio di intervenire affinché:
1. PROPONGA alla Giunta Regionale di designare il bene “PAESAGGIO DI TAVOLIERE – VALLE DEL CELONE” e le relative aree, sottoponendole a tutela, CONSIDERANDOLO invece tra gli “ambiti territoriali estesi di valore distinguibile (“C” dell’art. 2.01)”, secondo le prescrizioni di cui al richiamato Titolo VII (Disposizioni finali e transitorie), art. 7.01 (Beni paesaggistici non considerati dal Piano) del medesimo PUTT/P, tenendo presente che spetta alla Regione, sulla base delle “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000” previste dall’articolo 4, comma II, del D.P.R. n. 357/1997 con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del 3 settembre 2002 (in G.U. n. 224 del 24 settembre 2002), l’adozione sia per le zone speciali di conservazione (Z.S.C.) che per le Z.P.S., entro sei mesi dalla loro designazione, delle “misure di conservazione necessarie che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato A e delle specie di cui all’allegato B presenti nei siti”. In applicazione della citata Direttiva 92/43/CEE (“Habitat”), infatti, la Commissione europea, con Decisione del 28 marzo 2008 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 8 maggio 2008) ha adottato il primo elenco aggiornato dei S.I.C. per la regione biogeografica mediterranea;
2. INTERVENGA presso la Provincia di Foggia PER IDENTIFICARE COME ZONA ZPS QUELL’AREA “PAESAGGIO DI TAVOLIERE – VALLE DEL CELONE”, in base all’articolo 3 quinquies del Decreto Legislativo n. 152 del 2006; agli articoli 1 e 2 della Direttiva Habitat 92/43/ CEE; all’articolo 4, paragrafo 4, della Direttiva 79/409 e connesse decisioni della Corte di Giustizia, nonché dei consigli dei servizi della CE – DG Ambiente, tenendo presente inoltre l’esigenza di affrontare le così dette “nuove sfide” nell’ambito del rinnovato PSR 2007/2013 che, con la misura n. 216 per la diversificazione del paesaggio agricolo (“Sostegno agli investimenti non produttivi”), prevede la messa a dimora di siepi, boschetti e altri elementi tipici del paesaggio;
3. COMUNICHI al Ministero dell’Ambiente la proposta di individuazione del “PAESAGGIO DI TAVOLIERE – VALLE DEL CELONE”, ai fini dell’immediato inserimento nell’elenco dei siti di importanza comunitaria (pSic), CHIEDENDONE la classificazione ed allegando il formulario della Rete ecologica europea – denominata Natura 2000 – dei siti naturali e la cartografia della nuova zona, individuata dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, recepita con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 per far sì che il competente Ministero trasmetta la documentazione all’Unione europea, facendo così entrare in vigore gli obblighi relativi alle misure di conservazione ed alla valutazione di incidenza sul territorio della nuova ZPS e SIC;
4. ASSICURI la partecipazione del Pubblico facendo in modo che la proposta di Piano Comunale dei Tratturi (PCT) di Lucera, trattandosi di un progetto regionale all’interno del “PARCO DEI TRATTURI DELLA PUGLIA”, venga pubblicata sul web e sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, unitamente ai “principali elaborati del progetto preliminare e lo studio preliminare ambientale”, così come rispettivamente previsto dagli articoli 14 e 20 del DECRETO LEGISLATIVO 16 gennaio 2008, n. 4 recante “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale”;
5. GARANTISCA a chiunque, particolarmente ai legittimi proprietari o aventi causa garantiti dall’articolo 42 della Costituzione, la consultazione e la presentazione formale delle osservazioni al PCT di Lucera, cioè entro i successivi 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso di deposito sul BURP.
Infine, nel rispetto del principio concernente lo sviluppo sostenibile, finalizzato a garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future, a cui ogni attività umana giuridicamente rilevante deve conformarsi, chiedo che le presenti segnalazioni vengano considerate nell’ambito “Piano Paesaggistico Territoriale Regionale” (PPTR) il cui schema di disegno di legge recante “Norme per la pianificazione paesaggistica” (cod. CIFRA: AST/SDL/2009/00001), è stato predisposto dall’Assessorato all’Assetto del Territorio della Regione Puglia».
Antonio Chiella
scrivi a: info@ilfrizzo.it
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