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STORIA
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Tutela dei fiumi e dei torrenti in Capitanata durante il Regno delle Due Sicilie
Quando il governo del Regno delle Due Sicilie provvedeva alla loro manutenzione con specifiche normative. Con Real Decreto dell’11 maggio 1858 venne creata la “Direzione Generale delle acque e strade” rivolta esclusivamente a tale scopo

Lucera, 23.10.2014 - Da anni in Italia si assiste periodicamente allo straripamento di fiumi e torrenti dovuto principalmente alla mancata prevenzione e manutenzione degli stessi, provocando morti e disastri ingenti. «Quanto sta accadendo in Italia non è sola colpa dei cambiamenti climatici ma anche della carenza di gestione del territorio. I temporali e le piogge stanno mettendo in evidenza la fragilità del territorio, la sua cattiva gestione, la mancata manutenzione e l’assenza di una politica di prevenzione. Andrebbe rivisto l’intero sviluppo delle nostre città. Andrebbe creata una rete di prevenzione, andrebbe fatta la manutenzione di un territorio letteralmente massacrato in questi anni». È questo il duro commento di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.
Evitando ulteriori commenti (si invita solo a verificare la situazione dei fiumi e dei torrenti del circondario di Lucera…) vogliamo sottoporre all’attenzione dei lettori – per un fatto strettamente storico-informativo – le normative che venivano emanate nel Regno delle Due Sicilie in ordine alla tutela e alla manutenzione di fiumi e torrenti, nel caso specifico riferito alla Capitanata.
Con il servizio di ponti e strade (corrispondente al moderno Genio Civile), si attribuivano al Ministero degli Interni del Regno delle Due Sicilie competenze su “ponti e argini, monumenti e edifizi pubblici, formazione e conservazione delle strade, porti mercantili, canali, travagli per disseccamento e lavoro di terre incolte” e sull’esecuzione di leggi e regolamenti relativi all’irrigazioni e all’uso delle acque; contestualmente, con regio decreto del 18 novembre 1808 e del 21 gennaio 1809, fu istituito e organizzato il Corpo reale d’ingegneri di ponti e strade. Questo corpo fu poi trasformato, con regio decreto del 25 gennaio 1817, in “Direzione Generale di Ponti e Strade”, alla quale fu aggregata con regio decreto del 26 novembre 1821 anche l’Amministrazione delle acque, delle foreste e della caccia, istituita il 20 gennaio 1811.
La “Direzione Generale dei Ponti e delle Strade” prevedeva già tra i suoi compiti – che diventeranno di materia esclusiva, nel 1858, con la creazione della “Direzione delle Acque e Strade” – quello della tutela, prevenzione e manutenzione di tutti i fiumi e torrenti del Regno delle Due Sicilie attraverso una specifica forma normativa di natura contrattuale; per tale scopo, infatti, veniva emanato ad ogni Provincia interessata un apposito manifesto con norme ben disciplinate, dove si invitavano i concorrenti a partecipare all’appalto (esempio della Capitanata, vedasi manifesto).

«N. 840. Visto per controllo – Foggia 2 Giugno 1838
L’Archivario - Gaetano di Cesare
Postille
1. L’appalto di manutenzione abbraccerà tutte le arginazioni e gli alvei che vi corrispondono non solo nel modo come sono descritti nella consegna dell’appalto contrattuale, ma ancora per la parte eseguita posteriormente nella consegnazione medesima; cioè per la Salsola da palmi 7300 sopraccorrente dal ponte della Vedova fino all’incontro dell’alveo del Celone per la lunghezza di argine sviluppato e misurato da entrambe le sponde di palmi 67496, e di alveo misurato seguendo il contorno della ripa destra palmi 38965; 2º: l’alveo ed argine alla dritta del Candelaro di lunghezza entrambi dal ponte di Ciccaliento verso sopraccorrente palmi 20454, e sottocorrente sino alla confluenza della Salsola palmi 16680; 3º: l’argine sinistro del Celone detto di Montesagro con l’alveo corrispondente di lunghezza palmi 4200: 4º: l’argine dritto del Celone istesso di palmi 7140; 5º: l’argine lungo l’alveo dei tre torrenti riuniti dalla confluenza sino al termine della parte rettificata dell’antico Candelaro, e l’alveo medesimo di lunghezza palmi 14600; 6º: l’argine traverso al Marangone di palmi 5057; di modo che l’intero sviluppo degli argini da mantenersi è di palmi 134947, o miglia 19 e palmi 1947 invece di palmi 115257, o miglia 16 e palmi 3257 corrispondenti alla consegnazione antica.
