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STORIA
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Regno delle due Sicilie, 19 settembre 1844: visita di re Ferdinando II alle Isole Tremiti
Le testimonianze del “Supplente del Circondario di Serracapriola” e del “Sottointendente del Distretto di San Severo”

Lucera, 27.06.2012 - Giudicato Regio del Circondario di Serracapriola – Tremiti, 19 settembre 1844 – Al Sig. Intendente della Provincia di Capitanata: «Sig. Intendente, in esecuzione degli ordini di S.E. il Ministro di Polizia contenuti nel di lei venerato uffizio dei 11 volgente mese, unitamente al Sig. D. Giuseppe de Cristoforo mi son conferito sopra quest’isola li Tremiti, in tale occasione ò avuto l’opportunità di osservare la totale notazione in pene dello stato in cui era anni dietro, epoca in cui venni qui in occasione di disimpegno di carica.
Questi coloni in numero di cinquecento circa qui spediti sono persone allegre, ubbidienti alle leggi, e la maggior parte di essi laboriosi; poiché volontariamente si addicano ai travagli delle fabbriche ed altre opere.
Era l’isola per lo avanti sprovveduta del necessario all’esistenza ed ora evvi del superfluo: non è avvanzata la proposizione.
Qui commestibili di ogni qualità, e salubrità; pane ben cotto, e di giusto peso, acque potabili non mancano, carni di veraci castrati, paste di varie qualità ad ingegno, mano fattorate nel luogo, cendemoli a doppie rete, e macine ad un pezzo; qui esistono cinque forni, tre da pane, due di pizze. Botteghe di formaggi, e salumi, trattori, caffè, botteghini di privativa generi. Qui si trovano venali dalle ova fresche, frutti verdi, melloni di acqua, e zuccherini, mela, eccellente uve, ottimi pomadoli, talora trovasi la verdura, oltre la cicoria silvestre, che veggita sull’isola di San Domino, ove si osservano delli pochi ulivi, e sorbi pelosi. Il terreno di quest’isola è sativo in parte cretaceo, buona parte è coverto da terriccio di non indifferente doppiezza.
Il superfluo si è poi, che taluni individui della colonia esperti nella pesca provvedano di squisiti pesci, come dentali, ronghi, spine, scorfani, ed altri pesci da taglio, che possono figurare a mense sovrane, triglie di un rotolo, sino a tre a rotolo, frutti di mare di molte qualità.
Le arti meccaniche di calzolai e sartori, barbieri ancora vi esistono e si promuovano si è già aperto una bottega di panni, telerie, cappelli da uomini, ed altre mercerie.
Il magnifico si è poi, che nell’antico chiostro di figura rettangolare, chiusi gli archi da muro esterno si son formati botteghe di ogni specie di commestibili, forni da pizze, osterie, bettole, frigitoj di scagliozzi, panzerotti, carnecottari, ova in allessi, e fritti, l’allegria dei venditori nel promuovere con le grida lo smercio confondendosi con gridi degli individui, che comprano, e mangiano seduti a bangarozze, risveglia l’idea della Gran Piazza di Monte Oliveto, e della strada di Porto in Napoli, e simili coloni.
La costruzione dei locali per le residenze dell’autorità giudiziarie di Polizia, e Municipali unitamente a quelle d’abitarsi a coloni è a buon termine, costruiti ordine simetrico, e regolare; in mezzo esso vi è situata la chiesa in poligona ottangolare. Il materiale da costruzioni l’offre il luogo medesimo in distanza di pochi passi.
Il grande poi, e magnifico si è la costruzione di un Ponte di Legno che unisce l’isola del Forte, con l’isoletta detta del Cretazzo per facilitare l’accesso su di esso all’isola Grandi Boscosa, e coltivabile di Santomino: il primo braccio da S. Nicola al Cretazzo è completato interamente, un quinto solo resta scoverto di tavole, e brecciame: d’esso è dell’altezza di palmi dieci dalla cima dell’acqua, è di dieci a dodici nella profondità delle acque ed a consimile profondità si conficcono i travi, che lo compongono; la sua lunghezza è di passi giometrici centoventi, e più, è solito a segno tale da potervi far transitare pezzi di artiglierie tanti sono i contrasti dai quali viene corroborato.
Questa sol opera a debole parer mio offre la spesa di docati quarantamila circa.
Il culto al Dio degli eserciti vi si osserva religiosamente, due messe la mattina si celebrano, e la visita con il Santo Rosario alla Vergine Madre di Cristo in ogni sera si recita con lì esposizione della Sacra Piside con esso vi regna Astrea, e Pace.
Lodi è per tutto dovuta alla sagacità, e politica del Sig. D. Giuseppe de Cristofaro per ciocchè riguarda amministrazioni; all’ingegno dell’architetto, Don Pietro Erriquez, e non dirò male per ciocchè riguarda tranquillità allo zelo dell’Ispettore Commissario D. Raffaele Orsini.
In una parola esiste qui su di uno scoglio coverto da cinquecento relegati, ciocchè non trovasi in paesi di migliaia di anime nel continente di questa Provincia; e questo sito, che prima con ogni similitudine poteva nominarsi Ponte Eusino (per essere stata qui relegata la figlia dell’Imperatore Augusto che diede i suoi impari amori al poeta Publio Nasone colà esiliato) ora è l’Isola Ospedale il Gioiello della Bella Daunia.
Tutti i sopradescritti lavori sono stati osservati da sua Maestà Ferdinando Secondo Dio Guardi, che alle ore quattro, e mezzo decorò di Sua Real Presenza quest’Isola e suoi abitanti nel dì diecennove corrente, ed è restato soddisfattissimo di tutto, precisamente del Ponte di Legno, ed altre opere, per le quali ne facea spesse domande all’Architetto Sig. Erriquez esternando il suo compiacimento ed al Sig. de Cristofaro per tutto quello riguardava amministrazione.
La Maestà sua ammise i detti due individui unitamente a me al bacio della Real Mano, ed all’immediato suo seguito, oltre all’altro dei suoi Generali Conte Gaetano, Filangieri, ed altri.
La Maestà Sua volle ascoltare messa unitamente in chiesa, ricevè la benedizione del Santissimo, visitò Santa Maria di Tremiti ed il Beato Tobia, e dopo tre ore di dimora, avendo inculcati i più vivi sentimenti di religione per quei novelli abitanti, ne partì col Real Legno a Vapore il Celere.
O’ creduto un disimpegno di mio dovere mettere Lei a notizia del dì sopra narrato, per quell’uso, che ne saprà fare. Il Supplente del Circondario, Giovan Vincenzo De Renzi».

