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I ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo, si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile. Ecco tre detti che vi proponiamo questo mese.
Jennare sikke, massare rikke.
…che equivale a dire: Gennaio secco, massaio ricco.
‘A pute de jennare arrekkissce u vuttare.
…che equivale a dire: La potatura di gennaio arricchisce il bottaio.
I mènele de jennare nne ndrasene nd’u panare.
…che equivale a dire: Il freddo fa cadere i fiori del mandorlo che fiorisce a gennaio.

La capacità interpretativa dei nostri avi non conosce confini. Essi, attraverso i detti sopra riportati, ci invitano a guardare non solo con gli occhi ma anche e soprattutto con la mente e con il cuore i cambiamenti che si presentano giornalmente nella natura onde saper leggere e decifrare i messaggi che da essa ci provengono, e quindi rispettarli nella loro interezza. Il che significa anche imparare a rispettare noi stessi.
Nel primo caso (Jennare sikke, massare rikke): col trascorrere degli anni, i nostri avi hanno ben capito che un mese di gennaio dal freddo intenso riesce a rendere più proficui i raccolti dei campi durante i mesi estivi perché, appunto, il gelo in superficie protegge i semi sotto terra da un’eventuale gelata.
Nel secondo (A pute de jennare arrekkissce u vuttare) ci fa sapere che i contadini devono eseguire i lavori di potatura (alberi e vigneto) in detto mese perché la pianta non ancora riprende a vivere.
Nel terzo caso (I mènele de jennare nne ndrasene nd’u panare) ci mettono al corrente che un mese di gennaio soleggiato e caldo fa fiorire gli alberi prima del tempo, per cui basta qualche giornata di freddo intenso e quindi una piccola gelata per rovinare i raccolti ed i cesti restano vuoti all’atto, appunto, della raccolta!

Pasquale Zolla



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