2. L’estaglio antico che corrispondeva a D.25 a miglio sarà portato a circa ducati 34 e rimane fissato salvi i benefici degli incanti alla somma totale di D.650 senza che qualsivoglia errore nelle sopra espresse lunghezze possa condurre ad alterazione di estaglio avendosi per determinati i soli confini dei lavori, cioè il Ponte di Villanova il termine dei palmi 7300 sopraccorrente al Ponte della Vedova: l’incontro dell’argine sinistro della Salsola col Candelaro, e l’incontro dell’alveo dei torrenti riuniti col vecchio alveo non rettificato del Candelaro medesimo.
3. Costituiranno l’essenza del mantenimento gli espurghi degli alvei da paglia, canne, e depositi di terra, la conservazione delle golene, cigli, e scarpe degli argini, l’immediata chiusura di tutte le crepacce, e  l’immediato risarcimento di qualsivoglia degradazione, e l’espurgo de’ depositi di terra; ben inteso che, quante volte le colmate da sgomberarsi superino il valore di dic.50 annui, saranno considerati come lavori straordinari e pagati separatamente ai prezzi stabiliti nella costruzione diminuiti del 10 per 100, quante volte però una tale colmato non avvenga per fatto dell’appaltatore che non abbia tolto a tempo proprio tutte le paglie e canne; e quanto altro potrebbe essere di ostacolo al libero corso delle acque. Le dimensioni degli argini, e soprattutto la loro elevazione del fondo degli alvei nel modo si riportano nella misura degli argini serviranno di base per l’estensione dei doveri dell’appaltatore. Il partitario dovrà tanto eseguire a tutto il giorno ultimo di marzo di ciascun anno, nel quale giorno deve fissarsi la fine del presente appalto. L’Ingegnere Provinciale lo verificherà, e documenterà, onde il partitario risponder non possa dei danni di straordinarii alluvioni.
4. Se nelle visite che dagli ingegneri si faranno agli alvei, ed agli argini si riconosceranno questi degradati, si darà un breve termine all’appaltatore per rimetterli, e se non vi adempia si provvederà amministrativamente in suo danno. Nelle visite poi che precederanno l’epoche delle piene autunnali, e quelle di primavera il lavoro in danno per quelle cose, che si giudicheranno interessare la conservazione degli argini sarà intrapreso ed eseguito senza avviso, e senza dilazione.
5. È espressamente vietato il pascolo sugli argini e sulle golene, ed il passaggio degli animali all’inverso degli argini, l’appaltatore invigilerà perché questi abusi non abbiano luogo, potrà redigere e presentare al Giudice Regio del Circondario i proprio verbali a carico dei contravventori; ma non potrà addurre scuse tratte da tali contravvenzioni per la degradazioni degli argini e dell’alveo che restano sempre a sua cura.
6. Qualunque ostacolo al libero corso delle acque per pescagione, o per qualsivoglia altro oggetto costituendo una contravvenzione, sarà di fatto distrutto dall’appaltatore il quale impedirà anche la pesca, e farà verbale della contravvenzione.
7. Le derivazioni di acque per colmate, per inaffiamento, o per qualsivoglia altro oggetto non possono aver luogo senza il permesso della pubblica autorità, e nei modi da esso prescritti. Quindi l’appaltatore impedirà l’esecuzione, e distruggerà le opere che potessero trovarsi eseguite in modo diverso da quello designato nel permesso in iscritto che i particolari autorizzati avranno obbligo di esibirgli.
8. Per i lavori straordinari per i quali l’appaltatore dimanda i prezzi di costrizione la valutazione ne sarà fatta ai prezzi medesimi, ma dimezzati del dieci per cento.
