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I ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo, si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.

A voreje da case (Scazzamurille) Spirito maligno dalle sembianze di un piccolo monaco, che di notte va inquietando la gente. Con questo termine si indica pure il riverbero del sole con lo specchio. Per giuoco, allora, si direzionava un pezzettino di specchio il riflesso del sole nelle case. La piccola zona luminosa sul muro, in continuo movimento per infastidire la gente, veniva chiamato "u scazzamurille".
Da cosa potrebbe derivare questo termine? Pare che derivi da "scazze" (scazzecà = distaccare) e "murille" (piccolo muro) = distacco dal muro = qualcosa che si distacca dal muro o che si muove sul muro.

Unu à (oppure "unu uà") Questo modo di dire è sempre preceduto da "dinde" (dentro), per cui diventa "dinde a unu à", dove la vocale "à" accentata sta ad indicare "attimo". Tradotto alla lettera è "dinde a unu àtteme". La forma abbreviata: ciò rientra nella caratteristica di chi parla il dialetto; mangiarsi le finali oppure abbreviare le parole. Infatti significa "in un attimo, in poco tempo, nell'arco di un tempo breve".

A 'ddore da case. Ngheiuse (Puzza di chiuso) Odore, spesso sgradevole, che regnava in molte case. Tale odore veniva alleviato, qualche volta, con l'aggiunta "ndà vraceore" di bucce di arancia, mela, melacotogna, mandarino, peracotogna (quando si riusciva ad avere un po' di frutta). Il massimo risultato si aveva con "i vainèlle" (le carrube) che, cotte al fuoco, erano gustosissime anche da mangiare.

Romano Petroianni



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