I
ditte (modi di dire, proverbi, scioglilingua, filastrocche e, a
volte, preghiere recitate come filastrocche) di tatarusse (il papà
più anziano e, quindi, nel nostro caso avo) sono una miniera
inesauribile per comprendere usi, costumi, abitudini, vita sociale
e culturale di Lucera e dei Lucerini nei tempi andati. Oggi, purtroppo,
si tende a dimenticare o a far finta che il passato non sia mai
esistito e, quindi, viene messo nel dimenticatoio tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la base del vivere civile.
Vinificazione La gradazione dei vini, allora, era di minimo pari al 18% per il rosso e del 15% per i vini bianchi, dovuta alla generosità delle uve. A differenza d'oggi, che ci troviamo di fronte a valori che vanno da un massimo del 13% per i rossi, dell'11% per i bianchi ad un minimo del 7% per entrambi, contenuti in bottiglie ben etichettate e pronte a stimolarne l'acquisto.
Da questi dati è facile intuire che la vinificazione poteva avvenire nelle condizioni di assoluta mancanza igienica. L'addetto alla spremitura dei grappoli, che si poneva a piedi nudi a pigiare l'uva raccolta in apposite vasche o tinozze, non sempre era ligio alla pulizia. Il mosto veniva tenuto in tini larghi e facilmente esposto all'aria per molto tempo. E i contenitori non sempre venivano accuratamente lavati.
Il contrario, per una perfetta vinificazione.
Nu litre cu na gazzose Era la frase più gettonata di un tempo. Presso "a candeune de Crapèlle" o "de Faveciulle", si poteva acquistare, nella solita bottiglia da litro, il vino "janghe" o "neireve", "rosè" o "ammescate", "creude" o "rubbelleute", "mbeuse" o "annaqquate ca gazzose" che anticipava e preparava il palato della gente raffinata, in modo particolare di quella che "ndeneove ninde" o "chè se credeove blasunate", ai dettami del gusto francese con i "sciambaggne" e i "spumande chi perlate" (le bollicine piccole ed uniformi che distinguono la migliore qualità).
Mitte 'nfreische Mettere in fresco. Certo non nei frigoriferi, che all'epoca erano una vera e propria rarità per tantissima gente, ma nei mezzi che ognuno poteva possedere, come la cantina, il pozzo, la sorgente…
Nella cantina la gradazione che si preferiva nel periodo estivo era data dai gradini, che regolavano la temperatura, mentre negli altri il vino "nda buttiglieje, nda burracce, ndu ceicene, ndu fiasche" tappato "cu stuppele o luppele", veniva immerso nell'acqua.
In mancanza, si acquistava "u ghiacce" presso l'unico venditore situato "nghiazze".
Romano Petroianni
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