9. L’appalto incomincerà dal giorno della consegnazione, e terminerà di dritto il 31 dicembre 1840; dimodochè saranno gli argini, e gli alvei consegnati nei primi dieci giorni di gennaio 1841. Passata tale epoca senza che siasi conchiusa un nuovo appalto, l’Amministrazione ha il dritto di esigere che seguiti l’Appaltatore con l’estaglio convenuto a mantenere l’opera per tutto il 1841 per riconsegnarla nella prima decade di gennaio 1842, elasso il quale tempo potrà abbandonarla senza alcuna responsabilità.
10. L’Appaltatore farà elezione di domicilio in Foggia, e gli avvisi amministrativi al domicilio eletto si riguarderanno come notifiche legali fatte personalmente. Indipendentemente da ciò durante l’epoche, nelle quali egli non avrà in Foggia il domicilio reale, destinerà nella Città medesima una persona che lo rappresenti, e ne farà conoscere la dimora all’Intendenza, ed all’Ingegnere in capo. L’appaltatore è obbligato a mantenere continuamente uno stagionato negli argini, il quale deve dar notizia di tutti gli avvenimenti straordinari all’Ingegnere Direttore fralle 12 ore da che succedono.
11. Fino a che l’Appaltatore non divenga creditore del primo semestre di estaglio saranno ritenuti per garantia ducati trecento sui detti averi per l’opera medesima, e quando il mantenimento rimanga aggiudicato ad altro appaltatore che non abbia crediti sarà da questi data una idonea garantia per i mentovati ducati trecento.
12. Ritenuto il primo semestre fino alla riconsegnazione, i pagamenti si faranno a trimestri, o a semestri come dall’Amministrazione si giudicherà opportuno.
13. Per i casi d’inadempimento, o per rivaluta di lavori in danno, i quali potranno eseguirsi anche col metodo di economia, l’Amministrazione potrà disporre tanto degli estagli di manutenzione, quanto di qualsivoglia altro credito dell’appaltatore per qualunque opera dell’Amministrazione medesima dipendente.
14. L’Appaltatore deve rinunciare ad ogni escomputo nei limiti degli obblighi che si vengono impartiti col presente appalto.
15. Tutte le controversie saranno di competenza del contenzioso amministrativo, e quindi di esclusiva competenza del Consiglio d’Intendenza di Capitanata.
16.Tutte le spese del contratto andranno a carico dell’Appaltatore .
Foggia,2 Luglio 1838
L’Ingegnere di 1 Classe
Uberti».

L’11 Maggio 1858, visto che «l’idea di bonificare non era ancor nata od almeno non si annetteva ad essa quella importanza, che ora il Reale Governo ha mostrato volergli dare», viene creata la “Direzione Generale delle acque e delle strade”, direzione preposta esclusivamente alla tutela e manutenzione di tutti i fiumi e torrenti del Regno, specificando alle Provincie le dotazioni dei fondi necessari per adempiere a tale scopo (vedasi immagine).

«MINISTERO e Real Segreteria di Stato De’ Lavori Pubblici, 2º Ripartimento, 3º Carico
Napoli 10 Dicembre 1858
N. 9740
Ricezione – A suo tempo si trascrive
Al Consiglio Provinciale
Sig.re Intendente della Provincia di Capitanata
Signore
L’Amministrazione Generale delle bonificazioni mi dirige il seguente rapporto.
“Il Real Decreto degli 11 maggio 1858 nell’istituire quest’Amministrazione Generale di bonificazione ha annunziata l’idea di voler provvedere al compiuto bonificamento di tutte le terre del Regno.
Ma come parte delle attribuzioni della detta Amministrazione Generale sono le arginazioni dei torrenti e la distribuzione delle acque per la irrigazione, non che il regime e la tutela di tutti i fiumi tanto navigabili, quanto non atti alla navigazione.
La doppia catena dei monti, che percorre in tutta la sua lunghezza il Regno di Napoli suddivide il suo territorio in tanti bacini, ciascuno dei quali è travisato da molteplici torrenti e spesso anche da fiumi. E siccome per le bonificazioni in genere nulla è stato ancora fatto in proposito ne segue, che l’azione di questa Amministrazione generale riesce di necessità simultanea in tutte le diverse parti del Regno se si considera l’istituzione di quest’Amministrazione Generale per quella, che essa è realmente si comprenderà subito, che il Reale Governo è venuto ad istituire un’altra Direzione Generale di Acque e strade, la quale intende esclusivamente alle opere di bonificazione.
