I
ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a
volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà
più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera
inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale
e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo,
si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai
esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.
T'a vide tu è u mése de magge. = Te la vedi da solo.// Magge, fà akkume te pjace. = Al dolce clima di maggio ogni precauzione per la salute è superflua.// Magge, u mèse d’i ciucce. = Di maggio gli asini vanno in amore.// Magge urtulane tanda pagghje è ppóke rane. = Maggio ortolano molta paglia e poco grano. (La pioggia di maggio arreca danni al grano).// Ò’ mése de magge ragghjene i ciucce. = Nel mese di maggio ragliano gli asini (perché vanno in amore).
Anche questa volta prendiamo in considerazione detti che riguardano un mese: maggio. Il primo invita la gente a non prendersi troppe responsabilità o meriti che non ha, proprio come avviene per il mese di maggio, al quale vanno spesso i meriti di bellezze naturali che spettano di diritto al mese che lo precede. Poi ve ne sono due riguardanti i somarelli, che in questo mese vanno in amore. E questo vale anche per gli uomini che, a volte, presi dalla dolce brezza primaverile di tale mese e dalle bellezze naturali (erba, fiori, alberi chiomati, uccelli canterini ecc.), si lasciano facilmente andare ad amori facili ed avventurosi che possono, col tempo, costare molto caro. E ancora: Magge, fa kume te pjace, che è un invito esplicito a mettere da parte ogni remora e di comportarsi secondo i propri desideri, perché è lo stesso clima accattivante che ti invita a fare quello che per mesi, a causa del freddo, hai sempre rinviato, compreso quello di smettere gli abiti pesanti e di fare gite fuori porta. L’ultimo è inerente il comportamento atmosferico che ci fa capire come l’acqua scesa dal cielo, nel mese di maggio, è nociva perché aiuta a far crescere le piante ma senza resa alcuna per ciò che concerne i prodotti o i frutti.
Pasquale
Zolla
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