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Antonio V. Gelormini e la "Domenica in…decente"
Il troppo storpia, dice un antico detto, questo sì, popolare. Fermatevi, prima che il plasma dei nostri schermi non ci inondi in un’irreale, nauseante e ripugnante sequenza da Blob

Varese, 24.01.2006 - L’offesa più grande per noi telespettatori e per noi abbonati Rai, in regola con il pagamento del canone, sono le dichiarazioni “ipocrite”, come le ha definite Aldo Grasso sul Corriere della Sera del 23 gennaio, del direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce.
Vergognoso, quanto è successo nella trasmissione di punta della fascia più protetta del palinsesto Rai, condotta da un’imbarazzante Mara Venier. Sua l’enigmatica affermazione in diretta: «…non erano questi i patti». Immediate le dimissioni del Direttore di rete dovevano rappresentare la rispettosa reazione di chi ancora tiene a salvaguardare un minimo di dignità personale ed istituzionale. Ma non ci sono state.
La rincorsa agli indici di ascolto, effettuata sul filo del rasoio del trash, del volgare e del reality, domenica è andata a sbattere malamente contro la barriera della decenza. Il filo si è spezzato, rovesciando quanto di più lontano si possa immaginare dal concetto di servizio televisivo pubblico, su mamme, bambini ed anziani: le famiglie che di solito seguono la popolare trasmissione.
Non credo sia il caso di soffermarsi sui miserevoli protagonisti della vicenda, perché il problema non sono loro, ma chi decide ed avalla scelte di tendenza, palinsesti e caratteristiche dei programmi. Di chi non ha il coraggio di pretendere e salvaguardare la qualità dei prodotti televisivi, per seguire indirizzi apparentemente popolari, ma in realtà funzionali a strategie mediatiche finalizzate all’omologazione ed alla banalizzazione del quotidiano.
Bloccare Flavia Prodi e dare spazio a Zequila, in arte “er mutanda”. Relegare i programmi d’opinione in fascia notturna, per dare spazio in giornata o in prima serata ai soliti ospiti più o meno famosi, reduci da Isole, Fattorie e confessionali di Grande Fratello. Rifiutare le dirette su eventi di natura sociale, ma garantirle quando si tratta di dare visibilità agli esponenti governativi di turno. Polemizzare con un conduttore come Bonolis e propinarci il vuoto di contenuti in contenitori colmi di mediocrità. È quanto da alcuni anni il servizio pubblico televisivo ci garantisce, attraverso il controllo e l’azione dei suoi direttori di rete. Le eccezioni, per quanto rispettose, restano tali e non smentiscono l’analisi.
Dimissioni. Perché il caso non è isolato. Perché è da tempo che si cavalca “la lite in pubblico” sotto la luce accesa delle telecamere. Perché il disgusto ha raggiunto limiti non più tollerabili. Perché è falsa ed ipocrita anche la legge del telecomando, dato che qualunque tasto si pigi, la salsa è sempre della stessa natura.
Il troppo storpia, dice un antico detto, questo sì, popolare. Fermatevi, prima che il plasma dei nostri schermi non ci inondi in un’irreale, nauseante e ripugnante sequenza da Blob.

Antonio V. Gelormini



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