I
ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a
volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà
più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera
inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale
e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo,
si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai
esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.
marze
sm. - marzo // dim. - marzicchje = marzolino.
Modi di dire e proverbi
Marze, marzicchje: i pèkuere
mìje hanne spundate i kurnicchje. = Marzo, marzolino:
le mie pecore hanno messo le corna. // Si
marze se ngròggne, te face zumbà karne, pile è
òggne. = Se marzo si adira, ti fa saltare carne,
peli e unghia.(Entrambi i suddetti proverbi ammoniscono a non
fidarsi troppo di marzo). // Marze assciutte,
abbunnanze de frutte. = Marzo asciutto, abbondanza
di frutta. // Kuanne marze vóle
fà, l'òggne d'è mane te face zumbà.
= Quando marzo vuole, le unghie delle mani ti fa saltare. // Marze,
addóre u jazze. = Marzo, odora il giaciglio
(lovile).(È bello dormire). // A
ffine marze, i pèkuere lassene u jazze. = A
fine marzo le pecore lasciano l'ovile per andare a pascolare.
// Marze assciutte è abbrile bbaggnate,
vjate a ki ha semmenate. = Marzo asciutto e aprile
bagnato, beato chi ha seminato. // Si
marze affile, éje mègghje dabbrile. = Se marzo si mette sul bel tempo è migliore di aprile.
// Marze mulle: grane pi stembune.
= Marzo umido: grano per le zolle.
filastrocca
Marze a marzicchje, i pèkuere
mìje hanne misse i kurnicchje... Ma si marze se ngròggne,
te face zumbà karne, pile è òggne.
= Marzo a marzolino, le mie pecore hanno incominciato a mettere
le corna... Ma se marzo si adira, ti fa saltare carne, pelo e
unghia.
Anche
il mese di marzo è ricco di consigli non solo per i contadini
ma per tutti. Credo che i detti si commentino da soli, come pure
la filastrocca che altro non è che un detto tramandatoci
dai nostri avi. Come possiamo ben vedere la natura e tutto ciò
che riguarda il cielo sono i motivi ricorrenti, anche perché
essendo contadini e pastori il loro sostentamento dipendeva esclusivamente
dalle bizze del tempo. Certamente i loro detti difficilmente,ai
giorni nostri, avrebbero avuto la risonanza e limportanza
che molte persone anziane ancora danno, anche perché la
meteorologia, con satelliti e strumenti sofisticati, è
sempre più presente attraverso i mass media. Però,
a ben guardare, i detti antichi, nati dalla semplice osservazione
degli astri e dei fenomeni atmosferici, difficilmente possono
essere messi in dubbio dalle apparecchiature dei tanti saputelli.
La neve di questi primi giorni di marzo è ben prevista
nel secondo e quarto proverbio di cui sopra e nella filastrocca.
Pasquale
Zolla
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