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I ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo, si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.

Abbrile skalefe l'akkue nd'u varrile. = Aprile riscalda l'acqua nel barile. // Abbrile kacce u fjóre è mmagge have u nóre. = Aprile fa sbocciare i fiori e maggio ha l'onore. (Spesso il merito viene attribuito a chi non ha diritto). // Akkue d'abbrile jènghe u varrile. = Acqua di aprile riempie il barile. // Abbrile fredduline: assaje rane è ppóke vine. = Aprile frescolino: molto grano e poco vino. // 'N'akkue tra marze è abbrile vale nu karre d'óre è kki u tire. = Una pioggia tra il mese di marzo ed aprile vale un carro d'oro e chi lo tira. (L'acqua caduta nei mesi di marzo e aprile è più benefica dell'oro). // Abbrile: kuanne chjaggne è kkuanne rire. = Aprile: quando piange e quando ride. (In aprile il tempo è mutevole). // Abbrile, òggnè vucille face u nide; òggnè fèmmene pjace ò' marite. = Aprile, ogni uccello fa il suo nido; ogni donna piace al marito. ( Aprile è il mese degli amori). // Abbrile mìje ggendile, damme cinghe jurne d'u mése tuje, kuand'accide i pèkuere ò' bbruzzése; marze mìje galande, pegghjatille tutte kuande. = Aprile mio gentile, dammi cinque giorni del tuo mese per uccidere le pecore all'abruzzese; marzo mio galante, prenditeli tutti quanti. // Si nen chjóue d'abbrile, nze jènghe nè vòtte è nnè varrile. = Se non piove in aprile, non s'empie botte o barile. // Abbrile, tòrne 'a lèbbre ò' kuuile. = Aprile, ritorna la lepre alla tana.

Anche questo mese prendiamo in considerazione i detti riguardanti il rilevamento del tempo e quindi come renderli comprensibili ai giorni nostri. Naturalmente la spiegazione del loro significato in lingua italiana è già di per sé esauriente, anche perché chi ha una trentina d’anni può testimoniarlo - in quanto ha potuto notare il variare del tempo di questo mese negli anni trascorsi. C’è, però, da aggiungere che spesso i detti assumono significati ironici quando vengono associati a comportamenti umani. In Abbrile: kuanne chjaggne è kkuanne rire si può benissimo capire il mutevole comportamento di una persona che, per raggiungere i propri scopi o fini, è capace di mutare il pianto in riso e viceversa. Insomma, si potrebbe paragonarlo al detto Chiaggne è ffréka bbune che ancor meglio evidenzia la capacità umana di fronte a particolari necessità di vita; invece in Abbrile, òggnè vucille face u nide e òggnè fèmmene pjace ò' marite, ci fa sapere che nel mese di aprile il desiderio amoroso si risveglia non solo negli animali ma anche negli uomini. Questo perché si comincia a togliere un po’ di roba di dosso e si comincia a mostrare la carne, ovverossia l’oscuro desiderio dell’amor! Un particolare riguardo merita il detto Abbrile mìje ggendile, damme cinghe jurne d'u mése tuje, kuand'accide i pèkuere ò' bbruzzése; marze mìje galande, pegghjatille tutte kuande, in quanto ci ammonisce a non smettere i vestiti invernali fin dai primi giorni, perché è durante tale periodo che si possono verificare freddi improvvisi con ripercussioni sulla salute umana. Anche Abbrile kacce u fjóre è mmagge have u nóre è da considerarlo ben appropriato nei confronti dei pusillanimi e di tanti politicanti che si appropriano di meriti e di cose fatte per il bene degli altri, ovverossia dei meno abbienti, e che invece sono più per loro (vedasi la proposta di legge sull’abbassamento dell’aliquota irpef dal 45 al 33% che avvantaggia più i ceti ricchi che quelli poveri!). Insomma, i nostri avi non erano ferrati nello studio, ma avevano grandi capacità di leggere sia la natura che il cuore umano!

Pasquale Zolla



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