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La chiesa sotto "l'albero del Duce"
di Geremia Del Grosso

La prudenza, sì… la famosa prudenza della chiesa cattolica, virtù storica e perenne, fu usata anche durante il ventennio fascista e Pio XI ammoniva: lodare il fascismo no. Sorrisi alle camice nere, si può

Lucera, 25.02.2012 - Le “sacre penne” cattoliche poco hanno scritto contro il fascismo e il Duce, tanto da riempire appena uno scaffaletto di libreria mentre nello stesso periodo contro il comunismo una biblioteca! Già, verso i regimi totalitari che all’epoca conquistavano il potere in Europa, la posizione dei credenti e delle chiese cristiane è stata assai diversa. Di ferma e unanime condanna verso il bolscevismo (antico partito socialdemocratico russo), per la sua furia di estirpare la religione dalla coscienza del popolo, stranamente, “legacci” di rapporti più alterni e ambivalenti verso il fascismo italico e il nazionalsocialismo hitleriano. Questi ultimi, infatti, hanno spesso blandito con subdole lusinghe la religione cristiana a fini politici, presentandosi all’ignaro popolo cristiano come un baluardo contro quelli che le chiese di allora, la cattolica soprattutto, consideravano i veri nemici: da un lato il comunismo sovietico, dall’altro la modernità liberale e la democrazia laica.
Allora nasce dirompente un dubbio, non solo storico: ma dov’è il confine e la compatibilità tra biechi totalitarismi e l’humanitas del cristianesimo?
I tre poteri assoluti (comunismo, fascismo e nazionalsocialismo) avevano in comune molti tratti, tra cui l’idea di una radicale trasformazione della società, un’interpretazione “religiosa” e sacra della politica, una nuova fede mitica nell’uomo e nella storia. Inoltre le varie leadership con questo plagio ideologico ben sapevano di dover fare i conti con le chiese e le religioni per conquistare il popolo.
Per espandere il suo disegno, anche il bolscevismo fu all’inizio duttile con la chiesa ortodossa, consapevole che la religione è “come un chiodo, se lo colpisci sulla testa non fa altro che conficcarsi più a fondo”. Tuttavia, le rosse fiammate della rivoluzione portarono ben presto a posizioni anticlericali, confiscando i beni della chiesa russa, privandola dei diritti giuridici, contestando la resistenza del clero e del popolo credente con spietate repressioni: carceri, confini e lavori forzati.
Per contro, in Italia e in Germania, gran parte del clero e dei fedeli non riconobbero subito la mascherata natura anticristiana del fascismo e del nazionalsocialismo, ritenendoli congruenti, talvolta anche conveniente per gli interessi e gli scopi delle chiese cristiane. Così solo dopo un lungo periodo di appoggi e riconoscimenti, di patti e di sostegni reciproci, ma anche silenzi e conflitti, apparve evidente che i dittatori, questi novelli Cesari dell’arroganza politica e militare intendevano di fatto sopprimere le Chiese e sostituire la mistica del Vangelo con quelle della Razza, del Sangue, della Nazione, della Forza e della Guerra. Il Papa e i prelati vaticani lanciarono allarmi soprattutto contro il razzismo e il totalitarismo estremo anche se non si giunse mai ad una condanna integrale, categorica. Solo una minoranza di autentici fedeli, sia di fede protestante che cattolica, avvertì da subito di essere di fronte alla barbarie, per cui combattè i due regimi senza tentennamenti perché convinti che la libertà religiosa è premessa della libertà politica. La prudenza, sì… la famosa prudenza della chiesa cattolica, virtù storica e perenne, fu usata anche durante il ventennio fascista e Pio XI ammoniva: lodare il fascismo no. Sorrisi alle camice nere, si può. Fare opposizione aperta non conviene, essendo molti gli interessi da tutelare. Occhi aperti… fratelli e sorelle in Cristo!
In effetti “l’albero del Duce” non fu avaro di doni per la Chiesa del tempo appagando desideri e rivendicazioni frustati per molti decenni dai governi liberali, anticlericali e massonici: introducendo l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari, parificando le scuole cattoliche alle pubbliche, facendo esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, istituendo le figure dei cappellani nei corpi “militari”, dando più risorse economiche al clero e alle opere della religione, difendendo la moralità pubblica e la sacralità del matrimonio et“dulcis in fundo”, Papa Achille Ratti (Pio XI), uomo di grande statura politica e morale, anticomunista spietato che bollò le teorie sovietiche con l’enciclica “Divini Redemptoris”, concluse con Mussolini l’11 febbraio 1929 i Patti del Laterano che risolvevano definitivamente il dissidio tra Italia e Chiesa… E fu Conciliazione.
Scambi come questi ricorrono nel corso della storia, offrendo alla chiesa un ruolo di rilievo nella società a difesa e promozione degli interessi e dei valori religiosi, anche se a lungo andare possono invischiarla in un rapporto ambiguo col potere politico che ne condiziona la missione profetica nel mondo.

Geremia Del Grosso



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