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Un'ordinanza di panificazione

Emanata nel 1828, disciplinava le modalità e la qualità del produrre il pane a tutela della salute pubblica

Foggia, 15.03.2012 - Nel Regno delle Due Sicilie, già nel 1828, severe disposizioni normative regolavano la materia della salute pubblica colpendo tutti «coloro che per illecito lucro vendano commestibili, o bevande guaste, corrotte, o adulterate». Per la qualità del pane, in caso di violazione delle norme sulla panificazione, era prevista, oltre all’ammenda, la detenzione di 29 giorni. L’Intendenza di Capitanata emanava un’ordinanza di Polizia in materia di panificazione nel 1828 e disciplinava le modalità e la qualità del produrre il pane a tutela della salute pubblica.

«La panizzazione è un articolo d’interesse pubblico, che ha richiamo su tutta la nostra attenzione, specialmente per essersi dato il caso che qualche panettiere, fra quelli che sono sparsi nelle campagne pel comodo delle Masserie, abbia somministrato il pane nero, crudo, e di pessima qualità, che invece di servire alimento degl’infelici operai, intenti ad assicurare a’ proprietari le rispettive ricchezze, nuociono alla vita, e cagionano loro le infermità, che moltiplicandosi, refluiscono a danno della pubblica salute.
Le LL. pp. del Regno nel N. 16 dell’articolo 461 considerano come contravventori coloro che per illecito lucro vendano commestibili, o bevande guaste, corrotte, o adulterate.
Volendo quindi ovviare con opportuni provvedimenti di Polizia a sì notabili disordini, contro di cui l’umanità reclama.
ORDINIAMO
1. La confezione del pane per uso pubblico, e pe’ lavoratori nelle masserie, o che venga cotto ne’ forni dell’abitato, o nelle così dette panetterie sparse per le campagne, sarà sotto l’immediata vigilanza del primo Eletto di ciascun Comune, al pari di ciò che viene osservato per la panizzazione pubblica interna.
Niuno potrà provvederne le masserie, se prima per tale esercizio non ne abbia ottenuto un permesso in iscritto dell’Eletto medesimo indicante il nome del panettiere, il merco, di cui deve far uso, ed altro, affinché nel fare l’esame del pane, trovandolo di cattiva qualità, si sappia subito il contravventore, e si proceda contro del medesimo, nel modo che siegue.
2. Laddove nell’esame del pane, troverà il primo Eletto che sia di peso mancante, o di cattiva qualità, per essere crudo, o nero, o guasto, o altrimenti inservibile per cibo, e nocevole alla salute, il genere sarà tradotto nella casa Comunale per farsene l’uso che sarà da noi indicato, ed il panettiere contravventore sarà arrestato, e punito col massimo delle pene di polizia stabilite negli articoli 36 a 39 delle citate LL. pp., cioè alla detenzione di 29 giorni, o all’ammenda di carlini ventinove.
3. Se il panettiere furtivamente panizzasse cattivo pane, o procurasse di sottrarlo all’esame del primo Eletto, soggiacerà, appena verificatosi la contravvenzione, alle medesime penali.
4. Alle stesse pene saranno soggetti i proprietari di masserie, o di altre industrie, che dessero a’ panettieri del grano cattivo per farlo panizzare. In questo caso, essi panettieri dovranno rivelarlo all’Eletto di Polizia, e dovranno rifiutare di riceversi il genere. Mancando di farne la rivela, e facendo uso del grano guasto, saranno in colpa tanto essi, che i proprietari, i quali l’hanno loro somministrato; e gli uni, e gli altri verranno sottoposti alla prigionia, o all’ammenda, prescritta nell’articolo 2.
5. I Sindaci daranno alla presente Ordinanza la più solenne pubblicazione, per essere a notizia di tutti. Essi, gli Agenti tutti della Polizia ordinaria, ed amministrativa, ne cureranno il più rigoroso adempimento, al quale presteranno braccio forte nelle occorrenze i Comandanti delle diverse forze pubbliche.
Foggia 18 luglio 1828 - L’Intendente N. Santangelo».

Eduardo Gemminni
(Fonte: Archivio di Stato - Foggia)



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