I
ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a
volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà
più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera
inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale
e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo,
si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai
esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile. Ecco
il secondo proverbio che vi proponiamo.
Éje
aareghe è te l'héja ggnotte.
che equivale a dire: «È aspro e te lo devi
inghiottire .» (Di persone che non vogliono accettare le
cose per quelle che sono, ma sono costretti a subirle anche se
non desiderate da lor stesse).
Il
detto è quanto mai pertinente con i tempi che stiamo attraversando.
Infatti, oggi come allora, tutto ci viene propinato dall'alto
con l'obbligo da parte della povera gente di prendere o lasciare
o, come si suol dire, di buttarsi dalla finestra qualora la minestra
non piaccia. In politica soprattutto il succitato proverbio è
più che mai attuale; basti vedere il recente condono fiscale
approvato nella finanziaria 2003, non molto amato ed apprezzato
dalla povera gente che paga regolarmente le tasse e i balzelli
imposti, mentre i grossi proprietari terrieri o industriali o
proprietari di immobili e tv che dir si voglia fanno finta di
niente e tirano avanti, tanto ci sarà sempre il governo
che provvederà per loro. E la gente cosa fa? Niente di
niente, tanto alle promesse delle prossime campagne elettorali
continuerà ad abboccare all'amo come avviene per il pesciolino.
Ma il pesciolino, almeno, d'intelligenza non è dotato!
Pasquale
Zolla
|