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I ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo, si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.

Citte citte a mmizze a chiazze Quando si cercava di rendere una notizia segreta, immediatamente diveniva di pubblico dominio. Solitamente veniva divulgata da "i voccapirte", "i tagghia taggheje", "quille che nze facèvene i fatte leore", "i ndracchièore", "i ruffiane", "i rucche rucche", "i sguarciate".

I seopeannome Si era talmente abituati a chiamare o individuare una famiglia con il soprannome, che molte volte si dimenticava il vero cognome, e ciò accadeva addirittura tra vicini di casa. Alcuni esempi di soprannomi sono: pezzecheuse, tozzelètteore, moscia moscia, cuvertare, sardagniule, lecceuse, spaccasasse, musciarille, cavettare, coppelarosce, schetteune, favesciulle, palètte, peteuse, stuzzarille, tufaiule, veceone, pascherellare, badecèlle, laurètte, spadafeore, ceculeone, cirlèppù, pateteone, flauliste, tascione, tarrameote, cecèlle, babbarille, mareneuse, cecerille, zinnannà, perille, skatteuse, canda storeje, trèbbastone, tzipelinghe.
Sono gli atteggiamenti, i modi di fare, le anomalie fisiche od altro a far derivare il soprannome. Per esempio:
Schetteune deriva dal plurale di "schètte" (persona spontanea, sincera), oppure da "schitte vune" (solo uno).
Palètte deriva da "paletta" (riferito all'uso di raccogliere tutto).
Trèbbastone deriva dalla figura delle carte napoletane, che nel gioco del "tressette a chiamare" un giocatore chiamava, appunto, sempre il tre di bastone.
Tozzelètteore potrebbe derivare dalla locuzione "tozzele teore", nella quale il primo termine si riferisce all'imperativo "toccalo" oppure "urtalo", mentre il secondo si riferisce al "toro". Ma potrebbe derivare anche da "letteore tozze", dove il primo sta per "letto" o "lettiera" ed il secondo sta per "tozze", cioè "sporco", "sudicio".
Veceone viene da "Vecenzeone" e da "Vece" (Vincenzo) e "one" (suffisso accrescitivo).

Romano Petroianni



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