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I ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo, si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.

A mazz'è pìveze I manici delle scope, allora, avevano una moltitudine di funzioni, tra le quali quella di di costruire gli oggetti del gioco di strada detto "u mazz'è pìveze".
Da un manico si ricavavano, tagliandoli, due pezzi: uno di circa 50 cm. che serviva come mazza, mentre l'altro, più piccolo, di circa 10 cm., veniva appuntito alle due estremità. Al gioco potevano partecipare più persone, sempre di numero pari, ma di solito se ne preferivano due.
A dare inizio alla competizione era quello destinato dalla sorte, con il posizionamento del pezzo più piccolo per terra, vicino a "nu teteleicchje" (elemento di pietra, solitamente cilindrico e a forma di fallo, oppure di forma parallelepidica, simile ad un segmento di colonna, piantato con cemento al suolo), o a qualche "preote" (masso o pietra), rappresentante il punto iniziale di battuta.
Era tale la bravura di alcuni che, appena toccavano una delle punte "d'u pìveze" battendovi sopra con l'estremità della mazza, il piccolo pezzo di legno saltava, sollevandosi (spesso a mezz'aria) e ruotando su se stesso, lo colpivano così forte con lo scopo di lanciarlo il più lontano possibile dalla posizione di battuta.
Il recupero "d'u pìveze" spettava all'avversario, il quale doveva fare tutto il percorso (dal punto di battuta fino a dove si fermava "u pìveze" e ritorno, cioè tornando fino al punto iniziale), portando "ngavelacèlle" (in groppa, a cavallo) il battitore. Poi, appena recuperato "u pìveze", lo lanciava verso il punto di riferimento (cioè il più vicino possibile al blocco di pietra anzidetto).
Se la misura tra "u teteleicchje" e "u pìveze" risultava inferiore alla lunghezza della mazza, l'avversario vinceva e si effettuava il cambio di kit (mazz'è pìveze), altrimenti il gioco proseguiva allo stesso modo.
Nel caso di gruppi, ogni persona del gruppo perdente doveva portare in groppa le persone di quello vincente (sempre all'andata e al ritorno).

Romano Petroianni



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