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La Venerabile Maria Cristina di Savoja-Borbone, già Regina delle Due Sicilie
Un manifesto stampato nel 1859, in occasione della proclamazione a “Serva di Dio” di Maria Cristina di Savoia, fu inviato alla Prefettura di Foggia per la sua affissione

Lucera, 26.06.2011 - Per Maria Cristina di Savoja-Borbone – Regina di Napoli dal 1832 al 1836 – è stata annunciata, nel 2005, l’apertura della causa di “Beatificazione e Canonizzazione”. La causa è stata introdotta al tribunale ecclesiastico in data 17 novembre 2004; postulatore della stessa è stato nominato P. Luca De Rosa, O.F.M.
Il 10.7.1859 Pio IX firmò per Maria Cristina il decreto di introduzione della causa di beatificazione dandole il titolo di “venerabile”. In quella occasione fu stampato un manifesto con “poche parole di Mariano Paolella” ed inviato, per essere esposto, a tutte le prefetture del Regno.
Questo che segue è il testo inedito del manifesto conservato presso l’Archivio di Stato di Foggia.

«Ecco finalmente giunto, o amatissimi lettori, il dì da tanto tempo desiderato; ecco esauditi i voti di tanta gente; ecco appagato l’unanime desiderio delle Due Sicilie. Sì, o miei cari: la non mai abbastanza lodata Regina Maria Cristina di Savoja; la generosa benefattrice degli orfani e delle vedove; la madre pietosa de’ suoi sudditi; la sposa dell’amato defunto Sovrano Ferdinando II; la Genitrice dell’Augusto Nostro attual Monarca Francesco II (D.G.) è stata dichiarata Venerabile dalla Santa Sede Apostolica. Tale annunzio colma di gioja ogni cuore, e, simile a rugiada celeste, viene a consolar beneficio e a rallegrare nel tempo istesso i popoli di questo Regno.
La vita de’ buoni è il modello e l’esempio che dee seguirsi da chi buono vuol divenire: io voglio in brevi detti trascrivere quella di questa Venerabile Regina, acciò trar se ne possa spirituale vantaggio.
Nacque Maria Cristina di Savoja nella città di Cagliari da Vittorio Emanuele Re di Sardegna, e Maria Teresa d’Austria il dì 14 novembre 1812. Fu l’ultima delle tre figliuole soli frutti di queste nozze. Nel 1815 accompagnò, assieme alle sorelle, la madre in Torino, ove, per politici avvenimenti, ersi suo padre ricondotto. Nel 1824 ai 10 gennaio restò orfana di padre. Nell’anno istesso portossi unitamente alla madre in Roma in ricorrenza della solennità del santo Giubileo. Ai 29 marzo 1832 perdè la madre. Conoscendo esser tale il volere dell’Altissimo, diede la destra di sposa a Re Ferdinando II il 21 novembre 1832 nel santuario di Voltri presso Genova. Il 30 dell’istesso mese venne col Real Consorte in Napoli; e grandi e belle feste furono fatte per loro faustissimo arrivo. Nel 1854 visitò la Sicilia. Il P. Terzi napoletano fu suo principal precettore e perpetuo direttore di coscienza. Essa fu religiosissima in tutta la estensione della parola. Amica delle scienze e delle arti, coltivavale assieme alle virtù domestiche, alle quali, abbenché Regina, si applicava, sia per fugar l’ozio, sia per ricreazione, che per altro di rado si permetteva; e fin colle proprie mani lavorava calze per gl’indigenti. Aveva sette anni quando fece la prima confessione; dodici quando si comunicò per la prima volta. Nelle feste di doppio precetto udiva due messe, ed una in tutte le mattine. Sin dall’infanzia fu pietosissima verso i poveri. Affettuosissima e rispettosa oltre ogni credere coi Parenti, era l’Angelo consolatore della famiglia e di quanti la conoscevano anche di solo nome. Regnò 38 mesi e 18 giorni, più da Religiosa, che da Sovrana; né mai desiderò immischiarsi in affari di Stato. Contraccambiata dal pio Sposo di pari amore, spendeva la sua vita e il suo danaro in beneficare gl’infelici, e ciò facea senza veruna pompa ed ostentazione. Ai 16 del 1836 diede alla luce lo attuale Monarca Francesco II, felicemente regnante. Dopo otto giorni fu assalita da una febbre biliosa, e al 31 del detto anno, verso il mezzogiorno, munita dei conforti di Nostra Sacrosanta Religione ed assistita dall’istesso sacro ministro P. Terzi che l’aveva vista nascere, rese l’anima al suo Creatore. Alla sua morte pianse Napoli di sincero pianto, e parve ognuno aver perduto la propria madre. Nè fu men sensibile il dolore provato da ogni più lontano villaggio del Regno. Ognuno in cuor suo diggià la teneva come santa; ed i successi in prosieguo lo vanno sempre più confermando a gloria ed onore del Sommo Iddio, Cui, a quanto pare, onde dare un condegno Erede al Trono delle Due Sicilie, e quindi richiamolla a Sé!».

Eduardo Gemminni



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