Provincia di Capitanata - Sotto-Intendenza di Sansevero – Oggetto: visita di S. M. il Re fatta a Tremiti e sue Sovrane disposizioni – Tremiti, 19 settembre 1844 – Alle ore quindici d’Italia: «Sig. Intendente, nella supposizione, che S. M. il Re nostro Augusto Sovrano avesse potuto visitare Tremiti mi vi son recato per dedicarle i miei servigi come Sottointendente del distretto, e come suo maggiordomo di settimana; ciò mi à procurato il vantaggio del suo Sovrano gradimento, e compiacimento. Avendolo accompagnato da per tutto, à la M. S. dati i seguenti ordini:
1. A S. E. il Generale Filangieri tutti quelli che riguardar possono le fortificazioni,manutenzioni, e conservazione della Piazza.
2. Al Capo dipartimento D. Giuseppe de Cristofaro, che nel mettersi i campi a coltura, affatto si toccasse il bosco, e come questi sono di zappino non permettersi l’estrazione della pece, e curasse per la costruzione de’ pozzi, essendovi delle rimostranze per parte de’ Coloni, in riguardo alla scarsezza, e qualità.
3. A me à ordinato, che i detenuti ciascun giorno assistessero alla Santa Messa, e la sera assistessero al Santo Rosario, e Benedizione, che ogni domenica intervenissero alla spiega del Vangelo la mattina, ed al catechismo la sera. Inoltre, che raccomandassi a queste autorità la sana morale, specialmente per i ragazzi, e siccome la prelodata M .S. vuole che niuno manchi alle opere di religione à ordinato, che si dividessero in isquadre ciascuna di 50 individui col loro caposquadra, e nell’entrare in chiesa si facesse l’appello come a’ militari.
Io nell’informarla di tutto la prego di porre l’occorrente, per ciò che le riguarda, beninteso, che per gli ordini dati a me ò uffiziato convenientemente questo Ispettore di Polizia, onde dasse la più pronta esecuzione a’ Sovrani comandi.
Inoltre la M. S. osservando al principio la costruzione di una novella chiesa, à ordinato a de Cristofaro, ed a me che si desistesse dal continuarla saggiamente osservando, che è buona l’attuale della Exbadia, e che se ne curasse la manutenzione, ed abbellimento».

Fonte: Archivio di Stato di Foggia - Atti di Polizia, 1ª serie
Eduardo Gemminni



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