Donde segue, che per poter corrispondere allo scopo, cui è destinata, quest’Amministrazione Generale deve avere mezzi, fondi e personale proprio, come la Direzione Generale dei Ponti e Strade.
E per ciò, che riguarda i fondi è da considerare, che il sistema stabilito col citato Real Decreto degli 11 maggio 1858, cioè di provvedere ai fondi principalmente colle tasse e considerare il soccorso delle Provincie come eventuale e precario lascia quest’Amministrazione Generale senza i mezzi necessari per adempiere al suo ufficio.
La legge de’ 12 dicembre 1816 riconosce come spese particolari a carico delle Provincie quelle di costruzioni, riparazioni e manutenzione delle strade provinciali e per queste autorizza i consigli provinciali a provvedere tanto con sovrimposta sulla fondiaria, quanto con ratizzo sui comuni.
Nella pratica le Provincie generalmente  trovansi tassate per grana quattro addizionali, le quali secondo le parole dell’articolo 5º del Real Decreto del 4 dicembre 1854 debbono supplire alle spese necessarie per la costruzione delle strade provinciali, per la bonificazione delle terre paludose e per la qualsivoglia altra spesa di pubblica utilità.
Da tutto ciò si ricava, che il bonificamento delle terre paludose ed in generale ogni specie di opere di bonifica è stata dalla legge non desiderata come opera essenzialmente di conto provinciale e quindi a carico della Provincia e pagabili per via di grana addizionali sulla fondiaria.
Finché la Direzione delle bonifiche trovavasi presso la Direzione Generale dei Ponti e Strade, questo fondo potrà essere promiscuo e da riportarsi secondo il bisogno fra le doverose opere. Ma nel fatto siccome l’idea di bonificare non era ancor nata od almeno non si annetteva ad essa quella importanza, che ora il Reale Governo ha mostrato volergli dare, i fondi delle opere pubbliche provinciali sono stati sempre esclusivamente spersi in strade ponti ed altre opere simili.
Ora però, che della Direzione Generale dei Ponti e Strade se ne sono fatte due e che l’Amministrazione Generale delle bonifiche è stata incaricata di questa parte di servizio, che prima era compresa in unica categoria, sembra strettamente logico, che ciò che si ricava dalla sovrimposta dei grani addizionali per opere pubbliche sia divisa fra le due amministrazioni, perché ciascuna possa corrispondere allo scopo, sul quale è stata istituita.
Ma è notorio, che i fondi di cui ciascuna Provincia può disporre sono insufficienti anche a sostenere il solo servizio dei Ponti e Strade, e ciò tanto per essersi moltiplicati le strade, quanto sul miglioramenti apportati per mantenimenti delle strade stesse.
Sorge quindi la necessità di provvedersi alle spese di bonificazione con altri grani addizionali al di là di quelli fissati per le opere pubbliche provinciali.
Con questo solo mezzo si verrebbe a costituire un fondo fisso ed annuale, il quale unito alle tasse locali ed agli altri proventi preveduti dal citato Real Decreto degli 11 maggio 1855 sarebbe questa Amministrazione Generale nel caso di concepire un sistema generale di bonificazione per tutto il territorio del Regno ed estendere da per tutto i benefici della bonifica del secolo.
La quale imposta addizionale potrebbe per ora limitarsi a grana due per tutte le Provincie del Regno e da qualcuno per lo sole Provincie di Principato Ulteriore e Terra di bari.
Ora io prego V. E. di prendere in considerazione tale proposta e provvedervi nel modo, che crederà conveniente.
La incarico d’invitare il prossimo Consiglio Provinciale a deliberare su tale proposizione
Il Ministro
Segretario di Stato delle Finanze incaricato del portafoglio del Ministero de’ Lavori Pubblici.
S. Murena».

Eduardo Gemminni
(Fonte: Archivio di Stato di Foggia)



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